“Niente compromessi, scelgo la libertà”: Bianca Marcelli racconta la passione e le sfide della Gen Z in “Frammenti”

In occasione dell’uscita al cinema di “Frammenti” lo scorso 11 giugno, abbiamo incontrato la regista Bianca Marcelli. Un dialogo senza filtri sull’urgenza di raccontare i giovani d’oggi fuori dai soliti cliché, tra ansia da prestazione e il coraggio di scegliere se stessi

C’è un momento esatto, all’inizio di Frammenti, in cui capisci che non stai guardando il solito film sulla danza classica. I corpi dei ragazzi si muovono nel grigio della periferia romana con la violenza e la rabbia dei pugili da strada. La storia segue infatti Romeo (Riccardo De Rinaldis Santorelli), un ventitreenne ribelle che decide di dare una svolta alla propria vita lasciando la capitale per tentare un’audizione a Fermo, nelle Marche, ed entrare in una prestigiosa ed esclusiva compagnia teatrale guidata dalla severa stella della danza Vittoria Pesca (Rebecca Liberati).

Bianca Marcelli, foto di Elena Lippiello

Mentre fatica per farsi spazio tra la spietata rivalità dei compagni, Romeo fa un incontro che cambierà tutto: quello con la magnetica Ele, interpretata da Valentina Romani, una ragazza fuori dagli schemi con cui stringerà un legame viscerale. Insieme a loro, la narrazione si arricchisce della presenza di un cast corale in cui spiccano Giorgio BelliFederico RussoFrancesco Venerando e Jenny De Nucci, muovendosi in un viaggio geografico e interiore che porterà la produzione fino alle porte del deserto, nello spettacolare scenario della Tunisia. All’improvviso, lo schermo si accende di colori e capisci che la danza non è disciplina: è sopravvivenza. Abbiamo incontrato la giovanissima regista Bianca Marcelli, che con la sua opera prima firma un manifesto generazionale intimo ma potente.

Bianca Marcelli Frammenti
Frammenti

«In Italia c’è questa strana tendenza a settorizzare tutto, a identificare le persone in un unico ruolo. A me questa cosa non è mai piaciuta»

Bianca, partiamo dal tuo percorso. Tu nasci come musicista, lavori in una casa editrice e ora arrivi al cinema con un lungometraggio. Com’è avvenuto questo salto dietro la macchina da presa?

In Italia c’è questa strana tendenza a settorizzare tutto, a identificare le persone in un unico ruolo. A me questa cosa non è mai piaciuta. Io non faccio questo mestiere per una semplice questione lavorativa, lo faccio per una necessità assoluta di comunicare, di buttare fuori quello che ho dentro. La musica è stata la mia prima forma d’espressione perché è immediata: posso stare da sola nella mia stanza, mettere due note sul pianoforte, scrivere un testo ed è fatta. Un film è un processo più lungo, è come fare un figlio che richiede due anni di gestazione e un concepimento difficilissimo! Alla danza ci sono arrivata un po’ per caso, lavorando ad un libro che parlava di una ballerina di Ragusa che aveva danzato in tutto il mondo. Mi sono innamorata delle potenzialità di questa disciplina, che unisce l’arte allo sforzo fisico estremo.

Il film sperimenta molto a livello visivo, inizia con un bianco e nero molto cupo a Roma e poi esplode improvvisamente nel colore con il trasferimento nelle Marche. Come avete studiato questa transizione?

È stato un grande lavoro di pianificazione fatto a priori con il mio direttore della fotografia, Jacopo Marchini. Sapevamo fin dalla sceneggiatura che avremmo usato il bianco e nero, abbiamo girato sul set con le LUT già cariche. Per me il cinema deve essere simbolico: tutto quello che lo spettatore sente e vede deve supportare il concetto profondo della storia. Il bianco e nero rappresenta il mondo spento e claustrofobico della periferia in cui Romeo vive all’inizio, un mondo che non gli appartiene. Nel momento esatto in cui lo spettatore realizza che Romeo è un ballerino e che la sua vera vocazione è quella, tutto prende senso e il mondo si accende a colori.

Nelle prime scene la danza viene mostrata attraverso una lente maschile molto dura. Riccardo De Rinaldis restituisce una fisicità fortissima. Come mai questa scelta?

