Fino a che punto siamo disposti a spingerci per non perdere chi amiamo? Guardami, il nuovo cortometraggio di Pier Glionna, parte da questo interrogativo e costruisce una storia che sembra quasi il preludio di tempi futuri. Al centro della trama c’è la storia di Gabriele (interpretato da Tommaso Donadoni), un giovane che non riesce a superare il dolore per la scomparsa della fidanzata Sofia (Diletta Begali). Una particolare tecnologia basata sull’intelligenza artificiale gli consente di interagire con una versione digitale di lei (Veronica, interpretata da Raffaella Antinucci) e, per un attimo, per Gabriele quella sembra essere la possibilità di colmare un vuoto che sente insuperabile. Un rimedio che si trasforma, invece, in una dipendenza emotiva che lo spinge a confrontarsi con il proprio dolore e con il confine tra realtà e finzione.
Guardami esamina il rapporto sempre più complesso tra tecnologia e relazioni umane e mostra quanto i due mondi tendano pericolosamente a sovrapporsi. «Attraverso la storia di Gabriele ho voluto raccontare il desiderio umano di trattenere ciò che abbiamo perduto e la tentazione, sempre più concreta, di affidare alla tecnologia emozioni che appartengono alla nostra natura più profonda», spiega Pier. Regista e sceneggiatore pugliese Pier ha sentito sin da giovanissimo il richiamo dell’arte. Nella sua carriera ha diretto cortometraggi, campagne sociali e progetti audiovisivi per enti pubblici e produzioni indipendenti. Guardami è stato prodotto da Dinamo Film ed è vincitore del bando SIAE “Per Chi Crea”. Le riprese sono avvenute a Bari nel mese di giugno. Il progetto rappresenta un altro importante tassello nel bagaglio di esperienze di Glionna, che ora vede più vicino e tangibile il sogno di approdare sul grande schermo.

«Adesso la prima cosa che facciamo è fare un post sui social. Sui nostri profili rimane traccia di tutto quello che siamo stati»
Hai da poco terminato le riprese di Guardami, di cosa parla?
Guardami parla di un ragazzo che, in seguito alla morte della propria fidanzata, decide di togliersi la vita. Non riesce a elaborare il suo lutto e pensa che l’unico modo per superarlo sia mettere fine a tutto. Perciò cerca informazioni su Google su come farlo ma un pop-up lo collega a un sito di intelligenza artificiale, di nome Friendly Faces, che permette (caricando video, foto, messaggi vocali) di ricreare una persona in formato digitale. In questo modo riesce a parlare di nuovo con Sofia, la sua ragazza. Peccato però che un giorno, in seguito a un crash del software, lui scopre che dietro quelle videochiamate c’è una vera e propria attrice che si finge Sofia. Tutte le sue sicurezze crollano ma un avvenimento molto bello che accade nel finale rimette in gioco tutto.
Una storia che potrebbe essere la previsione della realtà, visto quanto sta andando avanti la tecnologia da questo punto di vista. Non trovi?
Potrebbe arrivare da un momento all’altro. Probabilmente la stanno già inventando. Mi piaceva raccontare questa cosa sulla falsa riga di Her. Prima quando veniva a mancare qualcuno scrivevamo una lettera. Adesso invece la prima cosa che facciamo è fare un post sui social. Sui nostri profili rimane traccia di tutto quello che siamo stati.
Il mondo dei social sta ridefinendo anche il ‘lutto’. Prima era qualcosa di intimo/privato, adesso sembra quasi che se non esprimi attraverso un post o una storia quello che stai passando è come se non stessi soffrendo abbastanza…
Sì, è così. Quando vedo certi giudizi mi viene da dire ‘Tu non sai come una persona vive il proprio lutto. Non puoi sapere se quello che pubblica sul suo profilo è esattamente quello che prova in quel momento’. Io non ti nascondo che sono una persona che usa i suoi social come un diario. Li uso per raccontare quando ho una delusione o un bel momento della mia vita. Mi piace pensare che una vita normalissima come la mia possa trasmettere coraggio a qualcuno che ha bisogno di un esempio per poter inseguire i propri sogni.
C’è qualcosa di autobiografico in questa storia?
Sì, certamente. Sei la prima persona con cui ne parlo però una settimana prima delle riprese è venuta a mancare mia nonna. Ero molto titubante se girare o non girare. Mia nonna era una mia grandissima fan e sostenitrice. Penso di essermela portata con me in quei giorni. L’ho sentito particolarmente tanto questo progetto. Forse non mi collegherei mai a un software di quel tipo ma non ti nascondo che sotto sotto un piccolo interesse ce l’ho. Ci sono tante persone che non ci sono più nella mia vita, familiari e non. La possibilità di poter dire anche una sola volta ‘ciao’, ‘mi manchi’ o ‘come stai?’ è una cosa grande.

