Dal design all’arte contemporanea: tre mostre da visitare a Piacenza

Un itinerario culturale tra spazi rigenerati, visioni immersive e narrazioni globali che raccontano la vitalità creativa della città emiliana

Piacenza è sicuramente una meta meno conosciuta per l’arte, ma che a volte sorprende per le proposte e gli spazi espositivi: per questa primavera 2026 offre tre percorsi che spaziano dal design d’avanguardia alla riflessione simbolica sulla natura, fino alla celebrazione della complessità artistica di un intero continente.

Un’ora di luce: l’antologica di Davide Groppi da Volumnia

In primis la sorpresa dello spazio: Volumnia è un racconto di rinascita che fonde il passato monumentale di Piacenza con la visione contemporanea del design. Lo spazio prende vita nel 2018 all’interno della cornice mozzafiato della chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, un capolavoro dell’architettura rinascimentale caratterizzato da una struttura a basilica con imponenti navate. Il merito di questa trasformazione va alla gallerista Enrica De Micheli, che ha saputo recuperare un luogo carico di storia e spiritualità, restituendogli una nuova funzione culturale. Dopo un attento restauro che ha riportato alla luce i volumi originali e la solennità delle pietre, la galleria è diventata un punto di riferimento per la valorizzazione del design storico, in particolare dei maestri del Novecento italiano. L’antologica dedicata a Davide Groppi non è una semplice rassegna di oggetti di design, ma un’esplorazione del confine tra luce e oscurità ambientata nel suggestivo volume architettonico della chiesa di Sant’Agostino. L’ingresso della mostra è segnato dalla grande lampada MOON collocata al confine tra interno ed esterno, che annuncia uno stradone di architetture bianche, geometriche. Il percorso, curato da Marco Sammicheli, si apre con le “utopie di luce”, una serie di cinque pezzi unici che sfidano le leggi della funzionalità per farsi pura poesia visiva, tra cui spicca la limited edition VERA, dove la lampadina si trasforma in un’apparizione quasi olografica. Attraverso una sequenza di pareti attrezzate e “muri
abitati”, Groppi mette in scena la sua storia iniziata nel 1988, fatta di invenzioni iconiche e nuove sperimentazioni come la lampada UMASI, opera che è presentata in anteprima. L’intera esposizione è concepita come un dispositivo per generare stupore, invitando il visitatore a rallentare e a percepire la luce non solo come strumento per vedere, ma come elemento capace di dare profondità al vuoto e plasmare lo spazio delle relazioni umane.

Oltre le nuvole: l’esperienza immersiva di XNL

Presso XNL Piacenza, il progetto Oltre le nuvole. Beyond the Clouds si sviluppa come un’esperienza totale e multisensoriale che fonde arte contemporanea, cinema e musica. La mostra, curata da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti, trasforma le sale dell’edificio in un paesaggio aereo dove le opere di diciotto artisti — dai celebri Achromes di Piero Manzoni alle tele di Mario Schifano e le ricerche di Laura Grisi — dialogano con sequenze filmiche di maestri come Fellini e Pasolini.
«In giorni bui in cui le nuvole quotidiane sono fumi di guerra, la mostra dichiara sin dal titolo che, oltre le nuvole, si aprono orizzonti che trascendono i drammi del presente. – dichiara la curatrice Chiara Gatti – Resta, tuttavia, la consapevolezza che l’arte abbia il compito e la responsabilità di raccontare la realtà. Così, appellandosi all’iconografia eterna del cielo, ricchissima di significati e simbologie, il percorso varca luoghi liminali, spazi di trasformazione, dove l’immagine della nuvola, nelle sue declinazioni sensoriali, si fa utopia, ma anche invito a sollevare lo sguardo – non come fuga o evasione – ma come prospettiva altra e possibile, mirabilmente espressa nell’opera Free di Laetitia Ky, con le sue ali della libertà aperte verso l’orizzonte».


 Le nuvole sono “Dee solenni” diceva Socrate nel celeberrimo poema di Aristofane, Le nuvole: “Esse le idee ci dànno, la dialettica, la ciurmeria, l’ingegno, la chiacchiera, il ghermire concetti, il dar nel segno!”. Da allora, continuano ad affascinare artisti e autori, ispirando nuovi linguaggi e stimolando la sperimentazione, senza perdere la densità simbolica che le attraversa: allegoria di tensioni e stati d’animo, rappresentazione di
concetti che spaziano dal divino al potere, dall’aldilà alla melanconia. Un percorso multisensoriale che coinvolge lo spettatore in «viaggio tra luce, ombra, immagini, parole e suoni, dove l’elemento sonoro non si limita ad accompagnare la visione, ma diventa esso stesso materiale narrativo, evocando la leggerezza, la potenza e la mutevolezza delle nuvole e del cielo. Attraverso questo intervento, XNL Musica consolida il suo ruolo di laboratorio di sperimentazione, esplorando nuove possibilità di interazione tra arte, tecnologia e percezione sensoriale, e contribuendo a fare della mostra Oltre le nuvole un’esperienza immersiva, intensa e totalizzante, capace di stimolare riflessione, emozione e stupore» commenta il curatore Gianmarco Romiti.
L’allestimento è reso unico da un’attenzione profonda all’accessibilità, trasformando il concetto di nuvola da elemento visivo a esperienza tattile e sonora: i visitatori possono infatti interagire con la riproduzione 3D di una scultura di Gabriele Picco o esplorare con le dita i dettagli del Paesaggio con cascata di Marco Ricci, mentre un paesaggio sonoro dedicato avvolge il pubblico in un’atmosfera sospesa tra cielo e terra.

Sguardi sull’Africa: il mosaico di culture a Palazzo Gotico

A Palazzo Gotico, la mostra Sguardi sull’Africa offre un mosaico monumentale della creatività africana, rompendo gli stereotipi attraverso l’esposizione di oltre 250 manufatti che spaziano dall’antico al contemporaneo. Curata da Paolo Giglio e Samuele Menin, l’esposizione si snoda in un allestimento sui generis che accoglie sculture rituali e maschere tradizionali cariche di significati simbolici, per poi aprirsi alla modernità della Scuola di Casablanca, simbolo della rinascita artistica marocchina. Provenienti da contesti geografici e culturali diversi, molti segnati dall’esperienza della migrazione, questi autori raccontano la diaspora come spazio dinamico di scambio e trasformazione, in cui radici e cambiamento convivono e si rinnovano. Attraverso pittura, fotografia, scultura, installazione e pratiche d’archivio, gli artisti di questa sezione affrontano temi legati alla memoria, all’eredità coloniale e ai sistemi di rappresentazione che hanno contribuito a costruire narrazioni semplificate sull’Africa e le sue comunità. Il cuore pulsante della rassegna è però la sezione contemporanea, dove spiccano le opere di artisti internazionali come Ibrahim Mahama e le fotografie di Zanele Muholi, che utilizzano materiali di recupero e immagini d’impatto per riflettere su temi urgenti come l’identità, la memoria storica e il legame tra l’Africa e l’Occidente. Il percorso non dimentica le radici piacentine, celebrando figure come don Vittorio Pastori e ricordando il contributo locale alla costruzione della grande diga di Kariba, in un dialogo continuo tra passato missionario e futuro artistico.