La maglieria, si sa, ha un problema di immagine. È roba da nonne, da pullover natalizi, da quel senso di protezione un po’ borioso che ti dà un cashmere ben fatto. Poi arrivi a una sfilata come quella del Master in Creative Knitwear Design di Accademia Costume & Moda in collaborazione con Modateca Deanna, e scopri che la lana, in realtà, non è affatto rassicurante. Anzi, a volte è quasi aggressiva, o malinconica, o stranamente concettuale.
L’evento si è tenuto a Fondazione Sozzani, spazio che da sempre si conferma come cuore del panorama culturale contemporaneo. Per due giorni, il 4 e 5 giugno, è diventato il teatro di una piccola rivolta tessile. In programma c’era tutto quello che ci si aspetta: fashion show, exhibition, talk, drinks. Ma la sostanza era un’altra: quattordici studenti, quattordici capsule finali, quattro progetti in collaborazione con aziende che nella moda italiana pesano eccome. E poi una lista di partner tecnici così lunga da occupare mezza pagina di comunicato stampa – una cinquantina di nomi tra filature, maglifici, laboratori.
I ragazzi hanno preso un materiale morbido, caldo, educato – il filato – e l’hanno tirato dalla parte sbagliata. I titoli dei loro personal project sono già una dichiarazione di intenti: Born to Die (Eleonore Beeckman), Don’t grow up, it’s a trap (Viola Manzoni), Fragilmente forte (Marta Tognotti), Grammatica delle pietre (Yu Chen Xu), Leaving the Nest (Cristina Blazquez), Petra.Mia (Rosa D’Alberti). Non c’è molta voglia di rassicurare, né di fare il bello e il caldo. C’è invece l’idea che la maglieria possa essere spigolosa, concettuale, persino un po’ tragica. Come se quei fili avessero improvvisamente preso la parola per raccontare tutt’altra storia.




L’azienda come alfabeto
Tra gli industry project, i nomi pesano. Lorenzo Pezzotta ha disegnato per Brunello Cucinelli e per Sportmax, Arianna Foffano ha lavorato per Falconeri, Matteo Rosellini e Marta Tognotti per Faliero Sarti. Perché la vera scuola, in un master come questo, è proprio riuscire a far passare la tua idea dentro i muri di un’azienda che ha già un linguaggio, una grammatica, un cliente. E farlo senza tradire né te stesso né loro.
A guidare gli studenti nel lavoro sulle personal collections c’era Edward Buchanan, designer che ha saputo tenere insieme rigore e libertà. Accanto a lui, Gigi Vezzola ha seguito i progetti per Max Mara e Falconeri, mentre Simona Barbieri ha affiancato i gruppi su Brunello Cucinelli e Faliero Sarti. Non è un dettaglio da poco. In un corso che si chiama Creative Knitwear Design la creatività senza tecnica è solo fumo. E la tecnica, qui, l’hanno insegnata persone che ci lavorano da anni.




Il peso di un filo
Ma il dettaglio che colpisce di più, sfogliando la lista dei ringraziamenti, è l’elenco delle manifatture: Alpes Filati, Blu di Prussia, Lanificio Cariaggi, Steiger, Tollegno 1900, Zegna Baruffa Lane Borgosesia e decine di altre. Gente che la lana la trasforma in roba seria, che conosce il peso di un filo e la tensione di una maglia. Con loro, gli studenti hanno fatto capi che stanno in piedi da soli, che si toccano, che si indossano. Rinforzando l’idea che la maglieria, oggi, non sia né un revival né un ritorno all’artigianato come nostalgia. È un modo di pensare il tessuto come struttura, come costruzione lenta in un mondo che vuole tutto veloce. E la lentezza, oggi, è quasi un atto di ribellione.


Un punto alla volta
Poi c’è stata la sfilata. Ma le sfilate, si sa, durano pochi minuti. Un ritmo, un ordine di uscite, qualche flash. Quello che resta dopo sono i nomi dei quattordici studenti – Eleonore Beeckman, Cristina Blázquez, Rosa D’Alberti, Arianna Foffano, Emma Karlsson, Viola Manzoni, Anita Nuccioni, Ana Beatriz Pais De Sa Pinto, Valentina Pedalino, Elif Peksert, Lorenzo Pezzotta, Matteo Rosellini, Marta Tognotti, Yu Chen Xu – e l’idea che qualcuno, tra loro, tra qualche anno potrebbe non dover più spiegare che la maglieria è un linguaggio vero e proprio. E come tutti i linguaggi, può dire cose gentili o stridere. Qui ha striduto, per fortuna, facendo sentire l’impazienza di chi vuole rifare il mondo un punto alla volta.