«L’intelligenza artificiale è come una droga. La uso per ciò che è distante da me»
Tua nonna ha avuto modo di vedere quello che hai iniziato a fare nel mondo della recitazione?
Sì, nonna ha avuto modo di vedere i miei progetti come tutta la mia famiglia. La prima volta che sono andato in tv a presentare un mio lavoro era lì incollata davanti alla tv. Custodiva tutte le riviste con le mie interviste. Mi è dispiaciuto che sia andata via una settimana prima dell’inizio delle riprese di Guardami, perché era un progetto a cui tenevo particolarmente. Non ho ancora esordito al cinema ed era una cosa che volevo fare in tempo prima della sua scomparsa. Invece purtroppo non è andata così.
In generale la mia famiglia mi sostiene sin da piccolo, ho iniziato a girare e a recitare da quando avevo 10 anni. Sono sempre stato il “diverso” della famiglia che faceva arte e teatro.
Che rapporto hai con l’intelligenza artificiale? Quanto è entrata nel tuo quotidiano?
È entrata nel mio quotidiano per le cose che non so fare ma non è entrata nell’aspetto artistico. Voglio tutelare quella parte lì perché è una zona che non va toccata. L’intelligenza artificiale è come una droga. La uso per ciò che è distante da me, se devo chiedere un consiglio per una ricetta o fare delle ricerche.
Tommaso Donadoni, Raffaella Antinucci e Diletta Begali sono i tre protagonisti. Cosa ti ha colpito di loro?
Tre personalità e tre attori completamente diversi. Diletta Begali è una content creator e attrice poliedrica. Lei ha una forza di volontà e un carisma che mi colpiscono da tanto. Mi piace molto la sua dolcezza e la sua raffinatezza. Secondo me era adatta per il ruolo di Sofia. È ormai la mia attrice feticcio, è stata la protagonista di altri miei lavori. Dovevo trovare qualcuno che fosse di contrasto rispetto a lei.
Per la figura di Veronica cercavo qualcuno che fosse maniacale nel lavoro a livello attoriale. Raffaella Antinucci è proprio questo nella vita di tutti i giorni. È una persona che quando deve studiare per un ruolo è molto minuziosa e precisa. La sentivo molto giusta, anche visivamente.
Tommaso Donadoni è stata invece la scoperta dell’ultimo secondo. Ho fatto diversi provini ma lui ce lo avevo in testa dall’inizio. Lo avevo visto in Un professore e in diversi progetti, oltre a seguirlo sui social. Quando sono riuscito a mettermi in contatto con lui e a raccontargli il progetto lui se ne è innamorato completamente. Tommaso è un attore molto intelligente e che ha alle spalle una luce che ti permette di sperimentare e di andare a fondo nel personaggio. Ed è questo il lavoro che ho fatto con lui.
Nella tua bio Instagram hai scritto di aver “preso Glee troppo sul serio”. In che senso? Cosa ha rappresentato quella serie per te?
Ha rappresentato tutto. Mi ha cresciuto, mi ha trasmesso la passione per il musical. Mi ha aiutato a fare grosse scelte nella mia vita, a inseguire il mio sogno e a non smettere di crederci, come dice Rachel Berry in Don’t Stop Believin’. Mi ha dato le fondamenta per l’artista che sono oggi. Glee mi è rimasto dentro il cuore e lo cerco nella vita di tutti i giorni. Era tutto più facile quando accendevo la tv e mi guardavo una puntata.

«Sogno di poter dirigere un musical per il cinema, che in Italia non hanno moltissimo spazio»
La tua ossessione attuale?
Sono i musical. Sogno di poter dirigere un musical per il cinema, che in Italia non hanno moltissimo spazio. Mi piacerebbe essere tra i primi italiani che riescono a farlo, perché mastico musical dall’età di 7 anni. Con Diletta Begali ogni tre mesi andiamo a Londra per fare scorpacciata di musical.
L’ultimo musical che avete visto?
Wicked e Il fantasma dell’Opera. Due musical completamente diversi ma che ci hanno distrutto emotivamente e ci hanno fatto uscire dal teatro dicendo ‘Sì, dobbiamo farlo’.
C’è un regista che vedi come punto di riferimento?
Sono un grande fan di Ferzan Ozpetek e seguo molto anche Gabriele Muccino. Però mi ispiro molto al cinema internazionale, ci sono due registi che amo particolarmente. Uno è Xavier Dolan, è l’emblema di quello che vorrei essere un giorno. Scrive, dirige, fa i costumi, le scenografie. La drammaticità nei suoi progetti è qualcosa di gigante. Riesce a esplorare l’animo umano e le relazioni in maniera viscerale. E poi non posso non citarti Ryan Murphy. È un artista poliedrico e riesce a passare dalla regia e la creazione di progetti completamente diversi, da Glee ad American Horror Story.
Un film o una serie tv che avresti sognato di scrivere?
Ti direi banalmente Glee. Però ti dico che La La Land è il film della mia vita. Io devo rivederlo almeno una volta al mese altrimenti mi trovo perso.
Stai già pensando a una nuova storia da raccontare?
Sì, penso a nuove storie ogni giorno. Sono già a lavoro su un progetto molto grande che spero possa avere luce nei prossimi mesi.
Per ora non hai mai diretto lungometraggi cinematografici. È un passaggio che senti di voler fare in futuro?
Sì, assolutamente. Vorrei far conoscere la mia idea di regia al cinema il prima possibile.