Tra i giurati di Cortinametraggio anche Ludovico Tersigni, che abbiamo dovuto rincorrere sulle piste. Per tutti è Giovanni di Skam. Poi Summertime, X Factor. Ma tutto inizia nel 2014 con il film Arance & martello.
«È un film di denuncia – racconta Ludovico – che anticipa la crisi politica che stiamo vivendo e la crisi della sinistra, che non c’è più. C’è una scena dove lui minaccia la polizia con la videocamera cercando di allontanarli. E tutti alzano le mani. È la fase in cui siamo: tutti pronti a riprendere, ma se qualcuno ha bisogno d’aiuto, tirano fuori il telefono e gli fanno il video. Viviamo in una parodia di noi stessi.»


«Era una sfida e io amo imparare cose nuove. Dopo mesi di provini, ho ricevuto una busta con scritto “Sei il conduttore di X Factor 2021″»
Arance & Martello. Come sei entrato del cast?
Con Diego (Diego Bianchi, il regista, nda) avevamo già collaborato in passato. Diego sapeva che facevo teatro e aveva scritto questo personaggio, Ludovico, pensando un po’ a me. Io all’epoca ero rappresentante d’istituto, e il personaggio nel film è uno studente politicizzato, che frequenta la sezione del PD.
Diego Bianchi è tuo zio. Trattasi di nepotismo?
(ride) No, mi ha chiesto di fare un provino. Diego è il compagno di mia zia. All’inizio ero titubante: facevo teatro, un po’ di musica, ma il cinema non era nei miei piani. Poi mi ha chiamato mia cugina e mi ha detto: «Ludovico, se non fai il provino per papà, non ti parlo più». Una bambina di sette anni arrabbiata con te è la cosa peggiore che ti può succedere nella vita. E così ho accettato. Ho studiato le battute, ho fatto il provino con Gabriella Giannattasi, una casting che stimo molto, ed è andata bene. Da lì ho capito che fare le cose con leggerezza e divertimento aiuta.
Dopo il cinema, la conduzione di X Factor. Un salto non da poco…
Sì, infatti! X Factor aveva voglia di cambiare volto e puntare sui giovani. Io ero in una fase di distacco dal mondo cinematografico e televisivo, usavo addirittura un cellulare con i tasti per non stare su Instagram e WhatsApp. Poi mi chiama Ludovico Bessegato, il regista con cui ho lavorato a Skam Italia, e mi dice: «Ludo, ma ti cercano tutti, che fine hai fatto? La tua agenzia non sa come contattarti. Ti vorrebbero per fare un provino per X-Factor». Gli dico: «dai Ludo, finiscila». Pensavo fosse uno scherzo, ma poi ho ricevuto la chiamata di Eliana Guerra, che curava il programma, e ho capito che era vero. Mi sono detto: perché no? Era una sfida e io amo imparare cose nuove. Dopo mesi di provini, ho ricevuto una busta con scritto “Sei il conduttore di X Factor 2021”. È stata un’emozione incredibile. Su un palco davanti a 20 mila persone. La busta di X Factor ce l’ho ancora sul comodino…

«La scrittura, per me, è una valvola di sfogo, un modo per esprimermi e connettermi con altri che condividono questa passione»
Hai anche scritto un libro, Ci vediamo oltre l’orizzonte. Sembra il titolo del tuo modo di vivere…
Scrivo da sempre, per passione. Poesie, fiabe, racconti brevi. Ho frequentato il liceo classico e gli studi mi hanno ispirato molto.
La scrittura, per me, è una valvola di sfogo, un modo per esprimermi e connettermi con altri che condividono questa passione. Questo libro, in particolare, è stato un modo per lasciare un segno. L’ho scritto per me e per i miei amici, per creare un piccolo spazio nella letteratura a cui possiamo sempre tornare. Una raccolta di pensieri e sentimenti tratti dal mio diario, che ho cercato di trasformare in un personaggio che rappresentasse la mia generazione. Fuerteventura, l’isola magica dove noi amici ci siamo ritrovati, è un simbolo del viaggio interiore che tutti facciamo, un luogo dove ci liberiamo dal tempo e ci connettiamo con il mondo.
Hai mai pensato di scrivere sceneggiature?
Sì, ho già scritto un paio di cortometraggi. A volte mi vengono in mente delle storie e devo buttarle giù subito, altrimenti svaniscono. Una l’ho ambientato a Ponza, una commedia ispirata a un viaggio con amici. L’ho fatto leggere a un mio amico regista e gli è piaciuto molto. La sceneggiatura è un mezzo interessante, specialmente per gli attori: scrivere aiuta a immedesimarsi nei personaggi.
Hai un rapporto speciale con il mare. Vela, surf… Cosa rappresenta per te?
Il mare per me è intenso e amichevole, ma va rispettato. Ho sempre vissuto a contatto con l’acqua, tra Nettuno e Anzio. Ho provato il surf, mi piace anche andare a vela. E poi c’è l’idea del viaggio, dell’esplorazione. Se dovessi fare un “punto nave” della mia vita, direi che mi sono allontanato un po’ dalla costa. I primi anni navighi lungo riva per sicurezza, ma ora sento il bisogno di esplorare.


«L’India è un posto meraviglioso, ma non è solo un luogo, è anche uno stato mentale. La mia India è qui, dentro di me»
E il Tersigni che faceva il rappresentante d’istituto, dov’è finito?
È ancora qui, sotto questo maglione rosso! Crescendo, ho capito che la nostra capacità di cambiare il mondo è limitata. Ma sono convinto che possiamo iniziare aiutando noi stessi. Se coltiviamo la nostra pace interiore, possiamo affrontare meglio le ansie e le frustrazioni.
Il tuo libro si conclude in India. Cosa hai trovato lì?
I colori, i suoni, la lentezza, un senso di profonda trasformazione. Sono stato due volte in India, in un piccolo villaggio del sud, a studiare yoga con un maestro italiano. Lì il tempo scorre diversamente, è come il tempo di Carlo Rovelli che si dilata e si contrae. Lo yoga è stato un’esperienza totalizzante, ti cambia per sempre; una disciplina impegnativa, un fuoco sacro che ti spinge oltre i tuoi limiti. Ho praticato anche sei ore al giorno, a volte mi veniva la febbre!
Se ti dicessi che non esistono terre pure e terre impure, ma tutto dipende dal cuore di chi le abita?
Sarei assolutamente d’accordo. L’India è un posto meraviglioso, ma non è solo un luogo, è anche uno stato mentale. La mia India è qui, dentro di me.
Credits – Cortinametraggio
Photographer Anna D’Agostino
Stylist Alex Sinato