Ha l’eleganza delicata di un’attrice d’altri tempi, lo sguardo profondo di chi sa raccontare storie senza bisogno di parole. I suoi occhi si illuminano quando parla di sogni e di passioni. Eleonora Gaggero è un’armonia di talento e determinazione, un intreccio perfetto di dolcezza e ambizione. La sua bellezza non è solo estetica: lo si percepisce dal calore della sua voce, nella luce che sprigiona quando racconta le sue storie.
Dall’esordio come attrice alla passione per la scrittura, Eleonora Gaggero ha saputo conquistare il pubblico con la sua autenticità e il suo talento poliedrico.
A Cortinametraggio ha fatto parte della Giuria Young del Premio Frecciarossa, affiancando Ludovico Tersigni e Sara Ciocca. Durante l’evento, ha avuto anche l’onore di consegnare il Premio Cotril a Sara Ciocca, giovanissima attrice di grande talento.
Eleonora ha iniziato dal teatro: «Ho iniziato a 10 anni perché soffrivo di ansia sociale. Ero estremamente timida e mia mamma non sapeva più come aiutarmi». Gli anni del liceo sono stati un viaggio alla scoperta di sé: «Ho fatto il primo anno di liceo classico a Genova, poi ho cambiato e ho fatto scienze umane; poi ho cambiato di nuovo: il linguistico e sono andata a Roma per tre anni. Poi ho iniziato a lavorare sul set e ho capito che è un mondo che mi appartiene di più rispetto al teatro, che è molto fisico. Sono timida e mi viene più facile esprimermi quando so le battute che devo dire, posso rifare i take… non sono una grande fan dell’improvvisazione (Ogni volta che una scena viene registrata nuovamente, si dice che si sta facendo un nuovo “take” – nda). Ora sto frequentando scienze della comunicazione alla IULM».

«Credo sia importante utilizzare il proprio lavoro per dare voce a questioni sociali rilevanti»
Sei in giuria Young a Cortinametraggio. Hai partecipato a Revenge Room, un corto che affrontava un tema delicato come il revenge porn, presentato a Venezia…
Revenge Room mi ha colpito subito per la tematica forte e attuale. Credo sia importante utilizzare il proprio lavoro per dare voce a questioni sociali rilevanti. La sfida più grande in un corto è il tempo. Girare un corto in uno o due giorni richiede un’intensità emotiva e una prontezza incredibili. Non c’è molto spazio per entrare nel personaggio gradualmente; devi essere lì, presente e credibile fin dal primo ciak. A livello psicologico è impegnativo, perché devi dare il massimo in un lasso di tempo brevissimo, ma è anche una palestra molto formativa.
Il ruolo più lontano da te che ti hanno fatto fare e come lo hai affrontato?
Mi hanno fatto fare la “cattiva” in due film. Nell’ultimo interpretavo un’influencer ossessionata dall’apparenza, vestita in modo impeccabile: l’opposto di come sono io. Vivrei volentieri in pigiama. Non è stato per niente facile, però è una bella sfida perché, secondo me, la bellezza del cinema è proprio interpretare personaggi che non ti rappresentano.

«Scrivere è un processo molto intimo e personale, che mi permette di esplorare lati di me che forse nemmeno conoscevo»
Hai un milione di follower su Instagram. Lo senti come una responsabilità?
Assolutamente sì. Ho guadagnato molti follower con la serie di Disney Channel, quindi mi seguivano soprattutto ragazzini dagli otto ai vent’anni. Questo significava che ogni cosa che dicevo sui social doveva essere pesata. Disney poi ha delle regole ferree. Però, ci hanno insegnato l’importanza dei valori da trasmettere e quindi sono sempre attenta.
Hai un Social Media Manager?
Gestisco personalmente i miei social e ricevo moltissimi messaggi, a volte anche molto personali. Cerco di rispondere e aiutare il più possibile, vedendola come una vera e propria comunità dove ci si supporta e ci si scambia opinioni e consigli. Cerco sempre di dare consigli di lettura, di film, di comunicare qualcosa di positivo. Anche se il termine “influencer” ha spesso una connotazione negativa, credo che chi influenza gli altri abbia una responsabilità, e io cerco di farlo in modo costruttivo.
Sei partita dalla recitazione e poi hai intrapreso anche il percorso della scrittura. Com’è avvenuto questo passaggio?
Leggevo moltissimo, arrivavo a leggere anche cinque libri a settimana, e quando la Mondadori mi ha chiesto se volessi scrivere un libro, ho detto subito di sì. Ma mi chiedono un’autobiografia. Ragazzi, ho 15 anni, cosa posso scrivere della mia vita? Mi hanno detto: «Va bene, facciamo una prova, ti affianchiamo un editor». Mi ha insegnato come si scrive un libro. Ho scritto anche sceneggiature e corti, perché è un mondo che mi ha sempre affascinato molto.
Ho sempre scritto. Essendo molto timida, il mio modo per sfogarmi è sempre stato scrivere sui diari, raccontare storie. Quando recito, devo immergermi in un personaggio, interpretare ciò che è stato scritto. Con la scrittura, invece, parto da zero: creo il mondo, le persone, le emozioni. Un processo molto intimo e personale, che mi permette di esplorare lati di me che forse nemmeno conoscevo.

