Nicolò Pasetti: «Come attore, non si può giudicare il proprio personaggio»

Una passione per la recitazione scoperta fin da piccolo, poi il successo internazionale e l'amore verso il nostro Paese. Il suo è un racconto onesto e sincero che ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera

Nicolò Pasetti, classe ’99, è un giovane attore italo-americano appassionato di recitazione fin da piccolo. I suo esordio sul grande schermo avvengono grazie al film The Guernsey Literary and Potato Peel Society, al fianco di Lily James e Michiel Huisman. Un ruolo importante nonché trampolino di lancio per la sua carriera, soprattutto a livello internazionale. Arrivano infatti le chiamate di importanti case di produzione per coinvolgerlo nelle riprese di The Queen’s Gambit, The Bunker Game e That Dirty Black Bag

Il successo è però come le montagne russe, fatto di alti e di bassi, e non sempre talento e capacità sono sufficienti per riuscire a raggiungere i traguardi sperati nei tempi prestabiliti. «Per tornare a far parte di progetti importanti […] devo ringraziare l’Italia. È qui che la mia carriera ha davvero cominciato a prendere forma». E proprio nel nostro Paese Nicolò ha dimostrato il suo talento recitando in film e serie tv come Carosello Carosone, Cuori e La legge di Lidia Poët.

Da Lunedì 24 febbraio 2025 è in onda su Rai1 Belcanto, la nuova serie che esplora le radici dell’Opera in Italia prodotta da Lucky Red e Rai, con la regia di Carmine Elia. Tra i protagonisti il colonnello Pavel Falez interpretato proprio da Nicolò Pasetti. «Come attore, non si può giudicare il proprio personaggio […], dovremmo cercare di fare lo stesso nella vita reale, per quanto possibile. Questo è ciò che vorrei trasmettere alle persone».

Nicolò Pasetti
Nicolò Pasetti

«Il talento e le capacità non sono […] tra i fattori determinanti più importanti per il successo»

Quando ti sei avvicinato per la prima volta al mondo della recitazione? Ci sono stati dei momenti e/o situazioni difficili che hai dovuto affrontare? 

Penso che fare l’attore, insieme all’essere musicista, sia una delle professioni più difficili al mondo a causa del livello di incertezza e del costante rifiuto, a volte ingiusto, che devi affrontare e saper sopportare. Sfortunatamente il mondo, e in particolare l’industria cinematografica e televisiva, non è meritocratica. So che questa affermazione può sembrare controversa e sorprendere molte persone, ma in realtà non dovrebbe, perché è la verità.

Il successo come attore dipende principalmente da come appari, dalle caratteristiche personali che le persone ti attribuiscono, da chi conosci e da quante persone ti conoscono. E anche da un alto grado di fortuna. Il talento e le capacità non sono infatti tra i fattori determinanti più importanti per il successo. Questo rende difficile, soprattutto agli inizi, capire perché potresti essere bloccato nella tua carriera e non ottenere un ruolo per cui credevi di essere perfetto, mentre qualcun altro, semplicemente più avanti nella sua carriera, cioè più famoso, riesce ad ottenerlo senza essere magari la scelta migliore. La maggior parte delle persone pensa che questo implichi che gli attori di successo non siano talentuosi; non è però quello che intendo dire.

Quello che sto cercando di dire è che là fuori c’è così tanto talento e non abbastanza lavoro per tutti, che in sostanza tutto si riduce ad altri fattori. È l’inefficienza del mercato. Inoltre, ho avuto un forte difetto di pronuncia (un lisp) fino a 16 anni, quindi è stato particolarmente difficile per me essere preso sul serio nelle mie ambizioni di diventare attore. Ho sempre voluto fare l’attore fin da quando ero piccolo, ma per me è stata una strada lunga e difficile. Poche persone credevano in me, e non le biasimo: se non fossi riuscito a superare il mio difetto di pronuncia, probabilmente non sarei dove sono oggi.

Quale genere cinematografico senti a te più affine, e perché? 

