Erasmo Genzini: «La recitazione non mi ha aiutato a vincere la timidezza, ma a trasformarla»

Una intervista che ripercorre la carriera del giovane attore napoletano, dal ruolo di Nicola nella serie di successo "Sotto Copertura" a quello di Jonathan in "Mina Settembre 3"

Giovane attore di talento, classe ’91, Erasmo Genzini è la dimostrazione che lo studio e la perseveranza sono ingredienti fondamentali per chi, proprio come lui, decide di intraprendere la strada della recitazione. Gli anni di studio presso la scuola La Ribalta di Napoli sono fondamentali per la sua crescita sia artistica che personale, ma passano diversi anni prima di ottenere il suo primo ruolo importante nella serie di successo Sotto Copertura, regia di Giulio Manfredonia. «La recitazione non mi ha aiutato a vincere la timidezza, ma a trasformarla» ha raccontato durante l’intervista.

Negli anni sono poi arrivati importanti ruoli nelle serie di successo L’Isola di Pietro, Che Dio Ci Aiuti e Mina Settembre. I suoi personaggi sembrano collegati da un file rouge, quello di essere bravi ragazzi con una corazza, scontrosi all’apparenza ma infondo dal cuore buono. A chi giudica invece la professione dell’attore come semplice recitazione sul set, Erasmo Genzini risponde «che un attore si sente tale sempre, anche durante la sua vita quotidiana». Solo così infatti si può restituire al pubblico una intensità interpretativa capace di riflettere la vera psicologia dei personaggi in scena.

Erasmo Genzini
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«La recitazione non mi ha aiutato a vincere la timidezza ma a trasformarla, questo è un termine che mi piace»

Quando hai maturato il desiderio di dedicarti alla recitazione? Ho letto che sei stato un bambino molto timido,  volevo quindi chiederti come la recitazione pensi che ti abbia aiutato a vincerla o trasformarla?

Sono stati i miei genitori ad iscrivermi da piccolino alla scuola La Ribalta, e con il passare del tempo ho cominciato a sentire il bisogno di continuare a recitare. È stato un crescendo. Per rispondere invece alla tua seconda domanda, la recitazione non mi ha aiutato a vincere la timidezza ma a trasformarla, questo è un termine che mi piace. È una questione di allenamento, il fatto di essere a contatto con altri tuoi coetanei e di dover recitare davanti a loro, con il tempo sblocca quella parte di te più introversa. Se dovessi farlo durante una festa tra parenti avrei forse più difficoltà, ma sul set annullo tutto e mi riesce più facile esprimere la verità che ho dentro.

In Sotto Copertura hai interpretato il ruolo di Nicola Sasso. Raccontaci di questa esperienza e di come è stato lavorare al fianco di Claudio Gioè?

Il primo ruolo importante è stato per una serie chiamata Sotto Copertura, regia di Giulio Manfredonia, andata in onda su Rai 1. Il mio personaggio non era tra i protagonisti, ma la sua storia è stata così bella da rimanere impressa nel pubblico, tanto che ancora oggi si ricordano di me come Nicola di Sotto Copertura. La serie parlava della vera storia del boss latitante Michele Zagaria e il personaggio di Nicola Sasso era il suo braccio destro, un ragazzo direi incatenato, ma che nascondeva anche tanta bontà.

La sua storia d’amore con Agata, interpretata da Alejandra Onieva, gli ha permesso poi di esternare il suo lato più buono, aiutandolo anche a scappare dallo stesso Zagaria. La serie si conclude con Nicola che scappa verso la libertà. Lavorare invece insieme a Claudio Gioè è stata forse una delle esperienze più belle che mi sono successe nella mia carriera. Lui è un attore incredibile, mi ha insegnato a stare sul set e ad avere molta disciplina.

Quando hai realizzato di sentirti veramente un attore?

Credo che un attore si senta tale sempre, anche durante la sua vita quotidiana. Si fa spesso confusione, se la gente infatti non ti vede in tv allora non ti considera tale. Questo secondo me è un gap che bisognerebbe superare in Italia. Ho tanti amici e professionisti conosciuti in questi anni che sono degli attori strepitosi ma che purtroppo non hanno ancora avuto la fortuna di avere la loro occasione. Dipende anche molto dalla fiducia che ti viene data nell’interpretare un ruolo, tante volte è anche solo una questione di tempo.

Erasmo Genzini
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«[…] Per Napoli invece ci sono stati degli anni bui fino a qualche anno fa. Prima più che sentirmi valorizzato mi sentivo un po’ svantaggiato»

Quando ricevi un copione, come studi la tua parte? Ci sono delle tecniche per la memorizzazione delle battute?