«Continuo a scrivere e spero, un giorno, di trovare la produzione giusta per realizzare qualcosa di bello»
Nel libro Sul più bello, Marta è un brutto anatroccolo e soffre di mucoviscidosi. Come ti è venuta in mente una storia simile?
Sul più bello nasce insieme alla Eagle Pictures, con Roberto Proia, che mi parla di questo progetto: «mi piacerebbe che scrivessi un libro».
Io ho scritto il libro, che poi è completamente diverso dal film… E poi abbiamo fatto il film dove facevo la cattiva, e non è stato semplice.
So che sembra un mondo lontano da me, ma in realtà sono sempre stata insicura. Alle medie e al liceo ero presa di mira, mi lanciavano le cose in classe. Mi sono sempre sentita l’esclusa. In questo lavoro invece mi dicono «eh, ma sei bella»… e io mi sento un po’ Dr. Jekyll e un po’ Mr. Hyde. Sì, faccio questo lavoro, però sono anche un’altra persona nella mia vita privata.
Un libro alla volta o tre/quattro libri sul comodino?
No, migliaia sul comodino! Il bello è che continuo a comprare libri anche se ne ho già tanti da leggere. Ho praticamente un negozio di libri in casa.
Quindi anche tu inizi tanti libri e poi magari non li finisci subito?
Esatto! Dipende da quanto mi prende la storia. Ad esempio, con L’Attraversaspecchi sono stata cinque giorni chiusa in camera. Quando un libro mi coinvolge, lo porto ovunque, anche fuori a cena!
Autori e libri preferiti?
Paullina Simons, Il Cavaliere d’Inverno. È il libro più bello che abbia mai letto, l’unico che ho riletto tre volte. Parla dell’assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale ed è una storia d’amore incredibile. Piango ogni volta che lo rileggo, lo consiglio a tutti.

Ti darai alla sceneggiatura?
È una nota dolente! Volevo studiare sceneggiatura al Centro Sperimentale, ma mia madre mi ha consigliato di puntare prima sulla recitazione. Però ho letto tante sceneggiature, so come funzionano e ho molta fantasia. Continuo a scrivere e spero, un giorno, di trovare la produzione giusta per realizzare qualcosa di bello.
I tuoi genitori ti hanno sempre supportata?
Assolutamente sì! Mio nonno, poi, sognava di fare l’attore. Parla di me e di mia sorella a chiunque, in banca, dal dentista… ormai nessuno lo sopporta più! (ride)
Anche tua sorella vuole fare l’attrice?
Ha recitato in Un passo dal cielo da piccola e ha fatto molta moda. Ora è entrata a Medicina, è presissima con gli esami. Però quando arrivano provini importanti ci proviamo comunque. L’altra volta ne ha fatto uno per un film grande e mi ha detto: «E se mi prendono? Come faccio con l’università?». Ho risposto: «Si trova un modo!».
Che rapporto hai con la moda?
Mi piace tantissimo, ma sono negata ad abbinare vestiti! Per Cortinametraggio mi ha aiutata una stylist, altrimenti sarei venuta in tuta. Nella vita quotidiana esco di casa come capita, una volta sono uscita addirittura in pigiama! Mia madre era scandalizzata, ma per me l’importante è stare comoda.