Volevo fortemente che Romeo fosse un outsider totale all’interno di quel contesto accademico. Questo si riflette anche nelle scelte musicali che ho curato con Federica Bello e Michele Sallicandro: volevo una colonna sonora fresca, contaminata, che si allontanasse dall’idea standard della danza classica. Quando Romeo balla, quella musica lo “pompa”, tira fuori la sua rabbia, che combatte. La rivalità iniziale serve a mostrare la tossicità dell’ambiente prima che lui scopra la purezza del suo talento.

Bianca Marcelli Frammenti
Riccardo De Rinaldis Santorelli e Valentina Romani in Frammenti

«Oggi siamo tutti intrappolati nel meccanismo del “dover arrivare a tutti i costi”, corriamo senza fermarci mai a sentire cosa abbiamo dentro. E sentire, molto spesso, fa paura perché ti obbliga a cambiare»

A un certo punto compare Ele, interpretata da Valentina Romani. Un personaggio fatato, magico, quasi una guida spirituale. Chi è davvero?

Ho volutamente lasciato il dubbio nello spettatore se Ele sia una persona reale o una proiezione magica, perché amo quando ognuno legge in un film quello di cui ha bisogno in quel preciso momento della sua vita. Ele è la figura che costringe Romeo a fermarsi, a smettere di correre dietro a un’idea ossessiva di perfezione. Oggi siamo tutti intrappolati nel meccanismo del “dover arrivare a tutti i costi”, corriamo senza fermarci mai a sentire cosa abbiamo dentro. E sentire, molto spesso, fa paura perché ti obbliga a cambiare.

Il legame tra Romeo e la direttrice della compagnia, Vittoria Pesca, è spietato. Lei lo costringe a danzare imponendo dei ritmi innaturali. Cosa volevi indagare con la sua figura?

Tutto ciò che c’è di sbagliato e marcio nel mondo dell’arte oggi. C’è questo controllo maniacale legato esclusivamente a una questione di realizzazione materiale e monetaria. Vedo tantissimi giovani che dipingono, cantano o fanno film solo perché vogliono diventare famosi o fare soldi, non perché abbiano davvero un’urgenza interiore o qualcosa da urlare al mondo. L’approvazione di questa direttrice è condizionata: apprezza Romeo solo se eccelle, se performa come vuole lei. È una dinamica tossica ma tragicamente reale, in cui la performance calpesta l’essere umano.

Il film si chiude in una cornice pazzesca, tra le colonne romane di un anfiteatro in Tunisia, dove entra in gioco anche il personaggio di Giorgio Belli. Senza rivelare il finale vero e proprio, qual è il messaggio di fondo che lancia questa conclusione?

Abbiamo girato in questo anfiteatro meraviglioso alle porte del Sahara, lo stesso set de Il Gladiatore, e lì il personaggio di Joel (Giorgio Belli) ricorda proprio come un tempo, in quei luoghi, si combattesse per la propria libertà. Portare la storia in quella cornice serve a mettere il protagonista, e insieme a lui tutto il pubblico, davanti a un grande interrogativo: per chi stiamo ballando? Con il finale di Frammenti non volevo dare risposte precostituite, ma invitare i giovani a fermarsi e a chiedersi se quello che stanno inseguendo sia davvero ciò che amano o solo il riflesso delle aspettative altrui.

Riccardo De Rinaldis Santorelli in Frammenti

A proposito di visioni e immaginarioquali sono i registi o le opere che ti hanno formato di più e che senti più vicinal tuo modo di fare cinema?

Non ho un unico guru, ma per questo film ho riguardato molto Il cigno nero di Aronofsky, soprattutto per come mette in scena il corpo e l’ossessione legata alla danza. Passando a cose totalmente diverse, fin da bambina sono cresciuta a pane e Hitchcock, che considero un genio assoluto, ma amo anche la cura visiva di Wes Anderson e lo stile di Sam Levinson in Euphoria. In generale amo il cinema che ti scuote dentro: sono una grande fan dei film di Joachim Trier e, tra le opere italiane più recenti, mi ha molto colpita il film di Francesca Comencini, Il tempo che ci vuole, per come riesce a sviscerare i rapporti umani e familiari in modo splendido.

Se l’obiettivo di Bianca Marcelli era scuotere qualche certezza e aprire un dibattito sul peso delle aspettative che schiacciano i giovani d’oggi, lo scopriremo presto. L’appuntamento in sala è fissato: Frammenti vi aspetta al cinema a partire dal prossimo 11 giugno.