Amo i film e le serie di genere, in particolare quelli di fantascienza, action con e senza supereroi, fantasy e western. Penso di preferirli a quelli più classici, come il dramma, il poliziesco e la commedia perché sono spesso ambientati in mondi radicalmente diversi dal nostro. E credo che i film e le serie televisive dovrebbero servire proprio a questo: a trasportarti in mondi diversi, perché se voglio vedere il mondo reale così com’è, basta uscire di casa o guardare un documentario (che, tra l’altro, amo moltissimo).

Da bambino, e onestamente ancora oggi, ho sempre fantasticato sul trovarmi in una realtà diversa, come in un folle futuro cyberpunk o di avere superpoteri, o di essere un agente segreto che lotta per qualcosa di più grande. Sono una persona molto attiva fisicamente, quindi anche questo gioca forse un ruolo: mi piace fare i miei stunt, saltare per esempio dai treni come in Lidia Poët o dalle finestre come in Quella Sporca Sacca nera, ma anche andare a cavallo come in Belcanto.

Nicolò Pasetti

«Per tornare a far parte di progetti importanti è passato un po’ di tempo, e in buona parte devo ringraziare l’Italia per questo»

Qual è stato il tuo primo ruolo importante a livello cinematografico, e cosa ricordi di questa esperienza? 

Una delle mie prime esperienze è stata contemporaneamente anche una delle più importanti, almeno in termini di grandezza e prestigio del progetto. Mi riferisco al film The Guernsey Literary and Potato Peel Society. È stato incredibile lavorare su un set di Hollywood con un regista che aveva vinto innumerevoli premi con i suoi film e recitare al fianco di star del cinema di fama mondiale. Avevo a malapena 18 anni e ben poca esperienza, sia professionale che in altri ambiti, ma ricordo chiaramente che sentivo una vocina nella mia testa che mi sussurrava «non abituarti a questo, non continuerà, è uno splendore temporaneo, goditelo finché dura». E avevo ragione, non è continuato.

Per tornare a far parte di progetti importanti è passato un po’ di tempo, e in buona parte devo ringraziare l’Italia per questo. È qui che la mia carriera ha davvero cominciato a prendere forma e, se dovessi nominare una seconda esperienza lavorativa tra le più formative che abbia mai ricevuto, probabilmente sarebbe Belcanto, che esce ora. Un progetto molto ambizioso e ben realizzato, con un’incredibile quantità di talento e sono stato davvero fortunato ad aver avuto l’opportunità di interpretare uno dei ruoli principali. È una grande responsabilità, a cui spero di aver reso giustizia.

Tra i registi con i quali hai lavorato, quali sono stati determinanti per la tua crescita, sia a livello professionale che personale? 

La mia esperienza con Mike Newell è stata sicuramente un punto culminante, ma i registi con cui ho trascorso molto più tempo e da cui ho avuto l’opportunità di imparare tantissimo sono stati senza dubbio Carmine Elia, Riccardo Donna, Giacomo Pellegrino e Lucio Pellegrino (che non sono imparentati).

Lavorare con Carmine Elia è stato particolarmente trasformativo per me, è un regista molto esigente che sa esattamente cosa vuole e di cosa ha bisogno. Lavora con tre telecamere, il che significa che tutti i tuoi movimenti devono essere provati alla perfezione. Nella mia vita non ho mai dovuto concentrarmi così tanto su un set come nel suo, perché ci sono tante cose da ricordare e allo stesso tempo tutto deve essere eseguito nel modo più naturale possibile. Non mi sono mai sentito così sopraffatto sul lavoro, ma quello stato di sopraffazione è il terreno più fertile per la crescita.

Nicolò Pasetti
Nicolò Pasetti

«È incredibile pensare che non ti sia permesso dire ciò che pensi ed essere te stesso»

Hai recitato in The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society, una commedia in cui traspare l’amore verso i libri. Pensando al tuo lavoro di attore, come riesci a capire se interpretare o meno un personaggio a partire dal copione? 

