“Oltre l’apparenza”, la tredicesima edizione del Ragusa Foto Festival

Un mese di mostre, incontri e visioni internazionali: Ragusa Ibla torna ad ospitare la fotografia contemporanea con un’edizione che intreccia ricerca artistica e dialogo con il territorio

Dal 28 agosto al 28 settembre 2025 torna il Ragusa Foto Festival, l’appuntamento che in tredici edizioni ha saputo trasformare Ragusa Ibla in una galleria d’arte contemporanea dedicata alla fotografia. L’edizione 2025, Oltre l’apparenza, accompagna mostre e progetti capaci di raccontare trasformazioni sociali, memorie intime e tensioni collettive. 

Ideato e diretto da Stefania Paxhia, giornalista e ricercatrice sociale, sotto la direzione artistica del fotografo e docente di fotografia Massimo Siragusa, il Festival si distingue per la sua capacità di far vivere un’esperienza in cui convivono cultura, paesaggio e comunità.

La scena barocca e il respiro contemporaneo degli artisti

Nel cuore del barocco ibleo, nel Val di Noto, Ragusa Ibla si trasforma in una galleria d’arte a cielo aperto grazie al Ragusa Foto Festival, un appuntamento che da tredici anni porta la fotografia nel cuore della Sicilia. Il progetto, dal respiro internazionale, punta a valorizzare da un lato la forte identità del luogo, dall’altro la fotografia. Sostenuto dall’UNESCO e da istituzioni regionali e nazionali, il Festival non si limita a esporre, ma diventa occasione di confronto. Infatti, Ibla si fa punto d’incontro per fotografi, curatori, studenti e appassionati, in un contesto che stimola lo scambio e la riflessione. È qui che la fotografia diventa uno strumento vivo di relazione.

Il cuore del Festival è nelle mostre, che intrecciano prospettive diverse attorno al tema Oltre l’apparenza. Otto artisti internazionali portano a Ragusa Ibla lavori che si interrogano sui temi della memoria e dell’identità, del corpo e del paesaggio, aprendo finestre su mondi lontani e intimi al contempo. In Jesus and the Cherries, Jessica Backhaus racconta la Polonia rurale nel passaggio di Netno successivo alla caduta del Muro di Berlino: ritratti intensi e dettagli quotidiani testimoniano la fine di un mondo e il lento ingresso nella modernità. A specchio di quella riflessione sul cambiamento, Stefano De Luigi propone Televisiva, un ritorno agli anni in cui la televisione di Berlusconi trasformava l’Italia, incidendo in profondità sull’immaginario collettivo con i suoi palinsesti e le sue atmosfere kitsch degli studi e dei costumi delle veline.

Con Charles Fréger e il progetto video Les Perspectives, la scena si sposta invece al tempo del lockdown. Ispirato ad un quadro di Manet in cui è ritratta una famiglia borghese al balcone, qui porte e finestre si aprono e si chiudono in modo ossessivo, diventando una metafora della soglia fragile tra l’intimità domestica e lo spazio pubblico. Una tensione diversa anima Taken by the Tide di Maria Lax, che dal suo ritorno alla terra d’origine costruisce un racconto sospeso tra spaesamento e ricerca delle proprie radici, in un dialogo costante tra memoria e paesaggio interiore.

Il corpo è invece il protagonista del progetto intitolato Corps à corps di Maud Rallière, dove luci e ombre modellano la pelle femminile trasformandola in materia sensibile segnata da forza e vulnerabilità. Anche Alessia Rollo lavora sul corpo e sui riti con Parallel Eyes, un progetto che riparte dalla ricerca antropologica e visiva guidata da Ernesto De Martino a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, restituendo al Sud Italia un’immagine nuova e capace di sottrarsi agli stereotipi e al folklore.

In Sacred Interspaces, Johannes Seyerlein concentra invece lo sguardo sulle sacrestie, spazi dove convivono simboli religiosi e oggetti quotidiani, sacro e profano. Chiude infine il percorso Cristina Vatielli con Terra Mater, in cui il corpo si rannicchia nella terra come in un abbraccio originario, riflettendo sul rapporto fragile tra uomo e natura e sul senso di vulnerabilità che appartiene ad entrambi.

Ragusa Foto Festival: dialoghi e contaminazioni

Il Ragusa Foto Festival è anche un laboratorio aperto, dove la fotografia incontra altre discipline e si nutre di contaminazioni. Le due call internazionali di quest’anno hanno registrato una risposta straordinaria. Infatti, sono state centinaia le candidature arrivate da tutto il mondo per la sezione dedicata alla fotografia analogica in collaborazione con il collettivo Analog Milano e per il Circuito Off, che coinvolge spazi cittadini e realtà indipendenti. Tra i selezionati per la call dedicata alla fotografia analogica Andrew Rovenko, Danae Panagiotidi, Melisa Oechsle, O’Shaughnessy Francis e Cataldo – De Marzo.

Accanto alle call, il Festival rinnova il suo impegno verso i giovani artisti con le residenze, tra cui quella di Francesca Todde, fotografa ed editrice, che ha intrecciato la propria ricerca al territorio ibleo. Un modo per far dialogare comunità e creatività, aprendo nuove prospettive a chi si affaccia alla scena internazionale.

Ragusa Foto Festival 2025
Ragusa Foto Festival, Francesca Todde

Oltre alle mostre, il Festival vive nei suoi momenti collettivi: talk, letture portfolio, presentazioni e workshop. Le giornate inaugurali (28–31 agosto) concentrano gran parte delle attività, con ospiti italiani e internazionali pronti a confrontarsi con il pubblico. Tra gli appuntamenti imperdibili, la presentazione della riedizione del libro Viaggio in Italia di Luigi Ghirri, e le Letture Portfolio, un’occasione unica per i giovani fotografi di confrontarsi con curatori e professionisti del settore.

I workshop completano l’offerta, offrendo strumenti pratici e riflessioni teoriche sul mestiere e sul linguaggio delle immagini. Tra questi, Nuove pratiche della fotografia documentaria curato dalla fotografa Alessia Rollo, e Editoria oggi. Come si costruisce un libro fotografico tenuto da Claudio Corrivetti, fondatore Casa Editrice Postcart, Roberto Vito D’Amico e Antonio Calandra Graphic Designers. 

Oltre l’apparenza è un invito a non fermarsi alla prima impressione. In questo dialogo continuo tra passato e presente, il Festival consegna al pubblico un’esperienza capace di lasciare un segno. Ragusa Ibla diventa così un luogo in cui la bellezza del paesaggio e la ricerca artistica si intrecciano per offrire una visione intima e universale.