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Lowrah, con “Malasuerte” canto la mia rinascita

Una passione per la musica che le ha permesso di coronare il suo più grande sogno, quello di diventare una cantante professionista spaziando tra i generi urban, pop e soul. "Malasuerte"? Un brano che celebra la sua rinascita artistica e personale

«[…] per me il palco è un po’ come se fosse casa, e cerco di dare tutto». Un amore per la musica, quello di Laura Fetahu, in arte Lowrah, scoperto ascoltando e ballando i brani di Whitney Houston, Bob Marley e Michael Jackson. Con il tempo è poi maturata in lei la consapevolezza di voler diventare una cantante, raccontando il suo essere artista e donna attraverso una musica senza filtri e spaziando tra i generi urban, pop e soul. Un esempio? I brani Cargo, Dimmi, Back in the Game e Malasuerte, quest’ultimo cantato per la prima volta in occasione della sua partecipazione al talent di X-Factor 2024.

«Non mi piace compararmi agli altri o vedere quello che fanno. Io guardo il mio, continuo a lavorare e faccio quello che amo fare. Quello che sarà sarà». Una giovane artista di talento e ambiziosa, con davanti a sé un futuro ancora tutto da scrivere, canzone dopo canzone.

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«Someone Like You di Adele perché grazie a questa canzone sono riuscita a cantare per la prima volta davanti agli altri»

Ripensando alla tua infanzia e adolescenza, quali sono le canzoni che ascoltavi e a quali momenti le associ? 

Da piccola ascoltavo Whitney Houston, Amy Winehouse, Bob Marley, Michael Jackson e Adele. Questi sono stati i miei cantanti di riferimento. Poi potrei citarti One Love di Bob Marley, una canzone che ascoltavo e cantavo centomila volte al giorno perché mi dava tanto, anche a livello di emozioni. In più la ballavo. Da adolescente invece, Someone Like You di Adele perché grazie a questa canzone sono riuscita a cantare per la prima volta davanti agli altri. Da piccolina ero infatti molto timida. Alle medie ho fatto però ascoltare questo brano al mio professore di musica, che mi ha chiesto poi di cantarlo in aula. Da quel giorno mi si è aperto un mondo, anche perché lui era un direttore d’orchestra e mi ha portato nei teatri a cantare. 

Quando hai maturato il desiderio di voler diventare una cantante? Sei stata supportata in questo dalla tua famiglia? 

Esattamente alle medie, proprio grazie al mio professore di musica. Per rispondere invece alla tua seconda domanda, in realtà ho ricevuto un grande sostengo da parte della mia famiglia fin da subito. Non mi hanno mai tarpato le ali, e quella fiducia mi ha dato tanto. Sono stata molto fortunata.

«Mi piacciono molto Marracash e Guè. Poi il genere urban è il mio»

Ci sono degli artisti che negli anni sono stati per te dei maestri da seguire? Ci sono degli artisti con i quali ti piacerebbe collaborare per un singolo, sia italiani che internazionali?

Assolutamente si, Rihanna. Per me lei è un’artista a 360 gradi. Mi piace il suo modo di fare musica ed è quello che vorrei portare anch’io sul palco. Poi balla, è una performer. Lei non segue per forza un genere, se vive un momento di fragilità lo scrive nei suoi testi, se sta bene parla di divertimento, se vuole fare invece la stronzetta parla anche da Bad Bitch. Mi rivedo tanto in lei e questi suoi aspetti caratteriali mi fanno sentire ancora più vicina al suo essere artista. Potrei anche citarti Beyoncé, che ho sempre ammirato proprio per il suo modo di stare sul palco.

