Hollywood è a tutto sequel! Ma i cult movie a volte meritano di essere unici

Baywatch alla serie Harry Potter e la pietra filosofale, ecco tutti i sequel che torneranno nel 2026

La strada per i sequel è lastricata di buone intenzioni“. Prendiamo in prestito, apportando qualche modifica qua e là, una celebre citazione di Karl Marx per descrivere il sempre più gettonato e trafficato mercato dell’usato sicuro, che da qualche anno a questa parte viene sfruttato (e abusato) dall’industria cinematografica. L’iter è semplice: prendi un classico o un film cult, scrivi il seguito di una storia che tutti consideravano auto-conclusiva, costruisci una campagna promozionale ad hoc fondandola su elementi chiave come nostalgia e ricordi e porti all’attenzione del pubblico un nuovo prodotto. Un’operazione semplice solo sulla carta ma che risulta un terreno scivoloso da seguire.

I grandi studi cinematografici mostrano oggi sempre meno coraggio rispetto al passato e cercano garanzie di successo maggiori investendo meno rischio possibile. Ma il confine tra omaggio costruito a regola d’arte e mera trovata commerciale è molto labile e facile da superare. Inoltre l’utilizzo smodato di sequel, revival o reboot rischia di comprimere creatività e idee già fortemente pregiudicate dall’avvento dell’intelligenza artificiale.

Riuscire a tenere il conto dei legacy sequel usciti negli ultimi anni e in arrivo nei prossimi mesi è pressoché impossibile. Ed è altrettanto complicato delimitare questa pratica a un solo genere cinematografico perché nessuna sottocategoria può dirsi esente. Solo negli ultimi mesi sono stati annunciati diversi sequel come il terzo capitolo di Hocus Pocus, che segue il secondo lungometraggio arrivato nel 2022 a quasi 30 anni dal primo fortunato film. Restando nel filone magico a settembre arriva Amori & Incantesimi 2 con Sandra Bullock e Nicole Kidman a circa un trentennio di distanza dal film cult del 1998.

Anne Hathaway, di recente libera dalla corposa agenda de Il Diavolo veste Prada 2, ha aperto le porte anche a Princess Diaries 3 che la porterebbe a vestire nuovamente i panni di Mia Thermopolis. Ben Stiller e Robert De Niro sono pronti a immergersi nuovamente nelle disavventure della famiglia Focker con Focker-in-Law, quarto installment della saga comedy in arrivo nel weekend del Thanksgiving Day. E nel cast ci sarà anche Ariana Grande.

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Harry Potter e la pietra filosofale foto di Aidan Monaghan/HBO

Non solo cinema: i reboot nel mondo delle serie tv

Ma non è soltanto il cinema ad essere travolto da un’ondata sempre più indomabile di reinterpretazioni di classici. A dicembre debutta la nuova serie di Harry Potter targata HBO Max, che è stata già rinnovata anzitempo per una seconda stagione. Il 1° luglio arriva su Prime Video Elle, serie prequel de La rivincita delle bionde. Mentre sono tutt’ora in corso le riprese di Baywatch, reboot della celebre serie simbolo degli anni ’90.

L’operazione nostalgia è stata proposta anche dalla ABC con il revival di Scrubs. La decima stagione della sitcom è stata particolarmente apprezzata dal pubblico tanto da conquistare sul campo un rinnovo per una nuova annata. Restando nel mondo comedy ha fatto breccia nel cuore degli spettatori anche il ritorno di Malcolm in the Middle. Quattro episodi inediti che hanno potuto contare sulla presenza persino di Bryan Cranston. Questa estate debutterà poi la terza e ultima stagione di Wizards Beyond Waverly Place, reboot de I maghi di Waverly. La serie vede tra i produttori anche Selena Gomez, lanciata mondialmente proprio grazie a Disney Channel.

Donald Faison, Sarah Chalke, Judy Reyes in Scrubs Foto di Disney/Jeff Weddell

Quando il sequel è sorretto da una buona sceneggiatura: il caso de Il Diavolo veste Prada

Non tutti i sequel vengono però per nuocere. Ne è un esempio eclatante Il Diavolo veste Prada 2, che ha dimostrato come una buona sceneggiatura possa dare il giusto lustro a un cult movie senza intaccarne la memoria. Il secondo film riporta i protagonisti storici in un’epoca completamente diversa da quella lasciata all’inizio degli anni 2000. Il mondo della moda è andato incontro a un’evoluzione sostanziale (apparente o reale?) sia in termini di linguaggio che di rappresentazione.

Comportamenti evidentemente sbagliati in ambito lavorativo, come quelli adottati da Miranda Priestley, vengono oggi identificati come tossici e quindi non tollerabilil. Se da un lato perciò il politicamente corretto impone dei confini più netti rispetto al passato il film mostra come non occorre essere a tutti i costri sopra le righe per fare segno.

Nel sequel l’evoluzione e il cambiamento del fashion system passa anche attraverso la crisi del giornalismo, che viene raccontata senza fronzoli e con crudo realismo. I puristi del film del 2006 avranno forse lamentato un’assenza di frasi cult o citazioni iconiche. Non c’è un monologo come quello sul color ceruleo o un «Floreale? Per la primavera? Avanguardia pura» ma il risultato finale ha decisamente conquistato il pubblico.

Al box office mondiale i risultati sono soddisfacenti. Globalmente sono stati già superati i 433 milioni di dollari e le previsioni parlano di un esito finale che può arrivare a toccare i 700 milioni di dollari. Attualmente In Italia, uno dei mercati dove il film sta facendo meglio, siamo quasi a quota 25 milioni di euro di incasso.

Il Diavolo veste Prada 3 si farà?

Con questi numeri è stata messa in campo l’ipotesi di un possibile terzo capitolo della saga. L’ipotesi sequel è stata commentata anche dagli stessi attori. Per Emily Blunt è necessario che ci sia una buona sceneggiatura su cui partire così come la presenza di tutti e quattro gli interpreti principali.

In un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter Stanley Tucci apre a un ritorno nei panni di Nigel ponendo delle condizioni. «Amo interpretare questo personaggio. È così incredibilmente soddisfacente da interpretare. Ma alla fine, penso che per tutti noi, incluso il regista e lo sceneggiatore, dipenda davvero dalla sceneggiatura. Se ha senso, sì, certo. Se non ha senso? Probabilmente no», sono le sue parole.