Fashion Forward: il futuro della moda attraverso cultura e networking

Una nuova comunità internazionale nasce per creare connessioni durature tra mondi diversi e trasformare il confronto in uno spazio di ricerca, creatività e nuove idee

Jordana Guimaraes e Christopher Hunt raccontano la nascita di una comunità che vuole ridisegnare il modo in cui la moda dialoga con arte, sport, cinema, filosofia e impresa.

Spesso quando si parla del futuro della moda sembra che i grandi cambiamenti del settore non nascano mai dentro il settore stesso, ma arrivino da fuori. Dalla musica, dal cinema, dall’arte, dallo sport, dalla filosofia. È da questa assunto che nasce Fashion Forward la nuova comunità culturale fondata da Jordana Guimaraes, co-fondatrice del network globale Fashinnovation, e Christopher Hunt, artista, musicista e direttore creativo.

Non un evento. Non un club per fare networking. Non l’ennesima conferenza di settore con un inizio, una fine e un elenco di sponsor. Fashion Forward si presenta piuttosto come un’istituzione culturale a lungo termine, pensata per far sopravvivere le conversazioni che normalmente si esauriscono quando finisce la Fashion Week o si spengono le luci di un panel.

Il progetto: The House of Fashion Forward

Il progetto ruota attorno a un concetto semplice quanto ambizioso: la continuità. Guimaraes e Hunt raccontano di essersi chiesti a lungo cosa succederebbe se le conversazioni più interessanti — quelle nate per caso, tra persone che sulla carta non avrebbero mai dovuto incontrarsi — non dovessero interrompersi. Da qui The House of Fashion Forward, la “casa” digitale e fisica della comunità, inaugurata ufficialmente nell’estate 2026. Il programma si articola su due binari. Online, con le Founding Conversations mensili e il magazine Around the Table, pensato come spazio di riflessione più che di cronaca. Offline, con cene intime organizzate in diverse città del mondo: la prima a New York a settembre, seguita da Milano e Londra, non conferenze affollate, ma tavoli curati dove ogni presenza è stata scelta per il contributo che può portare alla conversazione, non per il proprio titolo.

La comunità di Fashion Forward attraversa undici ambiti — moda, arte, cinema, musica, sport, media, business, accademia, filosofia, architettura e cultura — tenuti insieme non da un algoritmo di affinità, ma da un criterio dichiaratamente umano: la capacità di una persona di rendere una conversazione più ricca. Tra i primi ad aderire come Founding Advisor figurano Sara Sozzani Maino (Fondazione Sozzani, da decenni tra le voci più autorevoli nella scoperta di nuovi talenti), Oskar Metsavaht (fondatore di Osklen e Ambasciatore di Buona Volontà UNESCO, pioniere del lusso sostenibile) e Gabby Gabriel (fondatrice e CEO di GAB Inc., strategist culturale globale) — tre percorsi molto diversi tra loro, scelti proprio per la distanza dei loro punti di vista più che per la loro notorietà.
A questi si è aggiunto di recente Leonardo Lawson, fondatore di BOND Creative MGMT, mentre tra gli Honorary Founding Members compaiono profili che spaziano dallo sport all’arte, dal design alla ricerca accademica — a conferma che l’ambizione dichiarata non è costruire un club di soli addetti ai lavori della moda, ma un luogo dove la moda sia una voce tra le tante.

A pochi mesi dal lancio, la crescita della community ha già superato le previsioni iniziali del progetto: le voci fondatrici hanno raggiunto quota 50, distribuite tra moda, arte, sport, musica, media, business, design, educazione, filosofia, manifattura e benessere. Per celebrare il traguardo, Guimaraes e Hunt lanciano 50 Voices. 50 Connections, un programma di presentazioni curate personalmente tra membri di discipline diverse.

