In occasione dell’evento di lancio di Next Gen Beauty Magazine, lo speciale di Next Gen Magazine, nuovo punto di riferimento nel mondo della bellezza e del benessere, Margherita Vercesi e Anna-Maria Stefini sono state le artiste protagoniste di una sessione esclusiva di live sketching.
Le due illustratrici hanno avuto l’opportunità di reinterpretare in tempo reale l’evento, traendo ispirazione dall’atmosfera vivace e dalle molteplici personalità presenti. L’inaugurazione ha riunito diversi professionisti del settore, creando un contesto stimolante per esplorare il legame tra l’arte visiva e il mondo della bellezza. Le illustrazioni di Margherita e Anna-Maria non solo hanno catturato l’essenza dell’evento, ma hanno anche messo in luce le sfumature umane e le interazioni che lo caratterizzavano, dando forma visiva a un momento in continua evoluzione. Con il loro approccio unico, hanno reso tangibili emozioni ed esperienze, traducendo la realtà in immagini attraverso stili differenti ma complementari.
In questa intervista, ci raccontano il loro percorso nell’illustrazione, il rapporto con le tecniche tradizionali e digitali, e le influenze artistiche che ne hanno plasmato la visione, offrendo uno spunto interessante sul ruolo dell’illustrazione nell’era contemporanea.


Come hai iniziato il tuo percorso nel mondo dell’illustrazione?
Margherita: Il mio percorso nell’arte è iniziato da bambina, quando ero timida e introversa e passavo molto tempo da sola. Ho cominciato a disegnare per divertirmi e non ho più smesso. Ho sempre avuto una naturale inclinazione per il disegno e la rappresentazione. Anche mio fratello ha lo stesso “dono”, quindi si può dire che sia una cosa di famiglia. Dopo aver frequentato il liceo classico, ho deciso di studiare arte. All’università, studiando Scienze dei beni culturali, ho capito che volevo approfondire la storia e le applicazioni dell’arte, così nel 2020 mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di pittura.

Anna-Maria: anche io ho amato il disegno fin da piccola, perché permette di creare dal nulla il proprio mondo, e di averlo davanti agli occhi. Crescendo, ho sentito l’esigenza di affinare la tecnica per riuscire a trasferire con efficacia sulla carta le tante idee che avevo in testa. Dedicando tempo a migliorarmi, mi sono appassionata sempre di più e ho capito che l’illustrazione per me poteva avere anche un potenziale a livello professionale.

Hai un medium o una tecnica preferita? Perché?
Margherita: Per molti anni ho lavorato principalmente con illustrazione, china, acquerello e acrilico, ma ultimamente mi piace molto lavorare con il video, la fotografia e le arti digitali, in particolare con TouchDesigner. Mi sto anche appassionando alla ceramica.

Anna-Maria: Preferisco sicuramente il disegno su carta rispetto al digitale, perché amo il contatto diretto con ciò che sto facendo: il tavolo pieno di colori, i gesti diversi a seconda della tecnica, il non poter cancellare ma dover accettare i propri errori. Tra le varie tecniche, ho un debole per acquarelli e gouache, perché la presenza dell’acqua fa in modo che il colore abbia vita propria, e così il risultato ha sempre una percentuale di imprevedibilità. Le tecniche digitali offrono molte possibilità e io stessa le utilizzo per alcuni studi, per la postproduzione di lavori cartacei, per progetti più grafici. Di per sé mi divertono e sono utili, ma non mi rappresentano.

Come definiresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel tempo?
Margherita: Il mio stile artistico è transdisciplinare. Ho fatto progetti più tradizionali, lavorando con la pittura figurativa, altri invece sono molto più concettuali. In ambito digitale sto realizzando installazioni multimediali sensoriali, che reagiscono al suono e al movimento.

Anna-Maria: Penso che il mio genere si possa definire in generale illustrazione pittorica, ma devo ammettere che ho sempre fatto fatica a incasellarmi in uno stile e il mio lavoro è molto eterogeneo. Amo gli accostamenti cromatici forti e le immagini d’impatto, e il mix di varie tecniche, ne sperimento sempre di nuove. Mi piacerebbe anche uscire dall’ambito pittorico ed esplorare anche cose completamente nuove, in particolare la scultura.

