Con Zeno, il personaggio che interpreta in Un professore 3, Filippo Brogi condivide timidezza e radici. L’attore toscano è uno dei nuovi ingressi della popolare fiction, che ritorna con la terza stagione su Rai Uno. Brogi è uno degli alunni della classe del professor Dante Balestra (brillantemente interpretato ancora una volta da Alessandro Gassmann), che quest’anno sarà alle prese con il temuto esame di maturità. Quello della serie del primo canale non rappresenta un esordio assoluto per l’interprete. Prima di tornare tra i banchi di scuola per esigenze di copione era infatti apparso in un’altra produzione molto seguita, Don Matteo. Nel 2025 è anche guest star di The Twisted Tale of Amanda Knox, basata sulla storia della studentessa americana processata e assolta per l’omicidio di Meredith Kercher. Alle prese con la sua prima vera intervista Filippo non tradisce l’emozione e risponde con calma e pacatezza. Brogi si racconta con onestà, condividendo le vulnerabilità affrontate nel percorso di crescita e svelando qualcosa di più sulla sua storia.

«All’inizio lo accolgono con scetticismo perché sono stupiti da questo ragazzo che sembra arrivare da un altro mondo»
Zeno, il tuo personaggio in Un professore, è molto riservato e impacciato almeno all’inizio. Ha fatto home schooling, ha scelto lui di andare in una scuola pubblica. Che cosa puoi aggiungere sul suo conto?
Posso aggiungere che questo suo essere impacciato e un po’ “strano” è dato dalla sua vulnerabilità, perché arriva in un contesto nuovo che non conosce e con delle dinamiche sociali che sono completamente estranee a quelle a cui è abituato. Quindi direi che la sua caratteristica centrale è la vulnerabilità verso un qualcosa di nuovo.
E nel suo percorso di crescita, sin da subito, verrà aiutato da una delle studentesse in particolare…
Ci sono più persone che durante il percorso della serie lo aiuteranno, direi tutta la classe. All’inizio lo accolgono con scetticismo perché sono stupiti da questo ragazzo che sembra arrivare da un altro mondo. Poi però, piano piano, tutti gli daranno una mano per imparare a vivere il mondo reale della scuola.

«Sono nato nel Mugello, una campagna vicino a Firenze, e mi ricordo che quando mi sono trasferito in città ho avvertito la stessa vulnerabilità di Zeno.»
Zeno si presenta, almeno all’inizio, come un ragazzo timido e impacciato. Sono caratteristiche che condividi con lui?
In parte sì, anch’io arrivo da un contesto di campagna. Sono nato nel Mugello, una campagna vicino a Firenze, e mi ricordo che quando mi sono trasferito in città ho avvertito la stessa vulnerabilità di Zeno, chiaramente in modo inferiore. Anche vivere le amicizie, uscire la sera rappresentavano qualcosa di nuovo per me. In campagna avevo pochi amici con cui ero molto legato. Ci vedevamo a casa, giocavamo in giardino. Zeno è un personaggio abbastanza estremo ma allo stesso tempo anche contemporaneo.
Venendo da un ambiente solido e concreto come la campagna come hanno reagito i tuoi genitori all’idea che tu volessi fare l’attore, un mestiere che è un po’ un passo nel vuoto?
Io ho iniziato a voler lavorare nel cinema da molto piccolo. Dopo anni che lo ripetevo i miei si sono resi conto che questa sarebbe stata la mia strada. Anche al liceo continuavo a dire di voler far quello. Lo hanno semplicemente accettato. E devo ringraziarli perché non si sono mai opposti a questa cosa. Certo non è un mestiere “classico” ma devo dire che non hanno mai tentato di fermarmi. Mi hanno sempre incitato a fare quello che mi piaceva fare ma mettendoci tutto l’impegno.


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«È stato molto bello, passavamo otto ore al giorno sui banchi, sembrava di tornare indietro nel tempo»
Il set di una serie tv è sempre totalizzante perché chiede un lavoro di diverse settimane. Che esperienza è stata per te, che sei agli esordi?
È stata la mia prima esperienza così lunga. Abbiamo girato per diversi mesi e questo mi ha dato la possibilità sia di imparare tantissimo, perché il set è la migliore scuola, che di creare dei rapporti anche con gli altri ragazzi e con tutta la troupe. È stato molto bello, passavamo otto ore al giorno sui banchi, sembrava di tornare indietro nel tempo.
E cosa hai imparato a livello professionale, anche lavorando con attori del calibro di Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi?
Si impara tanto guardando, osservando quello che fanno. Vedi come si comportano, come si preparano alle scene, come recitano. È stato emozionante perché sono persone a cui ti ispiri. È stato bello averli davanti e passare del tempo con loro.



«Avevo voglia di iniziare quello che mi piaceva veramente fare, che è il cinema.»
Che studente eri?
Sono stato uno studente che non ha mai dato il 100%, non sono mai stato eccellente. Ho avuto diversi problemi, ho avuto un’esperienza abbastanza travagliata con la scuola. Ci sono state materie che mi interessavano di più e materie che mi interessavano di meno però alla fine sono sempre riuscito ad andare avanti. La scuola rappresentava ciò che non mi permetteva di fare la vita che volevo fare, come studiare cinema e recitare. Negli ultimi anni, soprattutto, non vedevo l’ora di finire quel percorso. Avevo voglia di iniziare quello che mi piaceva veramente fare, che è il cinema.
Seguivi la fiction da casa?
Sì, l’avevo vista e la conoscevo.
Sei un sostenitore dei Simuel (la ship formata da Simone e Manuel, ndr)?
Non ne ero a conoscenza prima. Ho scoperto anche questo mondo lavorando sul set. Non so se sono un sostenitore. Io sono del parere che le serie vanno come devono andare. Vanno come decide chi le scrive. Mi diverto semplicemente a guardare e a godermi ciò che accade.


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«Non ero andato molto bene agli scritti perciò avevo molta ansia per l’orale.»
Te lo ricordi il tuo esame di maturità?
Sì, me lo ricordo. Non ero andato molto bene agli scritti perciò avevo molta ansia per l’orale. Era pomeriggio, faceva molto caldo e quando ho capito di essere promosso, perché avevo risposto bene a molte domande, è stato molto rilassante. A quel punto è stata una chiacchierata con i professori, ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono goduto gli ultimi momenti.
C’è un ruolo in una serie tv o in un film che avresti sognato di interpretare?
Direi il ruolo che aveva Gian Maria Volonté in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Ha fatto un’interpretazione spettacolare in un modo che non è replicabile. C’è una scena in particolare dove, mentre interrogava una persona, stava per commuoversi. Poi trattiene le lacrime e ritorna in sé. È una scena meravigliosa. È stato bellissimo vederlo recitare in quel film.
Puoi rivedere per un’ultima volta soltanto un film. Quale sceglieresti e perché?
Direi qualcosa di David Lynch. Forse Eraserhead, perché ti porta in un mondo diverso. La prima volta che l’ho visto è stata un’esperienza particolare, che mi è piaciuta molto. Rivedrei quello o un genere di film di questo tipo, dove finisci per vivere qualcosa e non solo seguire una storia.

Credits
Photographer Davide Musto
Make-up Artist Tiziano De Lucia
Hair Stylist Tiziano De Lucia