Da anni figura chiave nello scouting di talenti, Sara Sozzani Maino continua a portare avanti la sua missione: costruire ponti tra creatività emergente, formazione e responsabilità sociale. Oggi, attraverso la Fondazione Sozzani, il suo impegno si traduce in una serie di progetti che mettono al centro processi, comunità e nuovi modelli di sostenibilità culturale.

L’importanza della formazione
«Gli ultimi progetti che abbiamo creato,» spiega, «nascono dal desiderio di avvicinare il pubblico al processo creativo, mostrando come le cose vengono realmente fatte.» Così nasce THREAD, una serie di workshop dedicati al “fare” e all’artigianato come linguaggio culturale. «Volevamo che designer e artigiani mostrassero dal vivo come si costruisce un capo, come un indumento si trasforma. La prima sessione è stata con Lessico Familiare, e da settembre organizziamo incontri pubblici mensili in cui le persone possono anche portare i propri abiti da riparare o personalizzare. È un modo per riportare manualità, creatività e valore del processo al centro.»
Parallelamente, la Fondazione ha lanciato WAVES, un progetto temporaneo di vendita pensato per sostenere designer indipendenti. «Abbiamo creato uno spazio retail alternativo per chi fatica a entrare nel mercato tradizionale. Molti giovani creativi si ritrovano con stock invenduti o ordini non ritirati, e WAVES permette loro di dare nuova vita a questi pezzi, trasformando una difficoltà in un’opportunità di visibilità e dialogo.» Tra i partecipanti figurano nomi come Lorenzo Seghezzi, Marco Rambaldi, Florania, Federico Cina e Niccolò Pasqualetti. «È un modo concreto per sostenere chi porta avanti ricerca e indipendenza, ma anche per rendere la Fondazione uno spazio vivo, aperto e circolare.»
Accanto ai progetti espositivi e ai workshop, c’è una dimensione che Maino considera fondamentale: la formazione. «Da anni sviluppiamo programmi formativi su misura per giovani designer provenienti da tutto il mondo. A settembre, per esempio, abbiamo ospitato dodici creativi filippini selezionati dal loro governo, che hanno partecipato a un percorso di mentoring con professionisti come Riccardo Grassi, Riccardo Terzo e Niccolò Pasqualetti. È stata un’esperienza straordinaria di scambio e crescita reciproca.»



La scoperta attraverso lo scouting: le realtà distanti degli occhi del sistema
La Fondazione collabora con diverse realtà internazionali — dalla MOP Foundation (Marta Ortega Pérez) alla Saudi Commission in Arabia Saudita — su progetti che intrecciano educazione, cultura e responsabilità. «Non vogliamo legarci esclusivamente a una scuola o a un’istituzione. L’idea è offrire uno spazio di accoglienza e libertà per la nuova generazione, promuovendo la creatività in tutte le sue forme, ma sempre con una base etica e responsabile. Non solo moda, ma anche libri e iniziative che affrontano temi sociali. Senza questi elementi, i progetti non avrebbero senso per noi.»
Maino continua anche il suo lavoro di scouting, che la porta in tutto il mondo — dall’Asia al Sud America — dove osserva come la creatività possa emergere lontano dalle capitali della moda. «In Argentina, come in India o in Africa, vedo designer che non sono ossessionati dall’entrare nel sistema o dal presentare a Parigi. Vogliono prima costruire una comunità, rimanere connessi al loro territorio e alle risorse naturali. Mi colpiscono il loro forte senso di responsabilità sociale e consapevolezza. Abbiamo sempre detto che l’abbigliamento dovrebbe comunicare e trasmettere messaggi — loro lo sentono profondamente. La loro responsabilità nasce in modo naturale, quasi genetico, nel modo in cui creano e producono. È un approccio che dovremmo riscoprire anche noi.»

Le speranze verso una nuova Milano
Per quanto riguarda il ruolo di Milano, Maino rimane realista ma ottimista. «Milano deve continuare a lavorare per essere un vero punto di riferimento per i giovani. Non serve rincorrere Parigi o Londra: ciò che serve è un ecosistema solido, dove progetti come i nostri, o quelli del Fashion Trust della Camera Nazionale della Moda, possano realmente aiutare una nuova generazione a crescere in modo consapevole. Premi e concorsi sono certamente importanti, ma senza meccanismi di mentoring a livello di business e collaborazioni durante tutto l’anno, anche riconoscimenti significativi rischiano di essere inefficaci. Non conta solo il supporto economico, ma anche le opportunità e il follow-up necessari per garantire continuità a questi giovani talenti.»
Nel frattempo, la Fondazione Sozzani prosegue il suo percorso con nuove collaborazioni, da S|Style, un progetto di denim sostenibile curato da Giorgia Cantarini, a CirculART, una mostra della Fondazione Pistoletto – Cittadellarte, in cui arte, moda e industria si intrecciano nel lavoro di sei talenti internazionali per esplorare i pilastri della nuova economia tessile: circolarità, tracciabilità, trasparenza e responsabilità. Maino conclude: «Questo è il nostro obiettivo: creare uno spazio in cui la moda dialoghi con cultura ed etica, dove ogni progetto rifletta un’idea di responsabilità non solo creativa, ma anche sociale e politica.»