Quando ricevo un copione lo leggo almeno tre volte. La prima è una lettura generica, nel senso che non mi focalizzo solo sul mio personaggio, ma cerco di capire la storia e quella dietro ogni personaggio. La seconda e terza lettura sono invece più concentrate sul mio personaggio, cercando di dare alle battute un’intonazione che probabilmente darei in scena, fino a quando non lo sento completamente mio sia come storia che come emozioni. Girando poi sul set, ho l’abitudine di rileggere sempre il copione stando attendo a cosa sia successo prima e a cosa accadrà dopo, così da dare la giusta interpretazione di quell’esatto momento. 

Per rispondere invece alla tua seconda domanda, io studio le mie battute sempre il giorno prima, prima di quel giorno non so assolutamente di che cosa si parlerà perché non mi piace confondermi le idee. Cerco sempre di fare mie le battute, devo sentirmi a mio agio nel dire alcune parole piuttosto che altre, e devo dire che ho sempre avuto la fortuna di lavorare con registi che mi hanno dato questa libertà. Considera poi che sul set, a differenza del teatro, hai anche la fortuna di poter rifare le scene più volte (nei limiti ovviamente).

Hai recitato nella serie L’Isola di Pietro. Ci descriveresti il tuo personaggio? Come è stato invece recitare al fianco di Gianni Morandi e quali suoi insegnamenti hai fatto tuoi?

Diego è un personaggio abbastanza simile ai ragazzi dei nostri giorni e che mi somigliava molto. La sua corazza nascondeva un cuore buono, e la sua storia d’amore con Caterina lo ha dimostrato. Gianni Morandi è invece una di quelle persone che non prende le cose troppo sul serio, nel senso buono del termine. Quando si lavora con lui c’è spazio per lo scherzo, se qualcuno sbaglia si ripete la scena senza alcun problema. Si giocava molto anche con le battute, nel senso che anche lui sul set cambiava alcune parole per farle più sue. Ci siamo divertiti veramente tanto. Anzi, forse quello è stato uno dei set più belli a cui io abbia mai partecipato.

Quali attori e/o film della tradizione napoletana ti hanno maggiormente ispirato? Nel corso della tua carriera, hai mai percepito le tue origini napoletane come un valore aggiunto nel tuo lavoro?

Sicuramente Massimo Troisi. Il suo modo di recitare, la sua naturalezza, il suo incredibile modo di empatizzare col pubblico e con gli attori sul set ti fanno innamorare di questo mestiere. Come film potrei citarti Pensavo fosse amore invece era un calesse, o Il postino, ma potrei veramente elencarteli tutti. Per Napoli invece ci sono stati degli anni bui fino a qualche anno fa. Prima più che sentirmi valorizzato mi sentivo un po’ svantaggiato, tanto è vero che da Sotto Copertura in poi ho lavorato su Roma. Ho studiato anche tanta dizione, ma credo comunque nel valore aggiunto del parlare nella propria lingua, con un po’ di cadenza e sporcando una battuta con un po’ di musicalità e di dialetto. Negli ultimi anni invece ho espresso il desiderio di tornare a lavorare a Napoli.

Erasmo Genzini
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«Tutti i personaggi che ho interpretato hanno in comune questa cosa, hanno questa corazza […] ma in fondo hanno un cuore buono»

Nella serie Che Dio ci Aiuti 6 il tuo personaggio ha portato scompiglio all’interno del convento. In che cosa Erasmo ti somigliava? Come è stato invece entrare in un cast già avviato? È stato difficile recitare in tempo di pandemia?

Erasmo è un ragazzo che crede nell’amore vero, questo per esempio è qualcosa che ci lega molto. Ricordo ancora la scena in cui rivela i suoi sentimenti a Ginevra mentre si sta sposando in chiesa. È stata una bella scena. Io credo tanto nel vero amore, nelle cose belle e nei sogni. Tutti i personaggi che ho interpretato hanno in comune questa cosa, hanno questa corazza e sono scontrosi all’apparenza, ma infondo hanno un cuore buono. 

In Che Dio Ci Aiuti non mi sono mai sentito l’ultimo arrivato, un po’ perché i capitani della squadra Elena Sofia Ricci, Valeria Fabrizi e Francesca Chillemi mi hanno sempre fatto sentire uno di loro. Sembrava che stessi lavorando con loro già da tre stagioni, non ho quindi mai sentito questo peso. Anche gli sceneggiatori mi conoscevano da tempo, avendo già lavorato con loro prima di Che Dio Ci Aiuti. Mi sentivo quindi parte della squadra. 

