C’è un dettaglio che Simon Mordant racconta sorridendo, la sera in cui presenta The Reflection, il cocktail di Quattro Gatti per la Biennale di Venezia, al The St. Regis Rome. Ogni volta che lui e la moglie, Catriona, entravano in un bar italiano e ordinavano un Negroni, arrivava un cocktail con bitter italiano, vermouth italiano e gin inglese. «Non aveva senso» dice «Il Negroni è un cocktail italiano. Gli ingredienti sono italiani. Perché il gin no?»
È da questa stonatura, ripetuta per anni, che nasce Quattro Gatti. Non da una strategia di brand, non da un’analisi di mercato. Da una stonatura ripetuta, da venticinque anni di frequentazione di una casa in Umbria, e da una pandemia che ha concesso alla famiglia il tempo di fare qualcosa al riguardo.

Una famiglia, due geografie
Simon Mordant è nato nel 1959 in Inghilterra. Nel 1983 l’Australia diventa casa. Si forma come chartered accountant, poi diventa banchiere d’investimento: co-fonda Caliburn Partnership, poi Luminis Partners. Sua moglie Catriona è da anni attiva nel sostegno alle istituzioni artistiche australiane. Insieme hanno un figlio, Angus, fotoreporter con collaborazioni su testate internazionali, oggi parte dell’avventura imprenditoriale insieme alla moglie Brielle, creative producer e Chief Marketing Officer di Quattro Gatti.
Il legame dei Mordant con l’Italia ha due facce. La prima è Venezia: la Biennale, il Padiglione Australia, il sistema dell’arte internazionale, una relazione longeva e istituzionale. La seconda è l’Umbria, e ha un carattere diverso. «Da venticinque anni abbiamo una casa in Umbria» racconta Catriona. La proprietà si trova a Passignano sul Trasimeno e da lì si scorge Assisi sullo sfondo della montagna. Scegliere l’Umbria non è una scelta ovvia: di solito è la Toscana, la meta più amata dagli stranieri intenzionati all’acquisto. «Abbiamo scoperto l’Umbria un territorio più autentico e intatto», fatto di colline che non cercano attenzione, di una luce che non si impone, di un ritmo che richiede permanenza.
In questo paesaggio, tra altitudine e terreno calcareo, il ginepro cresce spontaneo, diffuso lungo i pendii e nelle aree più esposte. Non è ancora un ingrediente, è semplicemente lì. Ed è da questa coincidenza tra vita quotidiana e materia prima che comincia a emergere la domanda che porterà a Quattro Gatti.

Quattro Gatti. Il nome, l’idea
Quattro Gatti nasce nel 2022, come coronamento di una lunga storia d’amore italiana. Il momento in cui tutto prende una nuova direzione è il Covid. Nel 2020 la famiglia si trasferisce stabilmente in Umbria. «Come abbiamo trascorso più tempo qui, ci siamo sentiti molto connessi alla terra» raccontano Simon e Catriona. «Siamo in una parte rurale dell’Umbria, connessi alla comunità. Abbiamo cominciato a pensare, come famiglia, a come fare qualcosa che rappresentasse il nostro impegno verso l’Italia e il nostro amore per le arti e per questa comunità.»
Durante il Covid, la famiglia avvia un percorso di sperimentazione sulla distillazione: raccolgono botanici dal terreno, pesano le dosi, testano diverse distillazioni. Il nome arriva per naturale conseguenza. L’abbreviazione di Catriona è Cat, gatto in italiano. «Abbiamo anche tre gatti» precisa Simon. «E quattro gatti in italiano è un’espressione: non molti.»
Quattro Gatti nasce con due espressioni: il Classico, con ginepro umbro, coriandolo, ginestra, scorza di arancia e peperoncino e l’Olive Grove, costruito intorno alle olive della tenuta e all’olio di oliva di produzione propria, con carciofo, limone e timo.

L’arte come pratica
Prima del gin, c’è un sistema di relazioni costruito nel tempo dentro l’arte contemporanea.
Simon inizia a collezionare da adolescente, a Londra, alla Summer Exhibition della Royal Academy. Acquista un’opera, scrive all’artista per meglio comprendere il lavoro. Lei risponde. La lettera finisce sul retro dell’opera. Questo primo gesto contiene già un metodo: avvicinarsi al lavoro, stabilire una relazione, non limitarsi all’acquisizione.
Su un piano parallelo, Catriona porta un’altra formazione. Il mondo dei costumi per la scena introduce un’attenzione diversa: alla materia, alla costruzione, alla relazione tra corpo e spazio. Non come elemento separato, ma come parte dello stesso sistema. La sensibilità che deriva da quel percorso attraversa ciò che la famiglia costruisce nel tempo, dal collezionismo alla casa in Umbria, fino all’etichetta del gin, che riprende riferimenti ai manifesti italiani del secondo dopoguerra, ai flaconi delle antiche farmacie, alla confezione dei profumi.
Nel corso degli anni il coinvolgimento si estende dalle acquisizioni personali alle istituzioni: Simon presiede il Museum of Contemporary Art Australia e ha rappresentato il paese come Commissario del Padiglione Australia alla Biennale di Venezia. Nel 2024 Simon e Catriona sostengono come sponsor la mostra principale della 60a edizione, Foreigners Everywhere, curata da Adriano Pedrosa.

Il ritorno a Venezia
Il legame con la Biennale non è recente. I Mordant la frequentano da quando sono sposati, trentotto anni. Simon è stato Commissario del Padiglione Australia alla 55a edizione nel 2013, con l’artista Simryn Gill, e alla 56a edizione nel 2015, con Fiona Hall, anno in cui inaugura anche il nuovo Padiglione permanente, primo edificio del XXI secolo nei Giardini. Ha guidato la campagna di raccolta fondi per costruirlo, un iter approvativo durato quasi dieci anni. Nel 2024, Simon e Catriona sostengono come sponsor la mostra principale. Nel 2026 Simon è Global Ambassador per la partecipazione australiana.
C’è però un’immagine che racconta questo legame meglio di qualsiasi ruolo istituzionale. È il 2020, prime settimane dopo la fine del lockdown. «Al termine della pandemia abbiamo preso un treno per Venezia. Pensavamo: se dobbiamo rivedere un luogo al mondo, deve essere questo.» racconta Catriona. La città è vuota. «Eravamo praticamente soli nel Palazzo Ducale, non lo dimenticherò mai.»
Quest’anno, Quattro Gatti entra nella 61a Biennale Arte come gin ufficiale. È la prima volta che la Biennale introduce un partner nel settore delle bevande alcoliche. Il gin darà il nome al cocktail ufficiale della manifestazione, The Reflection, è pensato dal brand ambassador Mattia Cilia e perfezionato insieme al bar team del The St. Regis Venice, guidato da Ludwig Negri e Facundo Gallegos. La base è l’Olive Grove Gin, la sua nota sapida di oliva è l’identità del drink, su cui si stratificano agrumi, ibisco e pompelmo. Un cocktail che si apre e finisce morbido e complesso.
