C’è un momento preciso in cui le paure smettono di fare paura: quando trovi le parole, la materia o la forma per raccontarle. È quello che hanno fatto gli studenti e le studentesse dello IED Milano con Monsters – Mostri in mostra, un progetto collettivo curato dalla critica e storica dell’arte Loredana Parmesani, ospitato negli spazi del Teatro IED (via Pompeo Leoni 3). Il punto di partenza è un cortocircuito etimologico. Nel latino classico, monstrum non è semplicemente qualcosa di orribile, ma è il prodigio, il portento, ciò che si manifesta fuori dall’ordine naturale suscitando contemporaneamente sgomento e attrazione. Soprattutto, il mostro è ciò che viene mostrato. Ed è esattamente qui che si inserisce il lavoro della Next Gen dello IED: 12 opere che spaziano dal fashion design alla realtà virtuale, dalla fotografia al sound design, create non per arrendersi ai propri demoni, ma per esorcizzarli.

Un bestiario generazionale tra dismorfia, ecomostri e fanzine satiriche
Il percorso della mostra è una mappatura lucidissima delle ansie contemporanee. C’è la paura del giudizio e la pressione sociale, ma c’è anche il trauma collettivo della crisi climatica e l’alienazione digitale. I giovani designer hanno tradotto tutto questo in una polifonia di linguaggi. Si parte dall’’ansia del corpo e la dismorfia: In Riflesso (Valeria Trogher), il pubblico si scontra con il “mostro moderno” per eccellenza entrando in un’installazione di specchi deformanti, mentre Façades (Adele Colombo e Chiara Hien Valtolina) smonta con il linguaggio cinico della fanzine cartacea i canoni di simmetria e bellezza occidentali. L’installazione Agam (Davide Russo, Lorenzo Mannoni, Vittorio Lama, Massimo Sfamurri, Riccardo Speca) unisce un visore VR e una piccola arena dove si è legati a una corda per far sperimentare sulla pelle del visitatore lo sfinimento e la perdita d’identità quando ci si piega ciecamente alle regole del gruppo. C’è spazio anche per la critica al capitalismo con Egregora del denaro (Veronika Tykhomyrova), una scultura che esorcizza l’ossessione per il profitto ispirandosi ai demoni balinesi. E ancora Matilde Cau con Ecomostri fotografa la sparizione della natura sotto il cemento delle grandi opere, mentre Laura Valerio con Monsters don’t exist crea illustrazioni di camerette dall’estetica infantile che nascondono i veri mostri reali della nostra epoca: la xenofobia, la guerra e la violenza.


Tutto il percorso è avvolto da Meraviglioso negativo, un tappeto sonoro curato da Alessandro Giombini ed Eugenio Camillo Nicola Orengo che gioca sul concetto di futuro come ignoto che ci seduce e ci spaventa.
IL FOCUS: Il “mostro” non è qualcosa da cui fuggire, ma uno specchio per capire chi siamo. Modellare ciò che ci spaventa significa riappropriarsene.


Il gran finale: Sorrentino e Marras a confronto su “La bellezza dell’inatteso”
A chiudere i due giorni di mostra, un talk d’eccezione che mette per la prima volta a confronto due pesi massimi della cultura visiva italiana: il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino e lo stilista e artista Antonio Marras. Il tema dell’incontro, curato da OffiCine e IED Cinema, è “La bellezza dell’inatteso”. Da un lato, il cinema di Sorrentino, dove l’inatteso abita in quei personaggi fuori dagli schemi e in quelle inquadrature apparentemente “fuori luogo” che creano un immaginario pop e stratificato. Dall’altro, la moda di Marras, che vive di contaminazioni costanti tra epoche, teatro, folklore sardo e arte visiva. Due modi diversi, ma complementari, per dirci che l’imprevisto e lo scarto dalla norma non sono errori, ma la scintilla da cui nasce la vera bellezza. Quella stessa bellezza che gli studenti IED hanno saputo trovare scavando nei loro angoli più bui.