Parlando invece di recitazione e pandemia, devo dirti che quella stessa produzione è stata una delle prime a ricominciare. Mentre tutti erano fermi, noi eravamo una delle prime produzioni che ha cominciato a lavorare, per fortuna. L’emergenza è stata gestita molto bene, ogni giorno facevamo il tampone molecolare e chiaramente mascherina per poter accedere al set. Sono stati tutti molto attenti e per fortuna ci siamo fermati pochissimo.

Pensando invece al futuro, che ruoli ti piacerebbe interpretare?

Ti rispondo con molta schiettezza. Tutti quelli che non ho già interpretato. Penso che per un attore sia molto importante interpretare ruoli sempre diversi e che tocchino anche delle corde diverse. Bisognerebbe avere il coraggio di fidarsi di più degli attori e anche della loro trasformazione. È un pensiero molto comune. Ho conosciuto tanti reparti di trucco, parrucco e costume veramente bravi e capaci di compiere trasformazioni incredibili. Tutti noi che facciamo televisione interpretiamo spesso gli stessi ruoli. Capisco però anche che sono tempi difficili, commercialmente parlando e che investendo tanti soldi si cerchi di andare sul sicuro. 

Erasmo Genzini
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«Il ruolo più difficile da interpretare è stato quello di Nicola Sasso nella serie Sotto Copertura. […] giravamo delle scene che ti coinvolgevano molto»

Parliamo invece di Mina Settembre 3. Come è arrivato questo ruolo e quale pensi sia stata l’evoluzione più interessante del tuo personaggio del corso delle puntate? Come descriveresti invece questa esperienza, scegliendo due aggettivi?

Questo ruolo è arrivato prima con un semplice self-tape tramite la mia agenzia, poi con un secondo e terzo provino prima in presenza della regista poi anche con Chiara Russo, che interpreta Fiore nella serie, per provare delle scene insieme. È andata bene, poi c’è stata la bellissima telefonata di Serena che mi diceva che avrei partecipato a Mina Settembre. Sono stato molto contento di partecipare perché è una serie che ho sempre visto, avendo degli amici che ci recitavano già dalle prime due stagioni.

Il mio personaggio viene presentato come un Casanova, un dongiovanni che dava l’impressione di essere interessato solo al sesso, alla storiella veloce da una notte e via. Invece con il tempo c’è stata un’evoluzione importante proprio grazie all’incontro con Fiore. Se all’inizio era molto più spavaldo e sbruffone, nel corso delle puntate si è invece concentrato molto di più sul suo lavoro e soprattutto su di lei. Anche lui è un uomo che crede nel vero amore.

Il primo aggettivo che mi viene in mente per descriverti questa esperienza è “appassionante”, questo già durante la fase della lettura del copione. Poi “leggera” perché il cast era veramente composto da professionisti e attori divertenti. Se hai poi la fortuna di avere un capogruppo come Serena Rossi che dirige l’orchestra in quel modo, è chiaro che poi tutti i musicisti faranno la stessa cosa. Lei è stato un ottimo capitano. 

Ripensando ai film a cui hai partecipato, c’è stato un ruolo particolarmente complesso da interpretare, oppure una scena particolarmente difficile da girare? 

Il ruolo più difficile da interpretare è stato quello di Nicola Sasso nella serie Sotto Copertura. Ti dico questo perché all’epoca non avevo una grande esperienza sul set. A questo aggiungi il fatto che giravamo delle scene che ti coinvolgevano molto. Penso per esempio a quella girata nel bunker di Zagaria dove Alessandro Preziosi mi intimava di sparare a un povero ragazzo per ucciderlo. Ricordo che al termine di quella scena mi è sembrato di averlo ammazzato per davvero.

Ti andrebbe di condividere con noi un tuo prossimo progetto?

Voci di set dicono che verso novembre dovrebbe andare in onda una serie per Rai1 che si chiama Roberta Valente – Notaio in Sorrento e che vede come protagonisti Maria Vera Ratti, Alessio Lapice, Flavia Gatti e me. Il cast è però composto anche da molti altri bravi attori, che adesso faccio fatica ad elencare tutti per questioni di tempo. È una serie molto carina, ambientata a Sorrento, che parla di amore e dove nascono dinamiche molto divertenti con personaggi altrettanto divertenti.

Credits

Photographer Maria La Torre

Stylist Andrea D’Alessio

Press Office OnAirAgency

Photographer Assistent Caterina Morelli

Location Grinta Studio