UNSTAGE: IED Milano ridefinisce la passerella con Scarlett Rouge

13 neo designer hanno debuttato durante la Milano Fashion Week con 50 look. Un'esperienza sospesa tra moda, spiritualità e arte grazie alla performance di Scarlett Rouge

Non una sfilata, ma un rito collettivo. È così che IED Milano ha scelto di presentare UNSTAGE negli spazi della Galleria Lia Rumma durante la Milano Fashion Week. A inaugurare lo show è stata la performance di Scarlett Rouge, artista figlia d’arte di Rick Owens e Michèle Lamy, che ha trasformato il debutto dei 50 look firmati da 13 neo designer in un’esperienza sospesa tra moda, spiritualità e arte contemporanea.
«UNSTAGE è moda che disobbedisce, che smonta la superficie per mostrare ciò che sta sotto: il fare, il pensare, il collaborare. Una pratica di liberazione dove la forma si destruttura e la visione si moltiplica», ha commentato Umberto Sannino, Head of Fashion School IED Milano e direttore artistico del progetto.

La performance di Rouge – una cerimonia fatta di voce, corpo e suono – ha dato il via a un flusso corale di gesti e abiti che hanno invaso i livelli della galleria, intrecciando buio e luce, memoria e identità. L’artista, conosciuta per il suo approccio interdisciplinare, ha parlato di un percorso diviso in due parti, Dark e Light Room, ispirato a testi filosofici e rituali spirituali: «La moda non è solo superficie o ego; tra le pieghe dei tessuti si celano anime profonde che desiderano connettersi e intrecciarsi in una comunità autenticamente bella e complessa», ha dichiarato. A sottolineare l’atmosfera, la colonna sonora curata dall’alumnus IED Giacomo Gorla: un viaggio sonoro che ha mescolato synthwave, nu-disco, house e techno, destabilizzando la percezione del pubblico.
«Non poteva che essere una galleria d’arte a ospitare UNSTAGE – ha aggiunto Danilo Venturi, Direttore di IED Milano. UNSTAGE non è solo catwalk, ma moda che si fa arte attraverso la performance: è un atto politico ed estetico».

Unstage Ied Milano  Scarlett Rouge
Il backstage di UNSTAGE, foto di Davide Edoardo

I giovani designer dello IED Milano: moda come specchio di una generazione

I 50 look protagonisti hanno alternato voci individuali e collaborazioni trasversali, accompagnati dalle calzature made in italy di Marsèll e Vic Matié. Le collezioni hanno toccato temi universali e personali: la memoria familiare di Li Chien, che trasforma la resilienza del nonno rifugiato in simbolo collettivo; la fragilità delle bambole di porcellana reinterpretata da Andrea Putzu e Rosamaria Simonetti; il tempo e il piacere rielaborati da Giovanni Piccirilli; la vulnerabilità del corpo esplorata da Aurora Perinelli; fino alle radici rurali e intime evocate da Alan D’Isola con La Camatta. Ogni collezione ha restituito un tassello di un mosaico generazionale in cui si intrecciano fragilità e forza, memoria e trasformazione.

UNSTAGE

Moda come rito contemporaneo: la performance di Scarlett Rouge

UNSTAGE ha confermato la volontà di IED di mettere in discussione i linguaggi tradizionali della moda, portandoli verso una dimensione comunitaria e performativa. All’incrocio tra performance, spiritualità e narrazione simbolica, Scarlett Rouge ha costruito una pratica artistica che mette in discussione sia la cultura contemporanea sia i nostri paesaggi interiori. Conosciuta per il suo approccio interdisciplinare — che spazia dalla pittura all’installazione, dal video alla performance — Rouge attinge a miti, archetipi e ricerche
metafisiche per creare opere al tempo stesso intime e collettive. La sua performance dal vivo ha segnato il tono di una reinterpretazione corale della passerella.

Così commenta l’artista: «Le sfilate sono fatte di spettacolarità, capelli, make-up, styling… è una forma di rituale che richiama gli antichi guerrieri che si preparavano alla battaglia. Lo show non riguarda tanto gli abiti quanto il creare un sentimento, ed è per questo che anche la musica gioca un ruolo importante: aiuta a dirigere l’emozione che il designer vuole suscitare nel pubblico. Una sfilata è più proiezione di un’immagine o di un concetto di lifestyle, e proprio per questo aspetto visionario è più una cerimonia che un semplice show». E continua sul significato del progetto sviluppato con IED: «Sono entusiasta di aver lavorato con Umberto e il team di IED per creare un’esperienza unica che ci ricorda che la moda non è solo superficie o Ego; dentro le pieghe dei tessuti ci sono Anime profonde che desiderano connettersi e intrecciare una comunità autenticamente bella e complessa. La prima parte, Dark, è ispirata a due libri: Island di Aldous Huxley, che parla di una comunità utopica dove gli uccelli gridano “Attenzione attenzione, qui e ora ragazzi, qui e ora…”.

L’uscire dalle categorie in cui ci inscatoliamo da soli, per andare oltre l’Ego e rivelare le profondità interiori Scarlett Rouge.

Il secondo è The Siren’s Call di Chris Hayes, su come l’attenzione sia diventata la risorsa più a rischio al mondo, e su come le nostre capacità mentali vengano risucchiate dall’uso del telefono e dall’ipnosi dello scrolling. La seconda parte, Light Room, è ispirata a una canzone di Lauryn Hill, I Get Out (“esco da tutte le vostre scatole”), che parla del sentirsi incatenati dalla società, dal patriarcato… Nella mia versione riguarda più l’uscire dalle categorie in cui ci inscatoliamo da soli, per andare oltre l’Ego e rivelare le profondità interiori — liberarsi da insicurezze oppressive. Infine il testo che ho letto viene dal libro di Starhawk, The Spiral Dance, un passaggio intitolato The Goddess in the Kingdom of Death. In breve, la Dea della Luna, in inverno, va a cercare il Dio Sole nel regno dove i vivi non osano andare. Lì incontra la Morte e lui si innamora di lei. Dopo tre giorni insieme, lei prende la sua corona e la trasforma in una collana. Le dice che nulla resta uguale, nemmeno la Morte è eterna… La vita non è che un viaggio verso la morte, ma la morte è solo un passaggio prima della vita… da Lei tutte le cose procedono e a Lei ritorneranno, questo è il ciclo della rinascita».

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Guarda lo show e la performance attraverso il reportage fotografico di Davide Edoardo (@monsieurdavid)