Nel vortice di immagini che accompagna ogni edizione olimpica, corpi in tensione, bandiere e istanti di trionfo, si genera inevitabilmente un controcanto. Una narrazione più lenta, che invece di inseguire il record si sofferma sul gesto, invece di esaltare l’eccezione racconta la regola. Enjoy the Snow, il progetto di Daniele Mazzoleni curato da Federico Poletti, si colloca esattamente in questo spazio interstiziale. Presentato tra il Rosa Grand Hotel di Milano e l’HOTEL de LEN di Cortina d’Ampezzo, il lavoro non intende illustrare i Giochi, ma utilizzarne il contesto per sondare il modo in cui un’esperienza collettiva si deposita nella memoria individuale e, viceversa, come un ricordo personale possa diventare patrimonio condiviso.

Lo sci come vocabolario per Daniele Mazzoleni
La scelta di concentrarsi sullo sci alpino, tra le molte discipline in programma, non è casuale né esaustiva. Per l’Italia, e in particolare per le comunità alpine, lo sci trascende lo status di sport. È un linguaggio culturale, un rito intergenerazionale, un modo di abitare il paesaggio invernale. Mazzoleni lo tratta come un vocabolario formale. Da un lato ci sono i ritratti dei campioni Sofia Goggia e Dominik Paris, colti non nella deflagrazione della vittoria, ma in una concentrazione silenziosa che precede o segue la performance. Sono icone, ma private dell’aura epica; la loro grandezza è restituita attraverso la fisiologia del gesto, l’adattamento del corpo alla legge della pendenza.
Dall’altro lato, ed è qui che il progetto rivela la sua radice più intima, ci sono gli sciatori comuni. Queste scene non nascono da un’osservazione generica: sono la trasposizione visiva dell’archivio mnemonico dell’artista. Le piste, le seggiovie, le tute, le cromie appartengono a un preciso passato, quello della sua infanzia. Mazzoleni non dipinge un paesaggio, ma la traccia che quel paesaggio ha lasciato in lui. L’operazione non è nostalgica, è costruttiva. Estrae dall’esperienza privata gli elementi – un tipo di luce, una geometria, una sensazione di movimento – che possono risuonare come universali in chi ha condiviso un simile contesto.

La materia e il luogo
La tecnica è parte integrante di questo processo di fissaggio e condivisione. L’uso di acrilico e resina su lastre di alluminio (Dibond) produce superfici composite, luminose, tattili. La resina, solidificando, sigilla il gesto pittorico, conferendo all’immagine una permanenza fisica, quasi oggettuale. La neve, così, non è più un elemento atmosferico e transitorio, ma diventa un campo stabile, una pagina su cui il ricordo è scritto in modo indelebile. È una risposta materiale alla volatilità dell’immagine contemporanea, digitale o mediatica che sia.
Il dialogo tra le due sedi espositive, la piazza milanese e la via di Cortina, non è logistico, ma semantico. A Milano, le opere parlano della montagna come di un orizzonte, un’idea, una promessa di spazio e di libertà accessibile dalla città. A Cortina, quelle stesse opere si confrontano con la materialità del luogo che rappresentano, creando un cortocircuito tra l’immagine custodita e il paesaggio reale che la circonda. Il progetto diventa così il dispositivo che collega fisicamente e simbolicamente i due poli di queste Olimpiadi.
Stratificare un’eredità
Enjoy the Snow lavora, in definitiva, sul concetto di eredità culturale. Mazzoleni suggerisce che oltre ai dati e ai filmati, l’eredità più duratura sia fatta di esperienze soggettive sedimentate, di gesti incorporati, di un immaginario condiviso che si rinnova di generazione in generazione. Le sue opere non vogliono sostituirsi a quella memoria, ma offrirle un supporto, una forma in cui riconoscersi e da cui ripartire. In un’epoca di sovrapproduzione visiva, sceglie la lentezza della pittura e la durata della materia per ricordarci che ogni gesto atletico, prima di essere statisticamente misurato, è un dialogo millenario tra un corpo, uno strumento e un elemento naturale. E che questo dialogo, forse, è la vera, silenziosa gara che si svolge ogni giorno sulla neve.

