Partire da un genere di musica secolare, tradizionale e quasi sacro. Destrutturarlo, ricomporlo e donarlo al pubblico in una chiave inedita e più contemporanea. Lo scorso 10 ottobre NIIA ha pubblicato il suo quinto album di inediti, V, in cui ha rivisitato il suo primo grande amore: il jazz. Il sofisticato progetto della cantautrice italo-americana fonde texture elettroniche del pop sperimentale alle vocalità più espressive. Il risultato è un album audace e coraggioso con musiche originali e testi sfrontati e moderni. Un disco che vive una tensione naturale tra opposti con canzoni che spaziano tra il caos e la calma, tra il dolore e la rinascita. La cover scelta per accompagnare il progetto rende immediatamente palesi le intenzioni di NIIA. L’artista è ritratta con una forcella dell’eretico legata al collo. Si tratta di uno strumento di tortura utilizzato nel Medioevo per punire i miscredenti. Un’immagine di grande impatto con cui la cantautrice mostra il jazz sotto una luce diversa e con l’obiettivo di avvicinarlo a più ascoltatori possibili, rispettandone però la sua natura più tradizionale.


«È stato sicuramente un viaggio arrivare a questo genere di fusione di generi e dualità emotiva. Sono contenta del risultato finale»
V è un album che vive di opposti, dal caos alla calma dal dolore alla bellezza. Come sei riuscita a bilanciare il tutto?
Penso di esserci riuscita con la musica ma personalmente è stato molto difficile. Credo di essere stata travolta dalla tristezza o semplicemente dall’emozione. Sono una persona molto emotiva e il processo è stato molto difficile e pesante per me. Sono cresciuta cantando questo genere di brani jazz tristi e penso che non si possa avere la luce senza l’oscurità. Credo sia davvero importante attraversare il dolore per poter stare bene. Credo davvero che il caos e il controllo vadano di pari passo, che la tristezza e l’umorismo funzionino bene insieme. È stato sicuramente un viaggio arrivare a questo genere di fusione di generi e dualità emotiva. Sono contenta del risultato finale.
È un album che ti ha aiutato a parlare di cose con cui stavi lottando. È stato complicato raccontarsi completamente attraverso la musica?
Sì, lo è stato. Una delle cose più complicate è stato capire dove la NIIA persona e la NIIA artista si incontrassero e come interagissero o si contrapponessero. Cerco di capire ogni giorno questa differenza, con la mia anima di artista che si intreccia con la mia vita reale. E a volte penso che l’aspirazione massima di un artista sia quella di essere vero, ma questo ha un costo. Metti tutta la tua vita e il tuo essere nell’arte, vivi per l’arte. Creare bellezza partendo dalla sofferenza è qualcosa che molti artisti e persone sensibili possono capire ma io voglio anche avere una vita calma e felice. È stata una ricerca fondamentale trovare l’equilibrio. Posso essere NIIA e posso anche essere NIIA l’artista ed entrambe possono essere autentiche, anche se sono un po’ diverse.
Tu vivi a Los Angeles. Quanto ti ha aiutato vivere una realtà cosmopolita a trovare ispirazione per l’album?
Vivo a Los Angeles ma la mia ispirazione proviene un po’ da ogni parte. Mia madre, a cui devo molto, è cresciuta in Italia e poi si è trasferita qui, quindi sono stata cresciuta con molti film italiani e con diversi generi musicali. E direi che l’unica ispirazione di questo album che proviene specificatamente da Los Angeles è la mia canzone Throw My Head Out the Window, perché a Los Angeles tutti guidano. Vedevo ovunque cani con la testa fuori dal finestrino. Los Angeles può essere fonte di ispirazione in modi che non mi sarei aspettata. Ma allo stesso tempo è difficile perché è così bella, c’è sempre il sole, è sempre allegra. Quindi devo attingere anche da altri luoghi, nelle mie relazioni o semplicemente dal mondo e da ciò che accade dentro di me e da come mi sento.

