TÄRA, cantante palestinese cresciuta in Italia, ha trasformato la sua esperienza di vita in una potente narrazione musicale che incarna il coraggio e la determinazione di una generazione che lotta per la propria identità. Cresciuta tra le difficoltà di una società che spesso non accoglie la diversità, ha affrontato pregiudizi e discriminazioni che l’hanno forgiata come artista e come donna. Con il suo ultimo singolo Sotto Effetto, TÄRA ci regala una riflessione intensa sul potere della musica come strumento di empowerment, rappresentando simbolicamente il suo percorso di liberazione interiore e di affermazione. Il brano segna un passo importante nel suo progetto Arab’nB, un incontro tra R&B e le sonorità della sua cultura d’origine. La sua musica, infatti, è la risposta alle sfide personali e alle difficoltà di molti altri giovani che, come lei, vivono una doppia appartenenza. Con una visione chiara e un messaggio di autenticità, TÄRA porta avanti la sua missione di rappresentare la comunità palestinese e di dare voce a chi cerca uno spazio nella musica, un linguaggio comune che trascenda le barriere culturali. Il suo viaggio musicale è solo all’inizio, ma la sua arte è destinata a risuonare come simbolo di forza e speranza in un mondo che troppo spesso dimentica l’importanza dell’autenticità e della diversità.

«Ho sempre fortemente desiderato lavorare con l’arte, ho sempre avuto tanto da dire e molto istintivamente ho scelto la musica come mezzo per veicolare i miei messaggi»
Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
Ho sempre fortemente desiderato lavorare con l’arte, ho sempre avuto tanto da dire e molto istintivamente ho scelto la musica come mezzo per veicolare i miei messaggi. Crescendo ho sentito il peso della società che difficilmente lascia spazio ai sogni, è riuscita ad incatenarmi il cervello e mi ha portata più volte a chiedermi cosa fosse giusto e cosa non lo fosse, ma credo nel destino, quindi ho continuato ad impegnarmi e mi sono semplicemente lasciata andare al flusso della vita, aprendo le porte ad una serie di eventi che hanno messo a tacere tutte le preoccupazioni, ed è stato in quel momento che ho avuto chiara la mia strada.
Il tuo progetto “Arab’nB” fonde l’R&B con le sonorità della tua cultura d’origine. Come nasce questa idea e cosa vuoi trasmettere attraverso questo mix di influenze?
L’etichetta che mi sono sempre sentita addosso è “diversa”; Per la maggior parte della mia adolescenza ho vissuto male questa diversità negli usi, nei costumi, nel cibo, nella lingua, e ad oggi mi rendo conto che se avessi avuto qualcuno a rappresentarmi forse sarebbe stato più facile vedere la mia diversità come bagaglio culturale e punto di forza. Il mio costante pensiero va a tutti i ragazzi che oggi vivono le mie stesse esperienze e lotte interiori: voglio creare un luogo sicuro, essere motivo di ispirazione per loro; diffondere le sonorità arabe unendo il tradizionale al commerciale è una missione per riconnettersi alle proprie origini e radici con fierezza.


«Se noi stessi in primis non crediamo nelle nostre forze e capacità, nessuno lo farà per noi»
La scena musicale italiana non è sempre stata aperta alla diversità sonora e culturale. Come è stato per te affermarti con un sound così innovativo? Hai incontrato resistenze?
Il mio lato imprenditoriale risponde che possiamo essere noi ascoltatori a creare le tendenze, a scegliere cosa vogliamo ascoltare, sia nel mainstream che nella nicchia, di conseguenza il mercato non potrà fare altro che adattarsi alla nostra esigenza e ricerca di autenticità, quindi nonostante lo scetticismo e le barriere della scena musicale, sono positiva e vi dico che prima o poi tutti penseranno questa diversità come qualcosa di cool da romanticizzare, nel frattempo non mi dispiace restare nella nicchia e avere persone a comprendere l’essenza e la profondità di questo progetto.
Il titolo del tuo ultimo singolo, Sotto Effetto, suggerisce un’esperienza intensa. Puoi raccontarci cosa c’è dietro questo brano e quale messaggio vuoi comunicare?
Sotto Effetto è stato il primo singolo ARAB’nB che ho rilasciato, ormai quasi un anno fa. Il titolo è molto evocativo e infatti nel tempo ha generato varie interpretazioni, ma ciò che ho cercato di esprimere attraverso di esso è la sensazione che provo quando creo musica, sotto effetto, letteralmente. Un ingrediente che lo caratterizza è sicuramente l’empowerment, qualcosa che io come artista ho sempre cercato di non perdere: se noi stessi in primis non crediamo nelle nostre forze e capacità, nessuno lo farà per noi. Questa canzone l’ho scritta per me stessa, per avere una spinta, infatti non avrei mai immaginato potesse effettivamente piacere così tanto al pubblico.