Non ho ancora il lusso di poter scegliere tra ruoli diversi. Farò quindi dei provini accettando quelli che mi verranno assegnati, come fanno la maggior parte degli attori normali, non famosi. Se trovo una parte noiosa è per lo più perché mi viene chiesto di interpretare il ruolo di una posa, il che significa che il mio personaggio non ha alcuna rilevanza nella storia. E questo vale anche per molti ruoli minori: sono per lo più strumenti privi di una storia propria, che servono però allo scopo di raccontare quella del personaggio principale.

Ma se questi personaggi da interpretare recitano in una scena interessante e con un po’ d’azione, può anche andare bene. Per esempio, il mio ruolo in Guernsey poteva essere piccolo, ma era estremamente importante per la narrazione e aveva delle scene davvero notevoli. Inoltre, non mi piacciono i ruoli unidimensionali: mi è stato chiesto di interpretare il soldato tedesco innumerevoli volte, e non lo farò più, perché quei ruoli sono tutti uguali e diventano piuttosto noiosi in fretta.

Nel film Eldorado: Everything the Nazis Hate si affronta il tema della sospensione delle libertà durante l’ascesa al potere di Hitler. Come ti sei preparato per affrontare questo ruolo? 

Prima di tutto, non avevo idea di quanto Berlino fosse libera e progressista negli anni ’20. Era un luogo così vibrante e aperto mentalmente, anzi, persino più di quanto lo sia oggi. La diversità sessuale, di cui il film principalmente parla, era vissuta e accettata in quel periodo, ed è straordinario. Per questo, gran parte della mia preparazione è consistita nel fare ricerche su questo aspetto e sulla vita di Gottfried von Cramm, il personaggio che ho interpretato. Era una figura storica realmente esistita e di fama mondiale, uno dei migliori tennisti dell’epoca. Io giocavo a tennis a livello semi-professionale, quindi mi è risultato facile comprendere quella parte.

Ma l’oppressione crescente di quegli anni è una questione molto più difficile da affrontare, perché fortunatamente non ho mai dovuto vivere nulla di neanche lontanamente terribile quanto quello accaduto in quel periodo. È incredibile pensare che non ti sia permesso dire ciò che pensi ed essere te stesso, realtà che il mio personaggio e tutte le figure storiche in questo film hanno dovuto affrontare. Persino il generale delle SA Ernst Röhm, che era un nazista convinto, devoto e perennemente innamorato dell’ideologia nazista, in quanto gay alla fine è stato fucilato da Hitler, uno dei suoi “amici” più stretti. Questo dimostra che nulla è mai semplicemente bianco o nero, e che noi esseri umani siamo pieni di contraddizioni. Perché quest’uomo credeva così fermamente in questa ideologia, quando chiaramente demonizzava persone proprio come lui?

Nicolò Pasetti

«[…] per tutta la mia vita sono cresciuto circondato da figure femminili incredibilmente forti, sicure di sé e autodeterminate. »

Nella serie La legge di Lidia Poët si parla di un diritto, quello al lavoro femminile, in un tempo in cui neanche le leggi supportavano la parità di genere. Ritieni che un tema come questo sia ancora di grande attualità? 

Sono un uomo, e non sono così presuntuoso da pretendere di capire cosa significhi essere una donna in questo mondo. È terribile che in molte parti del mondo uomini e donne non abbiano ancora gli stessi diritti. Per quanto riguarda l’Europa molto è cambiato, in meglio, rispetto a quei tempi in cui le donne non potevano svolgere alcune professioni o addirittura votare, tra le innumerevoli altre ingiustizie. Penso quindi che sia importante riconoscere questi traguardi quando riflettiamo sul presente. Mia madre è un’avvocatessa, e per tutta la mia vita sono cresciuto circondato da figure femminili incredibilmente forti, sicure di sé e autodeterminate. Sono sicuro che ci sia ancora molto da fare, ma ancora una volta, non sono una donna, quindi non mi sento veramente competente o anche legittimato a parlare di questo, perché probabilmente sono cieco rispetto a molte cose, non essendo al loro posto.

