Fino al 24 gennaio 2027, Genova diventa il punto d’incontro tra la pittura del Seicento e le interpretazioni contemporanee dello stile grazie a un’iniziativa che mette in relazione patrimonio artistico e ricerca nella moda. Protagonista del progetto è la mostra Giovanni Bernardo Carbone 1616-1683. Un ritrattista ‘alla moda’ nella Genova di metà Seicento, allestita nelle sale di Palazzo Nicolosio Lomellino, dimora storica situata in Via Garibaldi e parte del prestigioso sistema dei Palazzi dei Rolli. L’esposizione invita a osservare da vicino una stagione nella quale l’immagine personale assumeva un’importanza fondamentale nella vita pubblica, trasformando il modo di vestire in un mezzo per comunicare valori, aspirazioni e posizione sociale.
Dedicata per la prima volta monograficamente a Giovanni Bernardo Carbone (1616-1683), la rassegna propone una nuova occasione per approfondire il contributo di un artista che seppe interpretare con sensibilità le esigenze della committenza aristocratica genovese. Sotto la curatela di Daniele Sanguineti, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Genova e autore della più recente monografia sul pittore, il progetto riunisce circa trenta dipinti provenienti da raccolte pubbliche e private. Le opere permettono di seguire il percorso creativo dell’artista, mettendo in risalto la sua capacità di conferire ai soggetti una presenza credibile, attenta alle espressioni, agli atteggiamenti e alle sfumature caratteriali.

Le opere di Giovanni Bernardo Carbone come testimonianza della Genova del ‘600
Volti maschili, figure femminili e giovani protagonisti della società dell’epoca compongono una galleria che restituisce la varietà del mondo genovese del XVII secolo. A completare questa panoramica intervengono alcune composizioni di carattere sacro, utili a comprendere come l’interesse di Carbone per la figura umana si manifestasse anche al di fuori della committenza ritrattistica. Il suo lavoro emerge così come una testimonianza della cultura figurativa del tempo, nella quale la ricerca della somiglianza si accompagna alla volontà di trasmettere il temperamento e la dignità di ciascun individuo.
Uno degli aspetti più interessanti del percorso riguarda la possibilità di leggere i dipinti come testimonianze della cultura materiale. Le superfici dipinte restituiscono infatti un repertorio ricco di stoffe lavorate, ornamenti, acconciature elaborate e accessori, offrendo informazioni preziose sulle abitudini vestimentarie delle famiglie più influenti. L’attenzione riservata a questi elementi consente di cogliere quanto l’apparenza fosse legata alle dinamiche del potere e alla costruzione della reputazione. La scelta di un determinato tessuto, la presenza di un gioiello o la foggia di un colletto potevano contribuire a definire il profilo pubblico di chi veniva raffigurato, rendendo l’abbigliamento una componente essenziale della comunicazione visiva.

