Alcuni progetti si concludono senza arrivare davvero a una fine, come in un cerchio che si chiude. Non è la fine, ma il punto in cui l’energia smette di essere spettacolo e si fa traccia concreta. LAUD END PRAUD lo sa bene, e per questo il 9 luglio, in Fondazione Sozzani, accadrà qualcosa che assomiglia più a una restituzione che a un evento.
Il 20 giugno, a BASE Milano, otto designer hanno trasformato altrettanti pianeti in collezioni. Non era una sfilata qualsiasi: era un sistema solare senza centro, dove ogni identità seguiva la propria orbita e nessun corpo celeste comandava gli altri. Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno sono diventati superficie, colore, texture, ma anche dichiarazione politica. Perché quando moda e attivismo si incontrano, il risultato non è mai solo estetica.




Dal simbolo ai gesti
Ora quei capi—nati da mani diverse, da storie diverse, da visioni che vanno dall’upcycling di Be Nina alla sperimentazione di BERGIE, dalla maglieria di Pecora Nera al reinventare di Simon Cracker—lasceranno la passerella per entrare in un’altra dimensione. Quella dell’asta benefica. E l’intero ricavato andrà allo Sportello Trans di ALA Milano Onlus, un presidio che ogni giorno accompagna persone transgender in percorsi di assistenza psicologica, orientamento lavorativo, supporto legale e inclusione sociale. Un modo per far sì che ciò che è stato immaginato come simbolo diventi sostegno tangibile.
La serata si aprirà con un talk che prova a mettere ordine in questo caos creativo. Federico Poletti (NextGen) modererà un dialogo tra Sara Sozzani Maino (Creative Director Fondazione Sozzani), Simone Botte (Founder Simon Cracker), Maria Aminta Daniele (PWC Milano, Casting Director), Antonia Monopoli (Responsabile dello Sportello Trans di ALA Milano Onlus) e Andrea Semeghini (VANADIO23 e creative director di LAUD END PRAUD) per analizzare il senso di un progetto che non ha mai voluto essere solo moda, ma spazio culturale, comunità, resistenza. Poi, la parola passerà a Medusa Lapesciua, che batterà l’asta vera e propria.




Oltre l’oggetto
Ci sarà chi compra un capo e chi compra un pezzo di quel sistema solare queer che, per una sera, ha fatto girare Milano su un’altra orbita. Ma tutti, anche chi si limita a esserci, parteciperanno a qualcosa che va oltre l’oggetto. Perché il gesto più radicale, a volte, è prendere ciò che è stato pensato come fugace e renderlo duraturo. Trasformando un vestito in un diritto e una passerella in un sostegno.
Crediti foto:
Art direction Alessandro Timpanaro
Fotografo Marcello Raguso
Assistente luci Fabrizio Pensare