Nuova Scena arte – Oltre l’umano con Davide Allieri e Anna Franceschini

Il tema del corpo è sempre centrale nella pratica contemporanea, ma, in numerosi casi, è evocato nella sua assenza. Questo approccio, seppur con esiti differenti, accomuna i lavori di Davide Allieri e di Anna Franceschini

A più di trent’anni dalla seminale mostra Post Human, curata da Jeffrey Deitch e presentata in Italia al Castello di Rivoli nel 1992, le tematiche da essa affrontate – la rappresentazione idealizzata della realtà e della corporeità restituite dai mass media, il miglioramento della tecnologia applicata all’ambito chirurgico nella costante ricerca della perfezione del corpo, le manipolazioni genetiche e gli interventi chirurgici, la preminenza della virtualità – si dimostrano ancora di scottante attualità. Per quanto oggi lo spettro della ricerca artistica si sia inevitabilmente ampliato, tenendo conto di nuove urgenze e istanze della contemporaneità. Tra queste: la messa in discussione di una prospettiva prettamente antropocentrica, il confronto con la sempre più bulimica produzione e consumo di immagini; poi, le nuove possibilità in ambito creativo e non solo, offerte dall’IA – con il conseguente, paventato, rischio di perdita di autorialità – le riflessioni su genere e identità, sempre più fluidi e mutanti, le nuove paure e fragilità a fronte di guerre, pandemie o, ancora, delle conseguenze del cambiamento climatico. Il tema del corpo è quindi sempre centrale in tanta pratica contemporanea, ma, in numerosi casi, è evocato nella sua assenza. Questo approccio, seppur con esiti differenti, accomuna i lavori di Davide Allieri (Bergamo, 1982) e di Anna Franceschini (Pavia, 1979). Tanto Allieri quanto Franceschini portano la loro attenzione su elementi presi dal reale per decontestualizzarli e risemantizzarli, alterandone la forma e privandoli delle funzioni originarie. Entrambi gli artisti attingono a immaginari cinematografici e alla storia del cinema, lavorano, o hanno lavorato, con video e performance, si muovono con disinvoltura tra diversi mezzi espressivi.

Nelle opere di Allieri, esposte nella sua personale After All in Triennale Milano nel 2024 – intrise di riferimenti che spaziano dal cinema, appunto, al teatro e alla letteratura di fantascienza –, si riconoscono tanti elementi caratterizzanti la sua pratica e poetica, dalla sperimentazione sui materiali alla riflessione sulle coordinate di spazio e tempo all’interno di habitat distopici fino alla presenza di dispositivi-guscio abbandonati che dialogano tra loro all’interno di scenari post-apocalittici.

Davide Allieri. After All, installation view. Photo Gianluca Di Ioia © Triennale Milano
Davide Allieri. After All, installation view. Photo Gianluca Di Ioia © Triennale Milano

Allieri propone la visione alterata di un possibile futuro in cui l’uomo, servendosi di gusci, sistemi di contenimento, tecnologie di comunicazione e di sorveglianza tenta, invano, di sopravvivere alle proprie stesse rovine. Le installazioni e sculture dell’artista sono sviluppate a partire da oggetti comuni – tralicci, caschi, droni – che, modificati dall’artista, evocano la loro funzione di dispositivi di protezione e isolamento, ma diventano forme aliene e inquietanti, al confine tra l’organico e l’inorganico. Allieri fa leva sulle più comuni sensazioni umane – il disagio del presente e la paura del futuro – per delineare scenari catastrofici in grado di trasportare lo spettatore in un mondo “altro”, ma al contempo stranamente familiare. Ne risulta un paesaggio dell’abbandono, caratterizzato da resti e tracce di una società ormai estinta, presagio di un avvenire incerto. Attraverso la risemantizzazione del relitto Allieri ragiona sull’ambiguità tra passato e futuro, abbandono e recupero, distruzione e invenzione, per condurre lo spettatore all’interno di un’inquietante pellicola di fantascienza. 

Davide Allieri. After All, installation view. Photo Gianluca Di Ioia © Triennale Milano
Davide Allieri. After All, installation view. Photo Gianluca Di Ioia © Triennale Milano

Le dicotomie realtà e finzione, naturale e artificiale, organico e inorganico si ritrovano nelle opere di Anna Franceschini. L’installazione All Those Stuffed Shirts, appositamente ideata e realizzata dall’artista per Triennale nel 2023, è composta da sette macchine per la stiratura automatica chiamate dressmen. Una volta modificati nella loro meccanica profonda e rieducati grazie a un algoritmo, i dressmen eseguono, ciclicamente, una partitura, attraverso il loro unico mezzo espressivo: l’aria.

Anna Franceschini, All Those Stuffed Shirts, Installation at Triennale Milano, 2023.
Anna Franceschini, All Those Stuffed Shirts, Installation at Triennale Milano, 2023.
Photo Andrea Rossetti @Triennale Milano

Il titolo dell’installazione allude a un modo di dire anglosassone impiegato per indicare una persona piena di sé, presuntuosa, conservatrice e reazionaria: “un pallone gonfiato”. L’espressione pone l’accento sull’abito per denigrare chi lo indossa, che a sua volta diventa semplice riempimento. “Ma chi sono i veri palloni gonfiati?”, si domanda l’artista. In realtà i marchingegni sono docili e condannati alla sostituzione. Sono diventati una minoranza, nel gioco delle parti del progresso. Sono quasi-corpi che reclamano presenza, riuniti in una danza senza fine.

Anna Franceschini, All Those Stuffed Shirts, Installation at Triennale Milano, 2023.
Anna Franceschini, All Those Stuffed Shirts, Installation at Triennale Milano, 2023.
Photo Andrea Rossetti @Triennale Milano

Con All Those Stuffed Shirts Anna Franceschini mette in mostra un apparato ibrido e complesso, situato tra il balletto meccanico, la macchina celibe, o come lei stessa suggerisce “nubile”, e il concerto per strumenti “preparati”. L’installazione invita a riflettere sul rapporto tra la macchina e i suoi creatori, tra l’umano e l’artificiale, sui dispositivi di visione e la loro qualità tattile, sul corpo – qualsiasi corpo – come dispositivo desiderante. Le opere di Anna Franceschini diventano così un film senza il film, una screenless animation: sculture cinetiche e performance sono un cinema fatto “con altri mezzi” e l’animazione, accidentale o indotta, suscita stupore, turbamento o semplicemente empatia. Elettrizzando la scultura attraverso l’immaginario cinematografico, l’artista restituisce la contemporaneità come panorama di oggetti spettacolari.

Anna Franceschini, All Those Stuffed Shirts, Installation at Triennale Milano, 2023.
Anna Franceschini, All Those Stuffed Shirts, Installation at Triennale Milano, 2023.
Photo Andrea Rossetti @Triennale Milano

Se si mettono a confronto i due interventi installativi di Allieri e Franceschini colpiscono, in particolare, nel primo, la staticità e il silenzio avvolgente mentre, nella seconda, l’incessante dinamismo delle macchine e il paesaggio sonoro da esse generato. Due diverse modalità per restituire lo spirito di questi tempi difficili e complessi.