Due mostre per riscoprire il dialogo creativo tra couturier e artisti

Il Victoria and Albert Museum ospita Schiaparelli: Fashion Becomes Art, mentre al Museo del Tessuto di Prato è in programma Alaïa e Balenciaga. Scultori della forma

Dal V&A Museum di Londra al Museo del Tessuto di Prato, inizia una stagione museale dominata da un tema che attraversa la storia del costume e delle arti visive: il dialogo tra moda e arte, tra gesto sartoriale e pensiero estetico. Due mostre – Schiaparelli: Fashion Becomes Art e Alaïa e Balenciaga. Scultori della forma – raccontano come la moda diventi linguaggio artistico, scultura, performance e cultura materiale.

Schiaparelli
Schiaparelli di Daniel Roseberry. Abito a colonna lungo, collezione Matador Couture.
Haute couture Autunno Inverno 2021 2022. Crêpe di lana. Collana in ottone dorato adornata con strass a forma di polmoni. Patrimonio Schiaparelli, Parigi

Elsa Schiaparelli, la couturière surrealista che trasformò la moda in visione

Fino al 1 novembre 2026, il Victoria and Albert Museum ospita Schiaparelli: Fashion Becomes Art, la prima mostra mai dedicata nel Regno Unito alla designer italiana che cambiò per sempre i confini della couture. Il percorso, allestito nella Sainsbury Gallery, attraversa un secolo di immaginazione – dagli abiti dadaisti degli anni Trenta fino alle creazioni scultoree di Daniel Roseberry, attuale direttore creativo della Maison. La mostra ripercorre l’universo creativo di Schiaparelli come una costellazione in cui moda, pittura e teatro si fondono in un’unica esperienza sensoriale. Esposti oltre 200 oggetti, tra cui abiti, accessori, gioielli, dipinti, fotografie, sculture, arredi, profumi e materiali d’archivio. La ricchezza di media, stili e tematiche rende omaggio all’infinita creatività della Maison Schiaparelli, come i celebri Skeleton Dress e Tears Dress realizzati con Salvador Dalí, i disegni di Jean Cocteau, le fotografie di Man Ray e le opere di Picasso e Giacometti raccontano una stagione irripetibile in cui il corpo femminile diventava materia di sperimentazione poetica. Schiaparelli è stata, più di ogni altra, un’artista che ha usato la moda come mezzo di espressione plastica e intellettuale: dalle silhouette scultoree ai cappelli-oggetto, fino ai profumi e ai packaging come opere concettuali. «Nei momenti difficili, la moda è sempre audace», scriveva la designer – una dichiarazione che il V&A restituisce oggi come manifesto della sua attualità.

E quasi a contrappunto di questa mostra la Maison Schiaparelli sostiene Man Ray: When Objects Dream, la grande retrospettiva che il Metropolitan Museum of Art dedica all’artista americano (fino al 1 febbraio 2026). Un’esposizione che riunisce oltre 150 opere – dai rayographs ai film, fino agli oggetti dadaisti – per restituire l’energia visionaria di un autore che, come Schiaparelli, trasformò l’ordinario in straordinario. L’incontro tra Elsa e Man Ray, avvenuto nel 1919 e consolidatosi nella Parigi degli anni Trenta, rappresenta una delle alleanze più fertili del secolo scorso: lei, couturière-filosofo; lui, fotografo e alchimista dell’immagine. Insieme costruirono un’estetica dell’illusione in cui la moda diventa immagine mentale, sogno, metamorfosi. Sostenendo la mostra newyorkese, la Maison Schiaparelli riafferma la continuità di questo legame. Come ricorda Daniel Roseberry, attuale erede della visione surrealista: «Man Ray, come Elsa, sfumava i confini tra moda e arte: prima che la moda diventasse industria, era soprattutto un’attività artistica».

Cappotto lungo fino alla caviglia in jersey di seta nera con profili di volti che formano un vaso pieno di rose, Elsa Schiaparelli, Jean Cocteau e Lesage, Londra, 1937, Victoria and Albert Museum, Londra

Alaïa e Balenciaga: la forma come scultura

Se Schiaparelli incarna la dimensione onirica del dialogo moda-arte, Alaïa e Balenciaga. Scultori della forma – in programma al Museo del Tessuto di Prato (fino al 3 maggio 2026) esplora la sua dimensione plastica e architettonica. Curata da Olivier Saillard e realizzata in collaborazione con la Fondazione Azzedine Alaïa, la mostra celebra il cinquantesimo anniversario del museo toscano con un progetto che mette in risonanza due maestri assoluti della couture francese: Cristóbal Balenciaga e Azzedine Alaïa.

Balenciaga
A sinistra: Balenciaga, Haute Couture Autunno Inverno 1961
A destra: ALAÏA, Couture Autunno Invern 2011, Ph. Stéphane Aït Ouarab

Questo dialogo nasce già nel 1968 quando la Maison Balenciaga chiuse definitivamente, il giovane stilista emergente Alaïa venne chiamato da Mademoiselle Renée – che aveva trascorso diversi decenni al servizio della Maison come vicedirettore generale – a scegliere una selezione di creazioni del Maestro, perché solo le sue mani avrebbero saputo rielaborarle e rinnovarle, senza tradirle. Il giovane Alaïa restò talmente stupito dalle forme, dall’architettura dei tagli e dall’abilità tecnica di ogni capo, che da allora coltivò un profondo rispetto per la storia della moda e considerò l’incontro con il lavoro di Balenciaga il punto di partenza per la riscoperta dei grandi maestri del taglio. Cinquanta abiti – venticinque per ciascun couturier si fronteggiano come sculture vive, in un confronto di volumi, tagli e proporzioni che rimanda al dialogo tra materia e corpo tipico della scultura classica. Come raccontava Alaïa: «È in quel periodo che ho iniziato a prendere coscienza del fatto che la moda è un patrimonio culturale.» Questa frase racchiude lo spirito di un’esposizione che, accanto ai capolavori sartoriali, invita a riflettere sulla moda come forma di sapere e trasmissione. Dalla giacca del 1938 di Balenciaga allo spencer couture di Alaïa del 1986, ogni capo diventa una lezione di equilibrio tra rigore e sensualità.

Alaia
A sinistra: Balenciaga, Haute Couture Autunno Inverno 1967
A destra: ALAÏA, Couture Autunno Inverno 2010, Ph. Stéphane Aït Ouarab

In modi diversi, le due mostre restituiscono un dato importante: la moda è un linguaggio culturale in costante dialogo con le arti. Schiaparelli trasformò la couture in un laboratorio surrealista, mentre Balenciaga e Alaïa la scolpirono come materia viva. Dal V&A di Londra al Museo del Tessuto di Prato, la moda torna così a essere ciò che Elsa Schiaparelli intuì quasi un secolo fa: una forma d’arte capace di pensare, sognare e trasformare il mondo.