Musica, performance, poesia: il festival Equinozio alla Triennale Milano

Un’esperienza sospesa tra suono, natura e percezione che invita a rallentare e a sottrarsi al peso del presente

Alla Triennale Milano, negli spazi di Voce Triennale, dal 20 al 22 marzo prende forma Equinozio, il progetto ideato da Carlo Antonelli che rifiuta fin da subito l’idea stessa di festival. «L’idea – piccola e per questo forse attuabile – è quella di creare una zona di sollievo. Nel senso letterale del termine. Di sollevamento dal peso della vita per come sta diventando sotto i nostri occhi», spiega Antonelli. Nessun dovere di imparare, nessuna necessità di spiegare: «Sarà tutto in aria, senza peso, ai limiti dell’impalpabile. Con grandi, voluti momenti di niente dentro le giornate».
In un presente saturo, Equinozio si costruisce quindi come una lunga zona di disimpegno, una sospensione dai “calendari tutti pieni” della cultura contemporanea. Un gesto radicale nella sua semplicità: togliere peso invece che aggiungerlo.

Carlo Antonelli, foto di Mattia Zoppellaro

Dall’installazione di Micol Assael alla performance de I Canzonieri: il programma di Equinozio

Il programma si muove tra suono, natura, poesia e scienza, seguendo una traiettoria che è insieme simbolica e sensoriale. L’apertura è affidata a Micol Assael con Your Hidden Sound, installazione che lavora su una soglia minima della percezione, mentre Chandra Candiani porta la voce della poesia come nutrimento, un gesto lento e necessario.
Il risveglio della stagione passa anche dal sottosuolo: Antonio Perazzi racconta ciò che accade invisibilmente tra radici e germogli, mentre la sera lo spazio si apre a una dimensione immersiva con il live di Voices From The Lake, progetto di Donato Dozzy e Neel, capace di trasformare l’ascolto in esperienza fisica.

L’idea di “alzare il corpo dal suolo” attraversa tutto il progetto. «È una metafora eccome. Cerchiamo degli antidoti», continua Antonelli. «Li abbiamo trovati negli antichi rituali che accompagnavano il ritorno della luce sul buio. Esistono da millenni in ogni cultura». Equinozio diventa così un rito contemporaneo, non dichiarato ma condiviso, che prova a riattivare una memoria collettiva profonda.
Non a caso, le parole si fanno rare. «Se c’è una cosa positiva in questo momento – incredibile, del tutto inedito – è che nessuno può saperne niente», afferma. «L’intelligenza si misura nella capacità di dire poche parole». Al loro posto: suoni, richiami, poesie, ritmi essenziali. Un programma che include anche esperienze come Crosswords del collettivo 700×100, dove il linguaggio diventa movimento e relazione, e le performance de I Canzonieri, tra elettronica, strumenti acustici e immaginari rituali.

Equinozio Triennale Milano
I Canzonieri

Un’esperienza viva tra architettura, corpo e cosmo

Lo spazio gioca un ruolo centrale. Voce è pensata come una “astronave sonora”, ma aperta e porosa. «Se saremo graziati dal tempo, immagino una danza tra prato e momenti di relax annessi», racconta Antonelli, «relazioni intermittenti dentro gli spazi di Voce e passeggiate sotto gli archi del patio dechirichiano di
Muzio
». Architettura, paesaggio e pubblico si intrecciano in una coreografia spontanea, mai completamente prevedibile.
La domenica amplia lo sguardo verso il cosmo e la scienza: dall’astrofisica di Ersilia Vaudo ai racconti simbolici di Sarah Shin, fino alla fisica quantistica di Tommaso Calarco. La chiusura è affidata a Cosmic Pulses di Karlheinz Stockhausen, un’esperienza sonora tridimensionale che avvolge completamente
l’ascoltatore.
Più che inaugurare un nuovo ciclo, però, Equinozio si inserisce in un processo già in atto. «È uno strumento per la collettività, di cura quindi», precisa Antonelli. «Un formato di festa, ma non nel senso in cui è stato interpretato nella cultura del clubbing di questi anni».
In questo senso, Equinozio non promette rivelazioni né risposte. Piuttosto, apre uno spazio. Leggero, attraversabile, condiviso, aperto alla città.