«Volevo giocare un po’ su una sorta di disco jazz tradizionale ma renderlo molto innovativo e strano. Volevo essere provocatoria e difendere il diritto di dire ciò che si vuole cantare»
Con questo album vuoi avvicinare gli ascoltatori al jazz e mostrare questo genere sotto una luce diversa. Missione difficile?
Sono cresciuta ascoltando jazz e studiandolo quando ero piccola e non mi rendevo conto che il jazz fosse diventato un genere per un pubblico più adulto man mano che sono cresciuta. Ero ossessionata dal jazz proprio perché tutte queste storie e questi cantanti avevano stili di vita folli, erano tossicodipendenti e per me erano molto estremi. Pensavo che fossero un po’ dei punk, in un certo senso, e dei fuorilegge. Per me il jazz è eternamente giovane. Ora c’è un’incredibile comunità di jazzisti sperimentali e strumentisti. Allo stesso tempo penso che alcuni cantanti jazz siano rimasti forse non bloccati ma semplicemente costretti a cantare solo cose tradizionali. Volevo trovare un modo che mi permettesse di esistere in questo nuovo mondo che sta nascendo nella scena jazz, che trovo molto interessante, giovane e all’avanguardia, ma continuando a preservare il prestigio e la storia di ciò che è il jazz tradizionale. Quindi penso che sia stato un processo interessante cercare di fondere molti generi diversi e trovare la mia versione di ciò che penso sia il jazz. Per me è una sorta di libertà e un modo per esprimere le cose in molti modi diversi, non solo in quelli a cui siamo abituati. È così che mi sento.
Quanto ciò che sta accadendo nel mondo ha influenzato la tua scrittura?
È un momento triste e spero che la musica possa in qualche modo collegarci tutti. Penso di essere una persona molto sensibile e faccio fatica a non interiorizzare troppo le cose e a non scoraggiarmi. Ci sono giorni in cui mi chiedo perché sono così fortunata. E cerco di guardare il lato positivo, di essere grata e riconoscente per tutto ciò che ho, di considerare i miei doni e il mio talento come una sorta di responsabilità. Mi prendo cura di me stessa in modo da poter creare musica che, si spera, possa aiutare le persone. La musica è stata la mia migliore amica e mi ha salvato la vita nel corso degli anni. Spero che la musica possa, in generale, trascendere a livello globale. Tutti provano qualcosa quando ascoltano la musica, quindi considero mio dovere fare il miglior lavoro possibile. È il mio contributo per aiutare anche solo una persona a sentirsi un po’ meglio o semplicemente a non sentirsi sola. Ma sì, la situazione nel mondo è pesante. Volevo che questo album fosse serio ma anche con un po’ di senso dell’umorismo perché non si può prendere tutto troppo sul serio o si resta bloccati.
La copertina di V è davvero molto particolare. Ci racconti come è nata e qual è il significato?
Ripensando a quello che dicevo prima, mi sembra che il jazz sia diventato un po’ troppo formale. Ultimamente, visivamente, tutti sembrano un po’ rigidi. E io volevo scuotere un po’ le cose, essere un po’ dirompente, dimostrare che il jazz può essere hardcore, può essere sexy, può essere provocatorio. Volevo spingermi un po’ oltre ciò che la gente è abituata a vedere. Alcune delle mie copertine preferite di album jazz sono quelle di Billie Holiday o di Ella Fitzgerald e volevo giocare un po’ su una sorta di disco jazz tradizionale ma renderlo molto innovativo e strano. Quella cosa che ho al collo nella copertina era usata per zittire soprattutto le donne che ritenevano troppo schiette o streghe. Era uno strumento di tortura che dovevano indossare se dicevano cose che alla gente non piacevano. Quindi ho pensato che fosse semplicemente perfetto per dire ‘Ho qualcosa da dire che potrebbe non piacervi o potreste giudicarmi per questo, ma non mi interessa’. Non mi interessa se finisco nei guai per le cose di cui voglio cantare. Volevo essere provocatoria e difendere il diritto di dire ciò che si vuole cantare. E difendere le streghe.

«Penso che sia molto difficile per le persone difendere se stesse e ammiro chi lo fa, perché là fuori è spaventoso. A volte può essere difficile avere una propria opinione»
La censura esiste ancora oggi?
Sì. E credo che, dato che siamo tutti così connessi e tutti possono vedere tutto, alle persone risulti più difficile esprimersi o prendere decisioni autonome, perché viviamo in una cultura che favorisce il conformismo. Su Instagram ci seguiamo a vicenda e se qualcuno dice qualcosa che non ci piace, lo attacchiamo. Penso che sia molto difficile per le persone difendere se stesse e ammiro chi lo fa, perché là fuori è spaventoso. A volte può essere difficile avere una propria opinione. E penso che sia proprio lì che, a prescindere da tutto, dovremmo essere in grado di dire la nostra.
Quando hai capito che avresti voluto vivere di musica?
Non avrei mai immaginato di poter guadagnarmi da vivere con la musica. Credo che frequentando il conservatorio a New York per l’università fossi davvero immersa nel mondo del jazz. Non ricordo come sia successo, ma qualcuno mi ha detto che avrei potuto farlo di mestiere. Non avevo mai pensato che potessi farlo. Nella mia famiglia siamo tutti molto attenti alla tecnica, allo studio dello strumento, alla precisione e all’eccellenza in quello che facciamo. Ma non avevo mai pensato di farlo di mestiere. Quindi mi sento fortunata a poter fare ciò che amo. È una carriera difficile, è un settore difficile, ma se lo ami non sembra un lavoro. È una passione che mi permette di sognare in grande e creare musica con gli amici. Quindi sono molto fortunata.
Il primo album che hai acquistato in un negozio?
È un’ottima domanda. Probabilmente era un disco di Sade o di Mina.
Ti piace la musica italiana?
Sì, tanto. Sono cresciuta con Ennio Morricone e ancora oggi è uno dei miei preferiti. Lo adoro, sono una sua grande fan. Mina ha scritto molti brani per compositori italiani e, con il passare degli anni, ho esplorato maggiormente la sua discografia e molta musica disco italiana. C’è tanta buona musica.
Hai la possibilità di far ascoltare il tuo nuovo album soltanto a un cantante: chi scegli e perché?
Penso sceglierei probabilmente Amy Winehouse. Lei mi direbbe se è brutto o meno. Era molto sincera, quindi mi piacerebbe sapere cosa ne pensa. E dato che era una cantante jazz, mi piacerebbe sentire le sue note. E poi penso che sarebbe bello chiedere a Kendrick Lamar cosa ne pensa. Qualcuno un po’ diverso, un po’ fuori dagli schemi per me, solo per vedere cosa ne pensa. Potrebbe essere interessante.

Credits
Photographer & Creative Director Szilveszter Makó
Executive Producer Siyan Chen
Stylist Sandu Garacinschi
Make-up & Hair Chiara Giangrossi
Production Assistant Jinyu Hua
Photographer Assistant Gianluca Malavolta
Stylist Assistant Isabella Gao
Set Design Assistant Cecilia Chiapetto, Stella Placanica, Giulia Capra