Al MiArt 2025 si respira aria di primavera e di morbido languore. Anche l’arte è in attesa, e più che prevedere e interpretare cambiamenti geopolitici e culturali che avvengono assai rapidamente di questi giorni, riflette su se stessa e riscopre medium tradizionali, tra sculture tessili e molta, moltissima pittura e scultura.
Jannick Deslaurier
È il caso di Jannick Deslaurier, artista canadese che espone per la prima volta il suo lavoro in Europa per la galleria STEMS di Brussel. La sua fontana, riproduzione a dimensioni reali della medesima nella città di Montreal, è interamente realizzata in tessuto e priva di uno scheletro interno di supporto. Pende dal soffitto della fiera come un ricordo, un fantasma sbiadito dell’originale. E ci invita a riflettere sulla natura effimera degli oggetti e della vita stessa.

Bertozzi e Casoni Scolapiatti
Si attesta sulle stesse vibrazioni esistenziali l’opera di Bertozzi e Casoni Scolapiatti, se pur con un registro più irriverente e giocoso. Stoviglie bianchissime sono intaccate e rotte dalla forza di muffe e funghi che le sovrastano, una foresta dalle chiome gialle puntellate di nero. È la natura che sottrae all’uomo quando viene a mancare la cura. L’oggetto esiste in quanto tale solo quando è pensato e usato funzionalmente, ma la natura non pensa secondo algoritmi, piuttosto agisce secondo oscure forze e intenzioni. Di conseguenza tutto può diventare substrato per la vita.

KILL THE WORKERS, Janice Kerbel
KILL THE WORKERS, così grida Janice Kerbel su uno sfondo bianco sovrastato da un quadrato grigio e un rettangolo giallo che richiamano alla memoria Mondriaan. Un font minimale dalle proporzioni post-industriali ma con delle grazie cinematografiche à la Kill Bill si permette di esprimere un pensiero latente nella cultura almeno dal Capitale di Marx e si permette di esprimerlo con modalità affini alla Divine diretta da John Waters in Pink Flamingos.

Suzanne in a Yellow Hotel Room
Suzanne in a Yellow Hotel Room riprende l’illuminazione che qualsiasi ragazza ha dovuto subire quando invitata per la prima volta a dormire nella camera del fidanzato eterosessuale. Caciara a parte, la foto fa parte di un ciclo scattato in Messico dall’artista Nan Goldin in cui le tonalità bruciate del tramonto animano di sensualità istantanee connotate per soavità e intimità dei soggetti e delle situazioni rappresentate. Quasi come se il calore della luce naturale del Centro America attraversasse i muri delle case e imponesse le sue tonalità cromatiche anche dentro, edifici e persone.

Immagine in copertina: credit MiArt