Il calendario si infittisce in autunno: il 2 settembre debutta Behind Closed Doors — 001, un formato senza pubblico, senza palco e senza registrazione, pensato per otto persone di otto mondi diversi chiamate a rispondere a una sola domanda — “cosa stiamo fingendo non stia cambiando?” Il 17 settembre a New York, invece, la community si siederà per la prima volta attorno a un tavolo fisico per la Founding Dinner inaugurale, dedicata al tema dell’evoluzione della cultura: cosa succede quando le industrie smettono di evolversi da sole.

Fashion Forward
Christopher e Jordana – I fondatori


Dialogo con Jordana Guimaraes e Christopher Hunt


Come è nato il progetto?

Il punto di partenza di Fashion Forward è che il futuro della moda si costruisce attraverso la cultura. Perché gli spazi tradizionali della moda non bastano più, e perché oggi è necessaria una collaborazione tra industrie diverse. Una delle cose che ho capito negli anni è che la moda non si è mai evoluta in isolamento. Se si guarda ai momenti che hanno davvero cambiato il nostro settore, quasi sempre sono stati influenzati da qualcosa che accadeva fuori dalla moda — arte, musica, architettura, cinema, filosofia, sport, persino politica e scienza. La moda è sempre stata uno specchio della cultura. La sfida oggi è che molti dei luoghi in cui ci incontriamo sono diventati temporanei. Ci vediamo durante la Fashion Week, alle conferenze, agli eventi, facciamo conversazioni meravigliose, e poi ognuno torna nel proprio mondo. Quelle conversazioni finiscono spesso prima di avere la possibilità di diventare qualcosa di significativo.

Io e Christopher continuavamo a chiederci: “E se quelle conversazioni non dovessero finire?” È lì che è nata davvero Fashion Forward. Volevamo creare una casa permanente dove persone di discipline diverse potessero continuare a imparare le une dalle altre durante tutto l’anno. Perché credo profondamente che il futuro della moda non sarà plasmato dalla moda da sola — sarà plasmato dalla cultura.

Fashion Forward “non è un’altra conferenza, piattaforma di networking o club esclusivo”. Come definite un’istituzione culturale, e quale innovazione porta Fashion Forward?

Per me, un’istituzione culturale non si definisce dalla grandezza del pubblico o dal numero di eventi che organizza. Si definisce dalla sua capacità di riunire le persone attorno a idee che continuano a evolversi nel tempo. Esistono già conferenze ed eventi di networking meravigliosi nel nostro settore, ma hanno naturalmente un inizio e una fine. Fashion Forward non è nata per sostituirli. È nata per esistere negli spazi tra un evento e l’altro.
L’innovazione non è tecnologica. È umana. Stiamo creando continuità. Un luogo dove le conversazioni non svaniscono dopo una sera, dove le relazioni hanno la possibilità di approfondirsi nei mesi e negli anni. Penso sia qualcosa che al nostro settore mancava.

In termini concreti, cosa comprenderà la vostra programmazione online e offline?

Oggi abbiamo aperto ufficialmente The House of Fashion Forward, la nostra casa digitale. Ogni mese ospiteremo le Founding Conversations, che riuniscono i membri attorno a temi che vanno ben oltre la moda stessa. Continueremo inoltre a pubblicare il nostro giornale editoriale, Around the Table, perché crediamo che la riflessione sia importante quanto la conversazione. Offline, ospiteremo cene e incontri intimi in giro per il mondo. La nostra prima cena si terrà a New York a settembre, seguita da Milano e Londra. Non saranno grandi conferenze o ricevimenti di networking. Saranno serate curate con cura, dove ogni persona in sala è stata invitata perché porta una prospettiva unica alla conversazione.

«È un luogo dove le persone possono presentarsi per come sono davvero, ascoltare generosamente, fare domande sincere e lasciare che le relazioni si sviluppino in modo naturale»

La community riunisce 11 discipline distinte. Come selezionate i membri per garantire una vera alchimia?

