La cucina in Italia ha un’anima molteplice e versatile, con la capacità di essere sia memorabile che sorprendente per le possibilità che ancora oggi offre. Nella sua costante innovazione, la tradizione gioca un ruolo decisivo che non va letto in quanto limite, piuttosto come opportunità per sperimentare una nuova esperienza con i più famosi piatti italiani.
A Seregno, nel cuore della Brianza, vi sono quattro realtà con alle spalle una struttura imprenditoriale come la Whim Group, guidata da Nicolò Caparra, che vede nel suo modello di ristorazione una serie di format specifici e distinti, che rispettano l’identità dei prodotti scelti nei suoi locali, valorizzano la qualità e restituiscono merito e pregio al territorio. Un percorso che inizia dal 2022 e si conclude, almeno per ora, nel 2025, dimostrando attenzione nei confronti delle materie prime, delle richieste della clientela e degli ambienti che la accoglie, formali e mai scontati nelle loro proposte.
L’idea è chiara e consapevole delle prospettive future che i suoi locali devono mantenere. Secondo il giovane imprenditore, «l’obiettivo resta sempre lo stesso: pochi piatti, fatti bene, con materie prime riconoscibili e filiera chiara. Non mi interessa stupire con effetti speciali, ma sorprendere con la qualità, la coerenza e la semplicità fatta bene».

Fine Pizza: la pizza “fine” tra leggerezza e digeribilità
La prima tappa del percorso di Caparra valorizza il piatto principe italiano, riproposto in chiave sottile, croccante, che fa della leggerezza e della digeribilità gli elementi distintivi di un’esperienza gustosa e appagante. È con Fine Pizza, infatti, che il concetto di “fine” ha nella sua essenzialità la fragranza, che premia l’equilibrio tra delicatezza e sapori. Con un locale ampio e rustico, i 120 coperti garantiscono la più grande disponibilità ad accogliere i clienti in un ambiente caldo, intimo e che concede riservatezza e appagamento.
I piatti simbolo dimostrano consapevolezza e creatività dalla base di partenza. La “Margherita Fine”, simbolo della semplicità, si compara al gioco di contrasti della “Bell’Italia”, venendo seguita poi dall’intensità di sapori decisi della “Fiamma” e dalla più delicata “Fiore”, che utilizza fiori di zucca e zucchine come ingredienti cardine. Importante, in questo senso, menzionare i piatti da condividere che uniscono le principali tradizioni italiane per dare valore alla collettività: il vitello tonnato e la tartare di manzo che richiamano il Piemonte, i mondeghili allo zafferano che esaltano il piatto di recupero cardine della tradizione meneghina e, infine, la mozzarella in carrozza, street food della cultura campana.
Utilizzando materie prime semplici ma efficaci, dalle farine alla scelta del pomodoro fino al sale di Trapani e Paceco, presidio Slow Food®, è anche dall’attenzione data alle esigenze alimentari contemporanee che si rispecchia la cura nei confronti dell’esperienza del commensale, che nelle sue scelte può concedersi un momento di evasione equilibrato, ma comunque soddisfacente, garantendo la stessa qualità e coerenza.


La Baita Valtellinese: un rifugio tra i sapori della tradizione
Basta un anno, arrivando a dicembre 2023, per ritornare alle origini e raccontare da vicino un territorio conosciuto, ma non ancora sviluppato sotto la lente della Whim Group. La successiva cucina protagonista rimane autentica, ma sincera e che non scende a compromessi con le mode e i tempi odierni. La Baita Valtellinese si conferma così come rifugio accogliente, che con la sua identità forte e genuina conserva la tradizione di ricette calde che sollecitano la convivialità. In un contesto formale dai richiami legnosi, l’anima della baita viene consolidata dall’uso delle tovaglie a quadri, che spezzano l’eleganza a favore di un ambiente che rimane minimale nelle decorazioni, offrendo ai 120 coperti un’offerta semplice, ma curata.
Con una qualità garantita da una filiera corta e tracciabile, è nella trasparenza della cucina che i piatti presentati esaltano i prodotti locali e artigianali della Valtellina. Dai salumi tipici agli “sciatt” croccanti, è nella pasta fresca che dimostrano la loro forza, con i pizzoccheri e le tagliatelle ai funghi porcini, e danno prova che i piatti di sostanza donano all’esperienza generale una singolare e unica generosità.