La tua voce è un ponte tra mondi diversi. C’è un artista, italiano o internazionale, che ha influenzato particolarmente la tua visione musicale?
L’artista per eccellenza che ha modellato il mio modo di stare al mondo è stato Michael Jackson, a 10 anni guardando le sue performance su YouTube sognavo di essere al suo posto un giorno, ad unire persone, nelle loro diversità attraverso la musica. I miei primi ricordi musicali sono anche Fairuz, un’icona nella musica levantina, Adele, Shakira ed Usher, le loro cassette e cd erano on repeat.
Hai raccontato di aver nascosto la tua identità per paura di discriminazioni. Qual è stato il momento in cui hai deciso di rivendicare con orgoglio le tue origini palestinesi?
Dopo il liceo mi sono sentita in un certo senso libera dal contesto scolastico, in cui le diversità fuoriuscivano spesso con poca curiosità e solo tanti stereotipi, ma già durante il lockdown del 2020 avevo iniziato un percorso interno di cambiamento, un processo che è in corso ancora ora, e “TÄRA” con l’ARAB’nB ne fa parte , credo che una volta concluso questo capitolo ci sarà un’evoluzione artistica e nuove versioni di me da raccontare.

«Ad oggi è facile essere prigionieri dell’illusione della libertà, e questo è il concept che caratterizzerà il mio disco»
In un momento storico così complesso per la Palestina, senti un’ulteriore responsabilità nel portare avanti la tua cultura attraverso la musica?
È un’enorme responsabilità, ma sono felice ed onorata di poter rappresentare i nostri valori e contribuire alla resistenza palestinese contro la cancellazione della nostra cultura, attraverso l’arte della musica e del fashion. Questo momento storico andrà ricordato come un risveglio collettivo, ma quanto è costato?
C’è una tradizione, una parola o un concetto della cultura palestinese che senti particolarmente vicino e che cerchi di esprimere nei tuoi brani?
“ الحرية “ la libertà. Questa parola enorme a cui nessuno riesce a dare la giusta definizione. La libertà è come la felicità, è uno stato vibrazionale, che nessuna privazione dei diritti può toglierti, la Palestina è questo. I Palestinesi non hanno mai perso speranza, fede e forza, è nel nostro DNA. Ad oggi è facile essere prigionieri dell’illusione della libertà, e questo è il concept che caratterizzerà il mio disco.


Qual è il sogno più grande che vuoi realizzare attraverso la tua musica?
Da piccola mi vergognavo tantissimo a parlare arabo in pubblico, il mio sogno oggi è ascoltare un’arena intera cantare in arabo le mie canzoni.
Ci sono nuovi progetti o collaborazioni a cui stai lavorando e che puoi anticiparci?
Sto finalizzando i due progetti che usciranno nei prossimi mesi. Il primo si basa su una parola araba intraducibile in italiano, che darà significato all’intero brano e anche alla visione generale del progetto, aprendo un nuovo punto di vista, mentre del secondo vi anticipo solo che comprenderà delle impersonificazioni, e nel frattempo girerò per diversi palchi d’italia per l’ “ARABA FENICE” minitour.

Credits
Photographer Toni Parisi Vollono
Stylist Giulia Polverino
Make-up Artist Marta D’Angelo
Hair Stylist i Professionisti