Non partiamo mai dai titoli. Partiamo dalla curiosità. Quando io e Christopher discutiamo se invitare qualcuno, raramente ci chiediamo “quanto è influente questa persona?”. Ci chiediamo piuttosto: “Questa persona renderà la conversazione più ricca?” A volte si tratta di un CEO riconosciuto a livello globale. Altre volte di un designer emergente, un educatore, un regista o un artista. Non cerchiamo di riunire persone che la pensano tutte allo stesso modo. Cerchiamo di creare un ambiente dove prospettive diverse si ispirino naturalmente a vicenda. Ho scoperto che le conversazioni più interessanti nascono di solito tra persone che, sulla carta, non ci si aspetterebbe mai si incontrino.

Il vostro manifesto mette al centro le relazioni prima delle transazioni. Come create quell’ambiente?

Penso che la cultura si costruisca su ciò che scegli di premiare. Se le persone entrano in una stanza convinte di doversi promuovere, è esattamente quello che faranno. Se entrano in una stanza dove la curiosità vale più dell’auto-promozione, l’intera dinamica cambia. Fin dall’inizio abbiamo voluto che Fashion Forward sembrasse più la casa di qualcuno che un evento di networking. Per questo la chiamiamo “The House”. È un luogo dove le persone possono presentarsi per come sono davvero, ascoltare generosamente, fare domande sincere e lasciare che le relazioni si sviluppino in modo naturale. Paradossalmente, è quando le persone smettono di fare networking che nascono le collaborazioni più significative.


Perché proprio questi Founding Advisor?

Non cercavamo advisor con lo stesso background. Cercavamo persone che rappresentassero ciascuna un modo diverso di pensare la cultura.
Sara Sozzani Maino ha trascorso decenni a scoprire e nutrire nuovi talenti creativi. Oskar Metsavaht ha dimostrato che la moda può dialogare profondamente con sostenibilità, filosofia e responsabilità ambientale. Gabby Gabriel comprende il potere dello storytelling e della comunità. Ognuno porta una prospettiva completamente diversa, e insieme riflettono esattamente il tipo di pensiero interdisciplinare che speriamo di incoraggiare in tutta Fashion Forward.

«Preferirei ospitare dieci conversazioni significative in giro per il mondo piuttosto che un unico grande evento da cui le persone escono senza essersi davvero connesse»

Come pensate di crescere a livello globale mantenendo un’esperienza intima?

Non penso prima di tutto alla crescita. Penso prima di tutto alla qualità. Ci saranno sempre occasioni per rendere qualcosa di più grande. La parte difficile è preservare la sensazione che ogni persona appartenga a quella stanza. Per questo le nostre cene resteranno intenzionalmente intime, in qualsiasi città si svolgano. Preferirei ospitare dieci conversazioni significative in giro per il mondo piuttosto che un unico grande evento da cui le persone escono senza essersi davvero connesse.

Jordana: come sviluppi la narrazione culturale del progetto?

Nel corso della mia carriera ho capito che riunire le persone giuste è una delle cose più significative che possa fare. Come Chief Curator, non vedo il mio ruolo semplicemente come invitare persone straordinarie. Il mio ruolo è creare un ambiente in cui quelle persone si sentano ispirate a condividere generosamente, a mettersi reciprocamente alla prova con rispetto e a continuare a partecipare perché le conversazioni contano davvero.Per me la curatela non riguarda l’esclusività ma l’intenzionalità. Ogni persona all’interno della House influenza la cultura che stiamo costruendo insieme.


Christopher: come traduci l’immaginazione in esperienza?

La creatività non è qualcosa che si aggiunge alla fine deve esistere fin dall’inizio. Tutto ciò che abbiamo progettato, dall’identità visiva al linguaggio che usiamo fino agli spazi che stiamo creando, è pensato per incoraggiare le persone a rallentare, a essere presenti e a rimanere curiose. Speriamo che ogni interazione all’interno di Fashion Forward sia percepita come ponderata piuttosto che frettolosa, intima piuttosto che transazionale. Il design, in questo caso, non è decorazione. È parte dell’esperienza di riunire le persone.