JACOPO ETTORRE: LA LIBERTA’ DI SCRIVERE PER SE STESSI E GLI ALTRI 

Esiste una differenza tra artista e autore? Non secondo Jacopo Èt, che ritorna in veste di cantante e autore dei suoi brani con l'EP "Sammy, Cabiria, etc. etc."

Dopo aver firmato i testi di alcuni dei brani più ascoltati degli ultimi anni, Jacopo Ettorre è pronto a ritornare sulla scena musicale italiana in veste di cantante. Il suo nuovo progetto musicale, composto da 3 EP e il primo dei quali intitolato Sammy, Cabiria, etc. etc., è un viaggio alla scoperta del mondo dell’artista, che sceglie di raccontarsi attingendo dal proprio album dei ricordi.

Jacopo Ettorre, un talento destinato a farsi strada nel mondo della musica

Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt, è un artista italiano dal talento poliedrico capace di spaziare dal canto alla scrittura di testi autorali. Originario di Forlì, classe 1990, già in tenera età comincia a respira la buona musica grazie ai genitori musicisti. Con il passare degli anni, Jacopo matura la consapevolezza di voler diventare un cantante professionista, e spinto da questo desiderio, partecipa alle serate organizzate da Arena 051, un collettivo di artisti attivo a Bologna. Questa esperienza rappresenta per lui un’importante palestra di vita, come lui stesso ha definito questo periodo, permettendogli sia di avvicinarsi al genere rap che di imparare l’arte dello scrivere testi in accordo con il ritmo. Convinto di voler continuare verso questa strada, continua a viaggiare in giro per l’Italia partecipando a diverse audizioni, sostenuto anche dai suoi genitori. Poi la decisione ultima di dedicarsi unicamente alla scrittura, diventando autore di canzoni.

Da autore di successo a interprete dei suoi testi, un cerchio che si chiude con Sammy, Cabiria, etc. etc.

È nella nuova veste di autore che, nel 2015, arriva per Jacopo la prima grande occasione, collaborando insieme a Benji & Fede alla scrittura del loro primo album intitolato 20.05, subito disco di platino. Un successo sorprendente che porta anche la sua firma e grazie al quale diventa un autore molto richiesta nel settore. Parallelamente a questa attività, nel 2021 pubblica il suo primo disco Siamo Sicuri di Essere Giovani? con Garrincha Dischi, progetto a cui partecipano anche Jake La Furia e Lo Stato Sociale. La scrittura rimane però la sua principale attività, che negli anni continua a “regalargli” importanti riconoscimenti. Sono diversi gli artisti con i quali Jacopo ha collaborato negli anni: Annalisa, Baby K, Boomdabash, Coma_Cose, Dark Polo Gang, Elodie, Emis Killa, Emma, Gaia, Ghali, Jake La Furia, Laura Pausini, Lo Stato Sociale, Madame e Max Pezzali.

Il 2023 è l’anno del raggiungimento di un importante traguardo; in occasione del Festival di Sanremo è infatti autore dei brani Due di Elodie e Furore di Paola e Chiara. L’anno successivo, ritorna ben quattro brani: Tuta Gold di MahmoodFino a Qui di Alessandra AmorosoIl Cielo non ci Vuole di Fred de PalmaGoverno Punk dei Bnkr44.

Oggi, la decisione di chiudere il cerchio riproponendosi come cantante con il suo nuovo progetto musicale composto da 3 EP in uscita a distanza l’uno dall’altro. Il primo, Sammy, Cabiria, etc. etc. è uscito venerdì 10 gennaio e ogni brano rappresenta una sequenza di immagini che vanno a comporre una sorta di album dei ricordi. Una scelta, quella di ritornare sul palco, dettata sia dalle canzoni che dalla necessità di vivere la musica in modo libero. «Voglio suonare, è davvero una delle cose che mi manca di più da un po’ di anni».

Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt
Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt

«Non ho un ricordo in cui scrivere una canzone non fosse già parte della mia vita».

Ripensando alla tua infanzia, quali sono le canzoni che ti vengono alla mente e collegate a quali ricordi? 

Penso a Spain di Chick Corea e a Birdland dei Weather Report, perché mi ricordano tutti i concerti di mio papà e forse anche le prime melodie che mi si sono incollate addosso. Mi viene in mente anche Cronache di Resistenza dei Club Dogo, che ascoltavo in macchina con mia mamma – sì, me la faceva ascoltare e le piaceva pure – nei giorni di pioggia verso il liceo, quando mi innamorai totalmente del rap. Penso poi a Only You (And You Alone) dei The Platters, perché mi ricorda mio nonno Giancarlo e la sua inseparabile compilation in cassetta dal titolo Gin Tonic. E infine penso a Come Mai degli 883, con cui vinsi un concorso di canto a 6 anni, perché forse alla fine è partito un po’ tutto da lì. 

Sei diventato un autore di musica. Da cosa nasce il tuo bisogno di scrivere e come restare al passo coi tempi? 

Penso che il mio bisogno di scrivere sia nato il 28 gennaio del 1990 a Forlì, nel letto accanto al mio. Non ho un ricordo in cui scrivere una canzone non fosse già parte della mia vita. Scrivevo con mio fratello su cose assurde già da quando eravamo piccolissimi (lui era anche più bravo di me). Quando ero in prima media mio padre installò “Sonar” di Cakewalk nel computer di casa e da lì iniziai anche a registrare le prime cose da solo. Parlando di stare al passo coi tempi invece, credo di avere la fortuna di provare un sano entusiasmo nei confronti della musica nuova, delle nuove tendenze, di ciò che deve ancora succedere e caratterizzerà il mondo di domani. Ho avuto i miei momenti di retromania, ma mi ingrigiscono, quindi meglio guardare al futuro (che non significa dimenticare o sminuire il passato, ci mancherebbe). 

Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt
Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt

«Il dialogo per me è fondamentale nella scrittura, tanto che anche queste canzoni che canto io nascono da un confronto»

Scrivere per gli altri significa aprirsi al confronto. Secondo te, quando finisce l’ego di un autore e inizia invece il punto di vista del cantante? 

Secondo me fare l’autore significa cercare la miglior canzone possibile per un cantante che non sei tu; quindi, l’ego penso vada messo da parte più o meno da subito (che però non significa essere accondiscendenti su tutto, se no cosa ci stai a fare lì in studio?). Il dialogo per me è fondamentale nella scrittura, tanto che anche queste canzoni che canto io nascono da un confronto, da più punti di vista: senza Katoo (e per “Via Ricordi” aggiungo anche Federica Abbate) non esisterebbe nulla di ciò che sentite.

Ripensando ai cantanti con i quali hai lavorato – per citarne alcuni, Mahmood, Ghali, Coma_Cose, Annalisa ed Elodie – come scegli con quali artisti collaborare? Ricerchi un legame con gli interpreti delle tue parole? 

Non sono tanto io a scegliere, quanto io a essere scelto dagli artisti con cui collaboro. A meno che un artista proprio non mi piaccia, non sia minimamente compatibile con me o sia a mio modesto avviso a uno stadio troppo embrionale per considerare sensata una sessione autorale, non sono tanto schizzinoso. Mi piace pensare che una buona canzone, che abbia una sua dignità e una sua potenza, esista più o meno per tutti e che comunque abbia senso provare a scriverla (che non significa riuscirci sempre, non siamo robot). 

Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt
Jacopo Ettorre, in arte Jacopo Èt

«[…] continuo a non capire bene la differenza tra autori ed artisti. Per fortuna, questa differenza non la capiscono nemmeno in tanti altri Paesi»

Hai iniziato scrivendo per te stesso, poi la scelta di lavorare “dietro le quinte” scrivendo per altri. Cosa ti spinge oggi a chiudere il cerchio, tornando sulla scena come cantante? 

Mi ci hanno spinto banalmente le canzoni e anche la necessità di vivere la musica in modo libero, mai vincolato a un ruolo specifico. C’è chi dice che fare l’autore sia un piano B per chi non è riuscito a fare il cantante: io non sono d’accordo, anche perché continuo a non capire bene la differenza tra autori ed artisti. Per fortuna, questa differenza non la capiscono nemmeno in tanti altri Paesi, in America per primi: Sia e Frank Ocean, ad esempio, sono stati autori. In Italia siamo mediamente un po’ più schematici, o fai una cosa o ne fai un’altra. Però se chi come mestiere principale canta può scrivere, perché chi normalmente scrive non può cantare?

Il tuo nuovo progetto musicale si sviluppa in 3 capitoli. Cosa vorresti raccontare durante questo viaggio musicale? 

Me stesso, senza mettermi strani mantelli per interpretare personaggi che non mi si addicono. E per farlo ho inevitabilmente attinto alla mia vita, ai miei ricordi, ai momenti chiave e alle persone a me più care. Una speciale menzione va a mia zia Loredana e a mio zio Attilio Lolini (poeta sublime, tra l’altro) e ai loro Quaderni di Barbablù, che hanno acceso la prima scintilla e mi hanno tirato fuori le parole che cercavo. 

Sammy, Cabiria, etc. etc.: cosa ha ispirato questo EP e il suo titolo? Perché hai scelto di lanciarlo per primo? 

Il titolo del disco è ironicamente la tracklist letta di corsa, in questo momento storico abbiamo sempre un po’ tutti fretta. È anche un modo per non prendermi troppo sul serio, visto che nelle canzoni ogni tanto ho sacrificato la leggerezza per cercare qualcosa che a mio gusto suonasse profondo, intimo. Ci ho messo tanto a scrivere i brani, a volte mesi; quindi, mi faceva sorridere trovare un titolo che suonasse un po’ sbrigativo. Il primo capitolo si chiama Sammy, che è il soprannome di Sammy Jankis, canzone che apre le danze. Sammy Jankis, per chi non lo sapesse, è un personaggio immaginario del film Memento, con la memoria che dura al massimo 2 minuti. 

Sei aperto all’idea di collaborare con altri artisti, questa volta però nella tua nuova veste di cantante? 

L’ho già fatto, chi ascolta attentamente capirà.

Hai già in programma di organizzare qualche tour promozionale? 

C’è qualcosa in ballo, ancora nulla di concreto, ma assolutamente sì. Voglio suonare, è davvero una delle cose che mi manca di più da un po’ di anni a questa parte. 

Parlando di futuro, ho letto che un tuo sogno nel cassetto sarebbe quello di poter scrivere per Vasco Rossi. Quale messaggio vorresti che portasse oggi sul palco grazie a un tuo testo? 

Sarebbe bello scrivere una canzone che sappia un po’ di Emilia-Romagna, che è una terra che ho il piacere di condividere con Vasco. Io sono innamorato da sempre dell’Emilia, di Bologna, che è la mia città, e di Sestola, che è la mia valvola di sfogo in montagna (dove, tra l’altro, sono nate alcune delle mie ultime canzoni). Trovare una chiave per raccontare quei posti così speciali in modo sincero “alla Vasco maniera” mi piacerebbe tanto, non c’è dubbio.