Nella serie Belcanto vesti i panni di Pavel Falez, attraente e carismatico colonnello austriaco. È stata una parte in cui sei riuscito a calarti fin da subito, oppure hai impiegato tempo per entrare nel ruolo? Quali emozioni di questo personaggio hai invece voluto trasferire al pubblico? 

Una volta compreso il suo passato, è stato facile capire perché questo personaggio si comportava in quel modo. Dovremmo sempre considerare il retroscena di una persona prima di giudicarla. Viviamo in un’epoca estremamente polarizzata e questo lo trovo profondamente inquietante. Perciò non smetterò di parlare della necessità che le persone smettano di moralizzare, di guardarsi dall’alto verso il basso e deridersi a vicenda solo perché potrebbero avere opinioni apparentemente contraddittorie. Il punto è che la maggior parte delle persone desidera le stesse cose, ma ha idee differenti su come raggiungerle. Ed è esattamente così che ho affrontato il mio ruolo, quello del colonello Pavel Falez.

Tutto il pubblico lo vedrà come il cattivo: è l’antagonista della storia e il simbolo dell’oppressione del popolo italiano da parte della Casa d’Asburgo. Tuttavia, è stato cresciuto e socializzato in Austria. È leale al suo Paese e, quando infligge dolore ad alcuni dei nostri eroi in questa storia, agisce secondo le norme sociali, e persino giudiziarie, a cui appartiene. Come attore, non si può giudicare il proprio personaggio e, francamente, dovremmo cercare di fare lo stesso nella vita reale, per quanto possibile. Questo è ciò che vorrei trasmettere alle persone, più di ogni altra cosa, attraverso questo personaggio. Inoltre, è profondamente innamorato. Penso che chiunque possa empatizzare con questo.

Nicolò Pasetti
Belcanto, il colonnello Pavel Falez interpretato da Nicolò Pasetti

«Un set italiano, per me, si caratterizza per una buona cucina, poiché la cucina italiana è la migliore del mondo»

Nel tuo lavoro, ci sono degli attori che guardi con ammirazione, ispirandoti al loro lavoro? 

Assolutamente! Troppi per contarli. Potrei citarti Eddie Redmayne, Oscar Isaac, Robert Pattinson, Emily Blunt, e in Italia molti dei miei amici e colleghi con cui ho lavorato, come Vincenzo Nemolato, Matilda de Angelis o Alessandro Borghi. Tutti questi attori sono incredibilmente versatili e naturali, a mio parere le due qualità più importanti che ogni attore dovrebbe possedere.

Lavorando in diversi Paesi, hai riscontrato delle differenze di metodo a seconda che il set fosse straniero piuttosto che italiano? 

Ogni set è un po’ diverso, anche all’interno di uno stesso Paese, ma alla fine devo dire che sono tutti più o meno simili. Nella maggior parte dei casi ho comunque lavorato prendendo parte a quelli dei Paesi europei. Un set italiano, per me, si caratterizza per una buona cucina, poiché la cucina italiana è la migliore del mondo, il caffè eccellente, poiché il caffè italiano è il migliore al mondo, e dalle location più belle, poiché l’Italia… beh, capisci cosa intendo. 

Vorresti condividere con noi un tuo progetto futuro? 

Certo, sono molto entusiasta di vedere l’uscita al cinema del nuovo film di Silvio Soldini Le assagiatrici il 27 marzo. E poi ci sarà la nuova serie di Stefano Sollima Il Mostro (sul mostro di Firenze) in uscita su Netflix a Ottobre. Ci sarà anche una versione italiana di un horror in cui interpreto uno dei ruoli principali, The Bitter Taste, che uscirà invece più avanti quest’anno. E infine, ho anche lavorato a un reboot della famosa serie TV britannica Inspector Linley, in cui interpreto un ex-detenuto italiano, che dovrebbe uscire sulla BBC in estate. Ah, e per tutti i fan di Cuori, buone notizie: siamo in piena fase di riprese della terza stagione!