Mi piacciono molto Marracash e Guè. Poi il genere urban è il mio. Parlando invece di cantanti un po’ più classici, se così si può dire, sicuramente ti direi Giorgia ed Elisa. E poi c’è una cosa che mi piacerebbe davvero fare, un featuring tra ragazze, perché in Italia non si vede tanto. Mi piacerebbe sperimentarlo con cantanti attuali come Rose Villain piuttosto che Anna Pepe. Secondo me si creerebbe una forza pazzesca, come mood, come vibes, come tutto. All’estero questa cosa è molto più frequente, penso a Bang Bang di Jessie J insieme ad Ariana Grande e Nicki Minaj. Invece per quanto riguarda i cantanti esteri, ad oggi direi sicuramente Kendrick Lamar e Kanye West. Si può dire tutto su di lui, però a livello di artista è un mostro. Anche Travis, mi piace tantissimo.

Parliamo della tua partecipazione ad X Factor. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa esperienza?

Quello che ti dirò è assolutamente vero. L’ultimo anno della mia vita è stato abbastanza tosto perché mi sono annullata per amore, se così si può dire. Sono passati mesi dove non mi riconoscevo, non riuscivo più a scrivere e non sapevo più dov’ero. Un giorno mi sono guardata allo specchio e ho detto Laura tu non ti fai mai mettere i piedi in testa da nessuno. Da piccola sei sempre andata dritta come un treno, adesso cerca di andare a riprenderti tutto quello che ti è stato tolto. L’esperienza di X Factor univa un po’ tutto questo.

«X Factor è un po’ come un frullatore, se così si può dire. […] Ci sono stati quelli che mi hanno compresa, altri invece no»

Terminata la tua partecipazione al talent, quali pensi sia stato il bagaglio di esperienze più importante? Guardandoti indietro, avresti fatto qualcosa di diverso?

Sicuramente il fatto di aver lavorato con professionisti e ballerini veri e super talentuosi. Per quello che vorrei fare io, il corpo di ballo era ed è fondamentale per i miei show. X Factor è un po’ come un frullatore, se così si può dire. Devi correre cercando di arrivare agli altri nel minore tempo possibile. Riuscire ad aprirsi in questi contesti fin da subito non è però facilissimo; infatti, probabilmente tante persone non mi hanno capito. Tanti invece si, diciamo che ho diviso il pubblico in due fette. Ci sono stati quelli che mi hanno compresa, altri invece no perché probabilmente mi vedevano sul palco come la ragazza forte e sicura di sé che se la tirava. In realtà no, perché per me il palco è un po’ come se fosse casa, e cerco di dare tutto mostrando la mia sicurezza. Questa cosa forse è arrivata fin troppo, mentre il mio lato più umano meno.

Rispondendo invece alla seconda domanda, ti dico che avrei fatto esattamente le stesse cose, però ovviamente serve tempo. Magari in un contesto come Amici di Maria de Filippi risulta un po’ più semplice arrivare alle persone perché vivi nella scuola per un lungo periodo. Ad X Factor  invece è più difficile per un discorso di tempo. Sono poi due contesti completamente diversi. X-Factor è seguito forse da un pubblico più adulto, rispetto magari ad Amici. Secondo me è stato un po’ un insieme di cose, farei però esattamente le stesse cose. L’importante è continuare a fare musica, crederci e arrivare alla gente giusta, la tua gente. 

Perché Paola Iezzi ha scelto te nel corso della competizione? Pensi che ci sia stata un’evoluzione nel vostro rapporto? Avete ancora occasione di sentirvi? 

Secondo me Paola si è innamorata proprio della mia sicurezza e del mio modo di cantare ballando. Essendo comunque un’amante del pop, questo genere prevede anche il saper ballare una coreografia, soprattutto all’estero. Anche se forse la cosa che ha apprezzato ancora di più è stata la mia persona. Lei mi ha capita fin da subito. Abbiamo creato un rapporto veramente unico e ci volevamo davvero bene. Ho ricevuto da parte sua un grande supporto, aiutandomi a crescere e migliorarmi. Lei oggi è una donna arrivata che si è messa l’animo in pace sul fatto che non si possa piacere a tutti. L’importante però è fare sempre quello che ci piace. Con lei mi sento spessissimo, e poi appena mi trasferirò a Milano avremo anche modo di vederci più frequentemente. Per me l’umanità vale più di ogni altra cosa. Prima devi essere umano, poi professionale. 