L’Emilia Trattoria Bolognese: pasta fresca e tradizione audace
Nel 2024 un’altra storia culinaria viene esplorata e offerta come nuova proposta, simile alla precedente sempre per l’uso delle ricette tradizionali, che necessitano di cotture lente, cura nelle preparazioni e nella validità della produzione da materie prime di qualità.
Con la pasta fresca a fare da regina, la Emilia Trattoria Bolognese attinge alla cultura emiliana, prendendo piatti cardine come le lasagne, le tagliatelle al ragù e la cotoletta alla bolognese riportandoli come simbolo di una tradizione audace e caratteristica. Il contesto caldo e accogliente sceglie di non essere informale ma risulta comunque curato, grazie anche ai rimandi alla cultura italiana che costellano il locale. I 60 posti interni, insieme al dehors esterno, fanno da location che infonde benessere, in stretto contatto e contrasto con la cucina ricca e autentica emiliana.
Le materie prime, che vengono messe al primo posto in qualunque formula proposta, hanno origine locale dell’Emilia Romagna. Il ristorante non vuole solo rimanere fedele alla cucina, ma anche al territorio di provenienza delle ricette che vengono proposte, come dedica rispettosa di una tradizione longeva.


Sant’Andrea – Sapore di Mare: il gusto autentico del pesce
Giungendo alla fine, per il momento, di un percorso imprenditoriale distintivo per la sua valorizzazione culturale, si ritorna alla memoria originaria dell’Italia di una materia prima solida e specifica. Il pesce è un prodotto che ha avuto, nel 2025, la possibilità di incontrare la clientela brianzola, che vive il “mangiare bene” in maniera vivida e altissima. Caparra, che con il suo percorso lo ha ben compreso, ha scelto di aprire Sant’Andrea – Sapore di Mare senza voler imitare la cucina di mare, ma intenzionato a esaltare il prodotto con l’obiettivo di dare coerenza che non ha al suo interno solo effetto, ma attenzione, tempo e curiosità.
Gli interni luminosi richiamano il mondo marino, con una palette di colori che esce dal contesto canonico del mare e ricrea quel contesto senza eccessi, ma con la finezza e la cura utile e necessaria. Punto di forza dichiarato è dunque il rispetto, sia nei confronti dei commensali che del prodotto servito, che ha nelle sue fondamenta una delicatezza di sapore che va esaltata senza che venga oscurata. In questo senso la tradizione mediterranea riesce ad evidenziare la freschezza, che garantisce la qualità del prodotto di partenza. I piatti identitari, come il tiepido di mare, le linguine alle vongole e gli gnocchetti al gambero di Mazara, usano sapientemente gli equilibri aromatici come segno di consapevolezza e di tecnica, al fine di dare al pesce e ai crostacei la miglior resa possibile.


Riscoprire l’Italia a tavola
L’Italia, a Seregno, riesce ad essere ritrovata, riconosciuta e riscoperta continuamente, venendo incontro alle esigenze della vita, diventata frenetica e difficile da conciliare con esperienze in cucina che siano veloci, ma allo stesso tempo soddisfacenti. Nicolò Caparra, con il suo progetto, dimostra non solo che è possibile partire dalle basi, dalle cose semplici, per avere un risultato imprenditoriale che vince, ma che è attraverso le tradizioni territoriali che la cucina italiana può ancora essere motivo di vanto, di sperimentazione e innovazione costante, che sa di non deludere quando si promette autenticità, cura, coerenza, ma soprattutto amore per la cucina e per la tradizione che solo questo Paese può concedere.