La pittura di Yanma Fofana si muove su un filo sottile: quello tra ciò che si ricorda e ciò che si cancella. Le sue tele non raccontano storie compiute, piuttosto le accennano, lasciando che le figure emergano per poi perdersi di nuovo in velature e stratificazioni. È un lavoro che parte dalla famiglia, intesa non come album di ricordi nitidi ma come territorio instabile, fatto di presenze che sfumano e spazi che si sottraggono. Così la giovane artista francese, classe 1999, ha conquistato Amoako Boafo, che l’ha scelta come prima vincitrice del MAISON PERRIER® Art Prize.
Fofana si è formata alle Beaux-Arts de Paris, ma il suo sguardo si è allargato durante gli studi all’Otis College of Art and Design di Los Angeles e all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Tre città, tre scuole, tre modi diversi di intendere la pittura. Eppure la sua ricerca non è il frutto di una sintesi, semmai di una tensione. I corpi che dipinge sono spesso trattenuti, sfocati, colti in un momento di passaggio tra l’apparire e lo sparire. Le figure appaiono frammentate o tenute a distanza, immerse in ambienti che oscillano tra il costruito e l’incerto. È una pratica che procede per sottrazioni, dove il colore — e in particolare il viola che caratterizza le opere recenti — contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, tra l’intimo e l’onirico.



Da Parigi ad Accra: il premio e il suo percorso
Il MAISON PERRIER® Art Prize è nato con l’ambizione di favorire lo scambio artistico su scala globale e la risposta è stata ampia: oltre seicento candidature da ottanta paesi diversi. Molti partecipanti vantano background binazionali o multiculturali, un dato che dice qualcosa su come le identità creative siano oggi sempre più fluide e mescolate.
La selezione dei finalisti è stata affidata a una giuria internazionale di peso: Laurent Le Bon, Cathia Lawson-Hall, Fabrice Bousteau, Thomas E. Moore III e Jimena Blázquez Abascal. A loro il compito di restringere il campo a un gruppo di finalisti eccezionali. Poi la scelta finale è stata lasciata a Boafo, che ha riconosciuto in Fofana “una voce artistica singolare che riflette originalità e una visione avvincente per il futuro”.
Il premio che l’aspetta è fatto di cose concrete: quarantamila euro di compenso, una mentorship dedicata con Boafo e una residenza di sei settimane presso dot.ateliers ad Accra, in Ghana. Lo spazio è stato fondato dallo stesso Boafo per incoraggiare il dialogo, la sperimentazione e lo scambio culturale. Per un’artista che lavora sulla memoria e sull’erosione delle immagini, il cambio di geografia — da Parigi a una città che negli ultimi anni è diventata un polo dell’arte contemporanea africana — potrebbe rivelarsi decisivo. A partire dal 2027, Fofana collaborerà anche a un packaging in edizione limitata per MAISON PERRIER®, affiancata in questo da Boafo che firmerà il suo. Due visioni, due generazioni, una accanto all’altra su un prodotto destinato a un pubblico globale.

MAISON PERRIER e l’arte come incontro
Che un’azienda di bevande scelga di investire in un progetto del genere potrebbe sembrare un’operazione di marketing, ma c’è un’altra lettura possibile. MAISON PERRIER®, che dal 2024 ha ampliato la propria offerta con una gamma di bevande, ha scelto di affiancare all’innovazione di prodotto un impegno nel sostegno alla creatività contemporanea. Non si tratta di una sponsorizzazione occasionale, ma di un percorso strutturato che mette al centro il talento emergente e la possibilità di sviluppare, collaborare e condividere il proprio lavoro con un pubblico più ampio.
Boafo, del resto, sa cosa significa essere scoperti. I suoi ritratti dipinti a dito su fondi monocromatici hanno fatto il giro del mondo e oggi sono nelle collezioni di istituzioni come il Centre Pompidou, il Tate Modern e il Guggenheim. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Vienna, dove nel 2017 ha vinto il Walter Koschatzky Art Prize, e le sue opere sono state esposte al Museo del Belvedere, alla Kunsthalle di Vienna, al Seattle Art Museum e al Museum of the African Diaspora di San Francisco, tra gli altri. Probabilmente è per questo che ha accolto con entusiasmo l’idea di fare da mentore: non per insegnare un metodo, ma per aprire uno spazio in cui l’altro possa trovare la propria strada.
Ora quella strada porta Yanma Fofana ad Accra. Chissà che la distanza da Parigi, il contatto con un contesto diverso, il confronto con Boafo non le consentano di scavare ancora più a fondo in quel territorio instabile che è la memoria familiare. La sua pittura, fatta di sottrazioni e apparizioni, sembra già pronta a lasciarsi trasformare.