Dalle vette delle classifiche mondiali con classici senza tempo come Sexbomb e Horny, fino ai palchi più prestigiosi della club culture internazionale, Mousse T. non è solo un produttore nominato ai Grammy: è il vero custode del groove. Con oltre trent’anni di carriera e la sua leggendaria etichetta Peppermint Jam, l’icona tedesca continua a ridefinire il concetto di House Music con un tocco unico e inimitabile.
Mentre si prepara a far ballare l’Italia il 25 dicembre al Discoextravaganza (La Serra, Civitanova Marche), lo abbiamo incontrato per parlare del suo legame speciale con il nostro Paese, della sua storia d’amore con il funk e di cosa significhi rimanere una colonna portante della scena elettronica nel 2025.

«La musica italiana è stata, ed è tuttora, molto influente; ha giocato un ruolo enorme nella mia formazione musicale»
Passerai il Natale in Italia quest’anno, esibendoti al Discoextravaganza. Che rapporto hai con il pubblico italiano e perché hai scelto di trascorrere una notte così speciale proprio qui?
Sì, non vedo l’ora di passare il Natale nella Bella Italia. Ho un legame speciale con la vostra cultura. Ho vissuto vicino a Firenze per circa 18 anni e l’Italia è sempre stata fantastica per la mia musica. Amo il grande rispetto che avete per gli artisti, lo si vede in eventi come Sanremo. Ho conosciuto Tommy Soul qualche tempo fa a Londra, quando mi ha invitato, sapevo che sarebbe stata una serata ‘soulful’ di sicuro, ed è tutto ciò di cui hai
bisogno per un Natale perfetto.
Qual è la traccia natalizia definitiva che pensi di suonare per far impazzire la folla al Discoextravaganza?
Lasciate che vi dica una cosa: non sarà ‘Last Christmas’. Sarà una sorpresa…
L’Italia ha una storia leggendaria con la “Italo House” e il disco music. In che modo la musica dance italiana ha influenzato il tuo “shizzle touch” nel corso dei decenni?
La musica italiana è stata, ed è tuttora, molto influente; ha giocato un ruolo enorme nella mia formazione musicale. Se lavori nel mondo dei club, sei influenzato al 100% dal modo italiano di fare disco e house. E ancora prima, c’erano artisti come Mauro Malavasi con il progetto Change, che ha avuto un successo globale. Ho assorbito tutte queste influenze e probabilmente ora fanno parte del mio DNA; quindi, il mio ‘Shizzle’ ha sicuramente radici italiane.
Peppermint Jam ha festeggiato da poco i 30 anni, un traguardo enorme. In un’industria che corre così veloce, qual è il segreto per mantenere un’etichetta rispettata e rilevante per tre decenni?
Potrebbe sembrare banale, ma lo facciamo per amore della musica. L’industria oggi si muove velocemente, ma non è sempre stato così. Costruendo un catalogo musicale forte in un lungo periodo di tempo – che rappresenta la spina dorsale dell’azienda – abbiamo creato una base solida per andare avanti. Ora stiamo firmando molta nuova musica e aiutiamo i nuovi artisti nel loro percorso. Inoltre, tutto va e viene a ondate, quindi non bisogna spaventarsi se ci sono periodi ‘di magra’. Ora la gente vuole sentire di nuovo musica soulful e positiva, di quella che ti fa sorridere… quindi eccoci di nuovo qui!

«Non serve essere il cantante migliore o il più preparato tecnicamente, mi basta una personalità molto speciale»
Recentemente hai lavorato a un remix per la leggenda Bootsy Collins. Come ci si approccia al remix di un “Dio del Funk” rendendolo adatto ai dancefloor del 2025?
Io e Bootsy ci conosciamo da tantissimo tempo. Ho avuto il piacere di produrre due album per lui negli anni ’90. Siamo rimasti regolarmente in contatto e quando mi ha chiamato per un mix del nuovo brano ‘Bubble Pop’, ovviamente ho accettato subito. È un mostro funk bellissimo con la partecipazione di Ice Cube. Gli ho solo dato un piccolo tocco per i dancefloor, anche se resta un pezzo mid-tempo. Ascoltate un brano che abbiamo fatto all’epoca, The Mothership: è come se i Daft Punk facessero funk!
Da Sexbomb con Tom Jones al tuo ultimo remix per Ada Morghe, hai lavorato con vocalist incredibili. Cosa cerchi in una voce prima di collaborare?
Come forse saprete, ho un debole per le grandi voci. Oggi cerco qualcosa di speciale, quasi un marchio di fabbrica che non ho mai sentito prima. Non serve essere il cantante migliore o il più preparato tecnicamente, mi basta una personalità molto speciale.
Sei considerato un vero modello per la House Music in Europa. Guardando la scena attuale, quali nuovi artisti pensi stiano portando avanti correttamente l’eredità “soulful”?
Mi piacciono ancora i ragazzi della ‘vecchia scuola’ quando si tratta di produrre un buon disco house. Detto questo, ci sono incredibili selezionatori e DJ che mi entusiasmano molto, come Minna, Kirollus e Tonna Disco.
Dopo l’Italia, andrai in Australia e Asia. Come riesci a mantenere alta l’energia creativa durante i tour mondiali dopo 30 anni di carriera?
In realtà, subito dopo la Bella Italia, suonerò a Marrakech, Manchester, Londra e Tulum, prima di dirigermi in Australia e Asia per il tour di Glitterbox a gennaio. Viaggiare può essere stancante, ma l’energia nei club e quella che ricevo dal pubblico mi gratifica enormemente. Mi sento fortunato a poterlo fare ancora. Inoltre, incontrare tutte queste belle persone e colleghi DJ mi dà continui input per la musica del futuro. È un vantaggio per tutti.
