«Dai progetti dei designer di IED Fashion School emerge un profondo desiderio di trasformazione: una trasformazione personale, del corpo, della materia o della memoria.
Che si tratti di esplorare la fuga, la vulnerabilità o la nostalgia, ogni progetto indaga la possibilità di rinascita attraverso l’esperienza sensoriale.
Il corpo e la memoria diventano luoghi di metamorfosi attraverso il tessuto, che si trasforma in un linguaggio giovane e creativo. Lo sguardo riflette la ricerca di autenticità dei nuovi designer, riconoscendo nella fragilità e nel disordine forze generative capaci di dare forma a nuove visioni di libertà e bellezza», commenta Umberto Sannino, Head of IED Fashion School Milano.
Si sono distinti in particolare in Unstage, la sfilata collettiva dei diplomati in Fashion Design 2025, in dialogo con l’arte performativa di Scarlett Rouge:

Aurora Perinelli – Vulnerable Body
Una condizione di disagio interiore permea il corpo, sondando tristezza e sofferenza. Il corpo, maltrattato e lacerato dai propri pensieri, diventa una tela sulla quale il dolore viene dipinto. È oppresso dal peso delle emozioni, riflettendo una mente che fatica a trovare pace, intrappolata in un disagio inarrestabile. Questo malessere è intensificato da una società che esalta l’invulnerabilità e stigmatizza la fragilità, isolando chi la manifesta. In questo contesto, il corpo diventa al tempo stesso il mezzo attraverso cui si sperimenta la sofferenza e il luogo in cui si cerca la redenzione. Accogliendo la propria vulnerabilità, può riscoprire una connessione autentica con se stesso e con gli altri.

Il tessuto, in senso metaforico, diventa un ponte tra corpo ed esperienza. Da un lato avvolge il corpo offrendo protezione e calore; dall’altro, a diretto contatto con la pelle, assorbe il dolore, le lacrime e si deforma. Raccoglie ciò che il corpo non riesce a esprimere a parole, diventando una superficie viva e sensibile, testimone silenziosa della sofferenza. È lì che ha inizio un dialogo — tra materia ed emozione, tra ciò che indossiamo e ciò che sentiamo.

Simone Griffa – Escapism
(Oltre a Unstage, ha appena presentato il suo lavoro a Città del Capo nell’ambito del Global Fashion Graduate Show South Africa.)
L’atto di escapismo, inteso come la legittima fuga di un prigioniero dalla propria cella, rappresenta un’opportunità per raggiungere un altrove sicuro — per poi tornare inevitabilmente a quella prigione cambiati, evoluti, guariti. Avvolti in un abbraccio morbido e rassicurante, sembra quasi di non essere lontani da casa quando ali un tempo inchiodate possono finalmente sfidare la gravità. Ciò che una volta sembrava uno specchio stagnante ora ospita spirali turbinanti che portano un soffio di aria fresca, mentre una natura magica disperde semi di acero in campi fertili di sogni. L’usignolo, un uccello fiabesco, canta per incantare i sogni dei bambini, e le sue melodie suonano come segreti sussurrati dalla Terra.

La mente dormiente non può fare altro che possedere se stessa, perdonare e dimenticare — ma anche nei sogni, il corpo rimane immobile, inerte, estraneo alle incredibili avventure della fantasia. Si risveglia come uno spirito ribelle e audace, con un’energia vitale rinnovata.

Riva Karin Migita Ficici – “Rosy Retrospection Clinic”
Il suo progetto esplora l’impatto degli standard di bellezza misogini e del consumismo nei paesi dell’Asia orientale, che alimentano misoginia interiorizzata e dismorfofobia corporea nelle ragazze fin dall’infanzia. L’obiettivo è assumere metaforicamente il pieno controllo del proprio senso di benessere — eseguendo un’operazione “plastica” che ricuce insieme speranze infantili e insicurezze adulte. È un percorso di speranza incerta, una ricerca di accettazione all’interno di questo circolo vizioso e un inseguimento della bellezza che potrebbe essere stata forzatamente cancellata.

I capi e le silhouette si ispirano a due importanti movimenti fashion giapponesi, entrambi reazioni dirette agli standard sociali e allo sguardo maschile — Lolita e Gal. Le silhouette bamboleggianti della moda Lolita sono reinterpretate con i tocchi sensuali del Gal, creando uno spazio sicuro per l’esplorazione di sé. La dissonanza generata dalla combinazione insolita di stampe e tessuti riciclati mira a riflettere lo stato mentale complesso delle giovani donne.

Chiara Cavalieri – Being for Itself
Tra i nuovi laureati di IED Milano, spiccano anche altri due talenti — entrambi presenti nell’edizione 2025 di Fashion Graduate Italia
(Riconosciuta per l’eccezionale abilità nella manipolazione dei materiali, visibile nel suo portfolio.)
Una riflessione visiva sull’opposizione primordiale tra forma ed essenza, ispirata dall’esistenzialismo e dai modi di essere di Jean-Paul Sartre. Al centro si trova la metamorfosi dell’essere: la decomposizione biologica diventa metafora della liberazione dell’essenza dalla forma imposta. La materia si disintegra e si rigenera, permettendo a un’immagine interiore di emergere — ridefinendo la libertà della rappresentazione di sé.

La collezione tratta il corpo come una superficie trasformabile: capi decostruiti, modellati da tagli, pieghe e coulisse, creano nuove silhouette che sfidano la logica anatomica. I tessuti — naturali, invecchiati, vissuti — diventano pelle emotiva, memoria tattile. Il filo diventa linguaggio: corde intrecciate, macramé annodati a mano, reti metalliche ricostruite con cotone e spago tessono una seconda pelle che avvolge, protegge, narra. È un corpo che si decompone per rinascere, che si libera per esistere. Being for Itself è un atto di liberazione estetica — una ricerca dell’essenza che si ricompone in nuove forme, dando vita a nuovi corpi.

Filippo Sansalone – SAY CHEESE
(Riconosciuto per il talento nell’illustrazione.)
L’ispirazione nasce dagli album fotografici di famiglia degli anni ’80, in particolare dalle emozioni suscitate dal sfogliarli. Il progetto propone una nostalgia non malinconica ma leggera, quasi ironica — nata dal vedersi nei vestiti e nei tagli di capelli che un tempo sembravano alla moda ma che oggi appaiono goffi o distanti dalle nostre identità attuali.
È una sensazione dolceamara, in cui l’imbarazzo diventa parte stessa del ricordo. La collezione riflette l’energia dei momenti familiari: il caos affettuoso dei pranzi domenicali, le cene rumorose, i momenti condivisi. Un disordine positivo e autentico che cattura la vitalità delle famiglie numerose.

Questo spirito prende forma in una collezione che celebra l’imbarazzo: stampe maximaliste, proporzioni volutamente scomode, styling ispirato all’abbigliamento domestico — il tutto reinterpretato con un twist contemporaneo. L’obiettivo è trasformare l’imperfezione in stile, rendendo l’imbarazzo qualcosa di cool e desiderabile.

Infine, due talenti del Master in Haute Couture — programma d’eccellenza di IED Milano e uno dei pochi in Italia — meritano menzione: Alessandro Bonini e Gaia Romoli.