La posizione internazionale di Genova, inserita in una rete di scambi economici e culturali, favoriva inoltre la circolazione di modelli provenienti da diversi contesti europei, tra cui la Spagna, la Francia e i Paesi Bassi. Le immagini realizzate da Carbone permettono di avvicinarsi a questo universo articolato, nel quale le preferenze estetiche dialogavano con le trasformazioni della società. Il ritratto diventa così una fonte capace di raccontare non soltanto le persone, ma anche i comportamenti, le gerarchie e le aspirazioni che caratterizzavano il loro tempo.
Per approfondire questi aspetti, il progetto coinvolge Marzia Cataldi Gallo, Thessy Schoenholzer Nichols e Loredana Pessa, esperte nello studio dell’abbigliamento storico, delle stoffe e delle tradizioni sartoriali. Il loro apporto amplia la lettura delle opere, mettendo in relazione i dettagli figurativi con la conoscenza dei materiali e delle consuetudini del periodo. La visita è arricchita anche da un ambiente multimediale, costruito attraverso una parete LED e contenuti digitali, che accompagna il pubblico in un’esperienza dedicata ai codici estetici e alle pratiche legate alla cura dell’aspetto nel Seicento. Un convegno specialistico sulla ritrattistica genovese e ulteriori appuntamenti culturali completano il calendario, favorendo nuove occasioni di approfondimento e valorizzazione del patrimonio locale.
L’inserimento della filosofia di AMELIE all’interno della mostra
All’interno di questo scenario si inserisce AMELIE, realtà del Made in Italy che fonda la propria identità sul motto “no size, no age, no season”. La sua partecipazione nasce dalla volontà di contribuire a un’iniziativa capace di mettere in discussione il confine tra abbigliamento, arte e società, riportando l’attenzione sul significato che le scelte estetiche assumono nella vita delle persone. Il progetto offre infatti l’opportunità di riflettere su come il modo di vestirsi sia sempre stato connesso alla percezione di sé e al rapporto con il mondo circostante, pur assumendo funzioni diverse a seconda del contesto storico.
Nella Genova del XVII secolo, l’apparenza era regolata da convenzioni precise e contribuiva a rendere immediatamente riconoscibile la posizione di un individuo. Oggi, invece, la relazione con lo stile può essere interpretata attraverso una prospettiva più personale, nella quale la possibilità di scegliere acquista un valore centrale. È in questa evoluzione che si colloca la visione di AMELIE: non una riproposizione dei modelli del passato, ma una riflessione sulla capacità dell’abbigliamento di accompagnare il cambiamento culturale e di rispondere a esigenze individuali sempre più diversificate.


La filosofia del marchio promuove un approccio che supera le tradizionali distinzioni legate alla taglia, all’età e alla stagionalità. Lo stile viene concepito come una possibilità aperta, non subordinata a categorie prestabilite, ma costruita intorno alla personalità di chi lo indossa. In questa prospettiva, vestirsi significa poter scegliere come presentarsi, sperimentare soluzioni differenti e trovare un equilibrio tra comfort, gusto e carattere. L’eleganza si allontana così dall’idea di un modello unico da seguire e si apre a una pluralità di interpretazioni, nelle quali ogni persona può riconoscersi.
Il dialogo tra l’arte di Carbone e la moda di AMELIE
La presenza di una selezione di creazioni AMELIE su manichino all’interno dell’allestimento rende concreto questo confronto. I capi contemporanei si affiancano idealmente alle figure dipinte da Carbone, invitando il pubblico a interrogarsi sui cambiamenti intervenuti nel rapporto tra corpo, abbigliamento e rappresentazione. Il dialogo tra le opere e le proposte del marchio non si fonda sulla somiglianza delle forme, ma sulla comune capacità di comunicare attraverso ciò che viene indossato. Se i dipinti raccontano un sistema di convenzioni attraverso cui le famiglie aristocratiche affermavano la propria posizione, le creazioni attuali suggeriscono una concezione dello stile più libera e individuale.
La collaborazione assume così una dimensione culturale che supera la semplice esposizione di prodotti, inserendosi in una riflessione più ampia sul ruolo della moda nella società. Mettere in relazione epoche lontane permette di comprendere come l’abbigliamento sia stato, e continui a essere, uno strumento attraverso cui si costruiscono immagini, si esprimono appartenenze e si manifestano trasformazioni collettive. Il passato offre una prospettiva privilegiata per riconoscere l’origine di molti meccanismi legati all’apparenza, mentre il presente consente di reinterpretarli alla luce di nuovi valori.

Attraverso questa iniziativa, AMELIE rinnova il proprio impegno verso una cultura dello stile attenta alle persone e alla loro unicità, valorizzando il dialogo tra creatività contemporanea e memoria storica. L’incontro con l’opera di Giovanni Bernardo Carbone diventa un’occasione per osservare l’evoluzione del gusto e comprendere come, al di là delle differenze tra le epoche, il desiderio di raccontarsi attraverso l’abbigliamento rimanga una componente significativa dell’esperienza umana. Una riflessione che unisce arte e moda in un percorso condiviso, nel quale la tradizione non rappresenta un limite, ma un punto di partenza per immaginare nuove forme di espressione.
Immagine in evidenza: Gentildonna, Olio su tela, cm 218 x 138, 1665 circa, Collezione privata