Durante Arte Fiera 2026, il Grand Hotel Majestic “già Baglioni” di Bologna si conferma molto più di una cornice d’eccellenza, ma diventa un crocevia culturale, un luogo dove l’arte entra nella vita quotidiana e la sostenibilità smette di essere slogan per farsi pratica, gesto e racconto. Il programma si sviluppa come un percorso unitario che intreccia arte contemporanea, responsabilità e dimensione umana.
Tra arte e sostenibilità: il premio a Elen Bezhen
Da un lato il Premio Sustainability Art “Giorgio Morandi”, promosso dal Grand Hotel Majestic e dal Gruppo Duetorrihotels con Fondazione Morandi e Ape Confedilizia Bologna, e diretto artisticamente da BOOMing Contemporary Art Show. Per il 2026 il riconoscimento va a Elen Bezhen (classe 1996), pittrice attiva in Francia, premiata per una ricerca capace di affrontare la sostenibilità in modo poetico e non didascalico: nelle sue opere il rapporto tra figura umana e paesaggio diventa metafora di equilibrio e conservazione, sostenuta da una pittura colta che guarda al Rinascimento nordico e alla tradizione classica.

Le alchimie di Roberto Miglietta
Il cuore del progetto è però la mostra personale di Roberto Miglietta, Dal filo al ferro. Alchimie sostenibili, curata da Federico Poletti e Ginevra Miglietta e pensata appositamente per gli spazi del cinque stelle bolognese. Miglietta, artista e imprenditore creativo con oltre trent’anni di esperienza nella manifattura tessile, lavora la materia come fosse tessuto: ferro, ottone, legno, vetro, marmo, polvere di caffè si intrecciano in opere che nascono dal recupero e dalla trasformazione. Protagonista assoluto è il legno d’ulivo, ricavato da alberi colpiti dalla Xylella nel Salento, che l’artista intaglia, dipinge e innesta su strutture metalliche per restituirgli una nuova verticalità, una seconda vita.
Abiti-scultura, superfici cesellate, altorilievi che evocano moda e architettura danno forma a un dialogo costante tra memoria artigianale e linguaggio contemporaneo. In mostra, omaggi a grandi maestri dello stile – da Roberto Capucci a Gianfranco Ferré, fino a Missoni – dove l’abito diventa struttura, volume, movimento, ma anche dichiarazione etica: il recupero creativo come visione sostenibile. Accanto a questo, una forte presenza femminile e affettiva attraversa opere come Relax e Je ne sais pas, mentre il nuovo nucleo di sculture dedicate alla musica – da Trumpet a Pianoforte. Omaggio a Stefano Bollani – trasforma la radica d’ulivo in cassa di risonanza, simbolo di resilienza e armonia possibile tra organico e industriale.




«Il Premio Morandi e l’apertura dell’hotel all’arte sono per noi un impegno e una scelta di cuore», dichiara Tiberio Biondi, Direttore del Grand Hotel Majestic “già Baglioni” di Bologna. «Da diversi anni il nostro Hotel si pone in prima linea negli eventi culturali della città, soprattutto durante Arte Fiera, perché crediamo profondamente che l’arte contemporanea debba dialogare con la storia, con il presente e con chi la vive.
Ospitare e promuovere il Premio Sustainability Art Giorgio Morandi e la relativa esposizione nella nostra Gallery Strada Romana, ricavata tra i suggestivi resti della strada romana del 187 a.C., significa aprire l’hotel all’arte e alla città in modo concreto: non come cornice passiva, ma come luogo di incontro, scoperta e riflessione, dove gli ospiti e il pubblico possono confrontarsi con linguaggi artistici differenti e sempre di grande qualità».
Children of Ghana
A completare il percorso, Children of Ghana, un progetto che sposta lo sguardo dall’oggetto all’essere umano. La mostra fotografica di Guido Samuel Frieri, nata dall’esperienza condivisa con Chiara Caliceti nella missione In My Father’s House ad Accra, racconta l’infanzia non attraverso la povertà ma attraverso dignità, forza e futuro. La selezione di fotografie ospitata al Majestic è una tappa di un viaggio più ampio, un invito a lasciarsi coinvolgere e a trasformare lo sguardo in azione concreta, sostenendo l’orfanotrofio che accoglie 120 bambini.
Tre progetti, un unico racconto: al Grand Hotel Majestic l’arte non si limita a essere esposta, ma accompagna per mettere in circuito idee, creando connessioni. Un’esperienza pensata per chi attraversa questi spazi e porta con sé l’idea che sostenibilità, oggi, significhi soprattutto prendersi cura delle forme, delle storie e delle persone. Una visione in cui l’arte contemporanea diventa strumento di dialogo tra estetica, responsabilità e futuro.
