Luca Vergoni

Luca Vergoni dal buio de La scuola cattolica alla poesia di Orfeo a Venezia 82

A 26 anni l’attore romano torna a Venezia con il film visionario di Virgilio Villoresi, adattamento di Poema a fumetti di Dino Buzzati

Luca Vergoni, 26 anni, è tornato quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia con Orfeo di Virgilio Villoresi, adattamento visionario di Poema a fumetti di Dino Buzzati presentato fuori concorso. Non era la sua prima volta al Lido: nel 2021 aveva debuttato con La scuola cattolica nei panni di Angelo Izzo, ruolo intenso che gli ha portato la candidatura come Giovane Promessa ai Globi d’Oro.

Con Orfeo ha affrontato una sfida completamente diversa, lavorando con il regista sulle fasi del lutto e sul senso di abbandono del personaggio, ma anche sulla fisicità e sull’immaginario dei grandi film del passato. Sul set artigianale, tra stop motion e illusioni ottiche, racconta di essersi sentito «come tornato bambino», riscoprendo lo stupore e la concentrazione necessari a dar vita a un mondo sospeso tra realtà e sogno.

La sua carriera, iniziata quasi per caso con il teatro al liceo, è cresciuta tra cinema e palcoscenico fino a questo ritorno a Venezia, che segna una tappa significativa. Oggi Vergoni guarda al futuro con curiosità e desiderio di mettersi alla prova, mantenendo viva quella sensibilità che lo ha già reso capace di attraversare personaggi opposti, dal buio della cronaca nera a un immaginario poetico e universale.

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Intervista a Luca Vergoni, l’Orfeo di Virgilio Villoresi alla Mostra del Cinema di Venezia


Orfeo è tratto da Poema a fumetti di Dino Buzzati, un’opera visionaria e simbolica. Come hai lavorato per dare corpo a un personaggio così sospeso tra realtà, sogno e morte?


Naturalmente sono partito dalla graphic novel di Buzzati, da lì mi sono mosso per le mille
riscritture e discussioni che ci sono state sul mito, cercando, insieme a Virgilio, il nostro Orfeo;
abbiamo parlato anche delle fasi del lutto e del senso di abbandono del personaggio. Poi è arrivato
un lavoro più fisico sul set, ma già dal provino, ormai quasi tre anni fa, cercammo delle movenze di
un nobile decaduto e una recitazione che si ispirasse ai grandi film del passato.


La regia di Virgilio Villoresi fonde live action, animazione e stop motion. Come ti sei relazionato a un set così artigianale e sperimentale, in cui i confini tra reale e immaginato si mescolano continuamente?


Sono arrivato sul set con estremo entusiasmo, mi sembrava di essere tornato bambino, giocare
con la fantasia in luoghi sempre diversi è stata per me una fortuna e non ringrazierò mai
abbastanza Virgilio per avermelo permesso. Naturalmente non sono mancate le difficoltà;
bisognava tenere una concentrazione e un attenzione altissima per rendere quella stanza di pochi
metri quadrati un bosco, una villa e così via, o anche per recitare con esseri che non avrei visto se
non alla fine della lavorazione.

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«L’avvicinarsi alla sensibilità del personaggio invece è sempre stato sorprendente, come persona partivo sempre da quel che sono io e come attore pensavo di dovermi piegare al suo sentimento»


Nel film la musica è il motore del viaggio interiore di Orfeo. Quanto ti sei lasciato guidare dalla dimensione musicale per costruire il tuo personaggio?


Moltissimo, ascoltavo a ripetizione le colonne sonore di Angelo Trabace o i suoi brani originali,
ogni momento cercavo di associarlo alla sua musica. Anche sul set la musica è stata presente,
Virgilio spesso riproduceva le canzoni del film o brani musicali che aiutassero e allineassero tutti
nel lavoro.


Il regista ha detto di aver trovato in te una rara somiglianza con l’Orfeo immaginato da Buzzati, sia fisica che interiore. Come hai vissuto questo riconoscimento e quanto ti sei sentito vicino al personaggio nella tua sensibilità personale?


Sulla somiglianza fisica non ci ho mai ragionato più di tanto, mi è sempre bastato lo sguardo di
Virgilio su questo. L’avvicinarsi alla sensibilità del personaggio invece è sempre stato
sorprendente, come persona partivo sempre da quel che sono io e come attore pensavo di
dovermi piegare al suo sentimento invece molti pensieri sembravano poter coincidere con le due
persone. Inoltre, una cosa da non sottovalutare, è che la storia che abbiamo raccontato è qualcosa
che resiste e che parla agli esseri umani di ogni epoca, incluso me.

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«…la presentazione a Venezia aveva questo peso, di far riflettere il più possibile che l’educazione alla mascolinità tossica porta a eventi del genere»


Sei già stato a Venezia con La scuola cattolica, in un ruolo durissimo come Angelo Izzo. Che differenza c’è stata, per te, tra affrontare un personaggio oscuro e un protagonista poetico come Orfeo?


Le differenze sono state tantissime: il personaggio di Izzo l’ho studiato e interpretato con la
responsabilità di raccontare una storia terribile, e anche la presentazione a Venezia aveva questo
peso, di far riflettere il più possibile che l’educazione alla mascolinità tossica porta a eventi del genere; con Orfeo ho potuto sognare di più, divertirmi e commuovermi per quel mondo immaginario, ma per me estremamente reale, che Virgilio ha reso possibile.


Guardando al tuo percorso, iniziato quasi per caso con il teatro al liceo, cosa ti ha fatto capire che la recitazione sarebbe diventata davvero il tuo mestiere?


Non so bene quale sia stato il momento, da bambino immaginavo di essere più o meno qualsiasi
cosa vedessi in televisione, forse poteva essere un indizio. Però quando si è più piccoli si pensa a
seguire una traccia stabilita da una società che ti promette una vita più sicura, in matematica non
ero male e stavo per iscrivermi ad ingegneria, a un certo punto però c’è bisogno di fare e essere
quello che si vuole, tanto nessuno ha la certezza di niente nella vita. Credo di dover ringraziare
tutte le persone che mi sono state accanto per avermi regalato il coraggio necessario, famiglia e
amici.


Hai solo 26 anni ma hai già vissuto esperienze molto intense al cinema e a teatro. C’è un ruolo o un regista che sogni di incontrare nel tuo futuro artistico?


Sono estremamente curioso di ciò che mi riserverà il futuro. Avrei troppi nomi per la testa per
elencare tutti quelli con cui vorrei lavorare, registi o attori, e troppa voglia di mettermi alla prova
con ruoli sempre più difficili per pensarne a uno nello specifico. Manterrò la mia creatività e
curiosità attiva per fare questo mestiere tutta la vita.

Credits

Foto Erica Fava

Produzione Muro Productions

Location Wordlines Studio 

Press Lorella Di Carlo