«Ho cominciato a scrivere e produrre la mia musica in Albania […]. Al genere rap mi sono invece avvicinata perché ho lavorato come autrice »

Parlando invece dei generi musicali che porti sul palco, quali sono stati i primi approcci a questa musica?

Ho cominciato a scrivere e produrre la mia musica in Albania, dopo essermi trasferita per circa due anni. Ho cominciato ad appassionarmi soprattutto al genere che già ascoltavo, ovvero il Reggae con Bob Marley. Poi mi sono avvicinata sempre di più alla dancehall, che è un genere molto urban, sempre giamaicano, e questo mi ha permesso di scoprire nuovi lati di me. Ho scoperto che è un genere che mi appartiene. Per quanto riguarda invece il ballo, da sempre guardo gli show di Beyoncé e di tantissimi altri cantanti, anche Dua Lipa, perché piace vedere quello che si crea tra il cantato e la performance ballata.  Al genere rap mi sono invece avvicinata sempre in Albania, perché ho lavorato come autrice. Mi capitava spesso di lavorare con artisti che facevano rap, e nel farlo ho scoperto una passione che dovevo coltivare.

Parliamo del tuo brano Malasuerte. Che tipo di amore hai voluto raccontare con questo brano?

Semplicemente un amore che è stato forte, ma che probabilmente non era destinato ad essere. Ho cercato di renderlo anche un po’ più giocoso, passami il termine, anche con il detto del principe Zarro. Con un pezzo del genere ti devi anche divertire, quindi l’ho preso un po’ alla leggerezza, come ti posso dire? Non volevo che fosse pesante. 

Hai scritto i brani DimmiBack in the Game e Cargo. Ti andrebbe di associare una parola e/o aggettivo ad ognuna di queste tue canzoni? C’è stata una tua evoluzione dal primo brano che hai pubblicato ad oggi?

Sì. Cargo è “personalità”, sicuramente. Dimmi in realtà è comunque una canzone d’amore, quindi direi “amarsi”. Back in the Game è un po’ una “rivolta”, non vorrei dire dissing perché non mi piace proprio come termine. Malasuerte è invece “rinascita”.

Sì, assolutamente. È sempre un crescere. Per me è importante evolversi sempre, non mi sento mai arrivata. Devo sempre scavare partendo da me stessa. Oggi c’è una maturità maggiore, in base anche a quello che ho vissuto.

«Per me il successo è un po’ come quel detto che se fai il lavoro che ami, non lavorerai mai un giorno della tua vita. Per me è questo, fare quello che ami. »

Cos’è per te il successo e come ti immagini tra 5 anni?

Per me il successo è un po’ come quel detto che se fai il lavoro che ami, non lavorerai mai un giorno della tua vita. Per me è questo, fare quello che ami. E poi soprattutto il fatto di poter arrivare agli altri è un successo enorme. In futuro vorrei essere sicuramente una cantante affermata, e lavoro tanto per questo perché credo che la fortuna non esista. Ho sempre pensato che se lavori sodo e sei determinata, se hai costanza e una parola fondamentale per me che è “ossessione “(quella sana), arrivi a prenderti tutto. Non posso sapere entro quando, anche perché secondo me ognuno impiega il suo tempo. Non bisogna mai sentirsi dei falliti solo perché non si è riusciti a raggiungere un traguardo in un tempo prestabilito. Per me questa cosa qua non esiste. Non mi piace compararmi agli altri o vedere quello che fanno. Io guardo il mio, continuo a lavorare e faccio quello che amo fare. Quello che sarà sarà.

Per concludere, cosa devono aspettarsi i tuoi fan da questo nuovo anno?

Sicuramente tanta tanta musica, che questa è la cosa più importante. Probabilmente un tour. Stay tuned!

Credits

Photographer Alice Possanzini 

Stylist Corinne Zoccali 

Make Up Artist Valeria Pirri 

Hair Stylist Luca Milesi

AI Filippo Schinaia

Coordinator John Cosmophonix

Studio Underground 

Set Designer Zainab Sabirh

Stylist assistant Davide Chiai