C’è un tema o un messaggio che cerchi di trasmettere attraverso il tuo lavoro?
Margherita: Il mio tema d’interesse è la liminalità, la soglia, lo spazio di transizione. Ricerco, e tento di trasmettere, qualcosa che rimandi alla sospensione temporale, al viaggio nel tempo, all’interconnessione interpersonale e allo sdoppiamento dell’ Io e dell’Altro. Amo la complessità umana e tutte le sue sfaccettature, indagate al di fuori di schemi pregressi.

Anna-Maria: Una volta, il mio psicologo mi disse che da tutti i miei lavori traspariva una sorta di malessere o tormento. Penso che sia vero, ma in senso positivo: c’è sempre un’urgenza, un bisogno di comunicare qualcosa, bello o brutto che sia. Per me è importante non censurare i moti interiori, ma essere sincera.

C’è una figura o un artista che ha influenzato profondamente la tua carriera?
Margherita: Dominique Gonzalez-Foerster, artista multidisciplinare che opera nell’ambito dell’arte relazionale. Spesso realizza degli ambienti atemporali, aspaziali: delle narrazioni, mondi alternativi alla realtà. Uno dei miei lavori preferiti è TH2058, realizzato alla Turbine Hall della Tate Gallery di Londra.
Anna-Maria: Sono influenzata da molti artisti, se devo citarne uno, direi Lorenzo Mattotti. Quando ho letto per la prima volta la sua graphic novel Fuochi, ho capito quanto l’illustrazione e il fumetto possano avere valore artistico e comunicare tantissimo a livello emotivo.
Com’è il tuo rapporto con i social media e le piattaforme online, e come influiscono sulla tua carriera?
Margherita: Ho un buon rapporto con i social media. Per mia natura e attitudine mi piace mettere in mostra sia quello che faccio sia me stessa, sono un po’ vanitosa. Credo sia fondamentale mantenere una presenza costante e dinamica sui social al giorno d’oggi: è utile per creare un display del proprio lavoro e per creare connessioni professionali.

Anna-Maria: Non ho mai avuto social durante l’adolescenza. Ho aperto un profilo Instagram proprio per postare i miei disegni, senza particolari aspettative, ma con il desiderio di condividere questa parte di me con gli altri. I social sono un’ottima piattaforma per farsi conoscere e rappresentano un’opportunità per gli artisti, ma il prezzo da pagare è il dover seguire le logiche dell’algoritmo e dei trend, rischiando di snaturare il proprio lavoro. Io sono ancora titubante, ma vorrei lanciarmi di più.

Cosa ne pensi del futuro dell’illustrazione nell’era digitale?
Margherita: Attualmente sto sperimentando moltissimo con linguaggi di programmazione come TouchDesigner, oppure modellazione 3D come Blender. È estremamente affascinante vedere come dei dati, degli input, possano creare qualcosa di estetico, dinamico, e completamente immerso nell’ambiente.
Anna-Maria: Il grosso elefante nella stanza è l’Intelligenza artificiale, tra adepti e disfattisti io la penso così: finché le persone avranno voglia di comunicare attraverso il disegno, continueranno a farlo, e l’illustrazione vivrà. Trovo riduttivo legare il destino dell’arte e dell’illustrazione solo a quello del mercato del lavoro. Pensandola così, allora l’illustrazione sarebbe già morta, ma io voglio credere che sia molto di più.

Quali sono i tuoi progetti futuri o i tuoi prossimi obiettivi professionali?
Margherita: Sono in cantiere dei progetti e mostre con i lavori audiovisivi che sto realizzando con TouchDesigner. Sto, inoltre, lavorando alla creazione di un collettivo interdisciplinare, Amniotico, che metta in connessione ambiti diversissimi. Ci sono tante idee, e altrettanta pazienza per vederle realizzate.
Anna-Maria: Mi piacerebbe collaborare con qualche casa editrice. A livello personale, sto cercando di riprendere la pittura a olio. È una tecnica intima e contemplativa, sto cercando il giusto approccio per realizzare dei ritratti in serie. Credo fermamente nella ritrattistica: ci sarà sempre un modo diverso per raccontare un volto.
Immagine in apertura: Illustrazione di Anna-Maria Stefini intitolata Peste