A Villa e Collezione Panza, l’arte non si guarda: si ascolta. O meglio, si attraversa come una partitura. Josef Albers: Meditations – in programma fino al 10 gennaio 2027 – si costruisce infatti come una composizione visiva, in cui ritmo, ripetizione e variazione diventano strumenti per allenare lo sguardo.
Al centro, la ricerca di Josef Albers: rigorosa, sistematica, apparentemente minimale, eppure capace di generare un’infinità di possibilità. «Ogni grande artista sperimenta e approfondisce il proprio linguaggio con una serie di opere che sono assai spesso plurime ‘variazioni sul tema’», ricorda Marco Magnifico, Presidente del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS. Un principio che, nelle opere di Albers, si avvicina sorprendentemente alla struttura delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach: una sequenza in cui ogni variazione nasce dalla precedente, la modifica, la approfondisce, senza mai interrompere il flusso. Come nella musica, anche qui è il tempo a fare la differenza. La mostra non si impone, non si concede a uno sguardo rapido. Chiede durata, attenzione, ascolto. E in questo, dialoga in modo quasi naturale con la visione di Giuseppe Panza di Biumo: uno spazio in cui l’arte non è oggetto, ma esperienza percettiva, processo mentale, immersione.

«Sono coinvolto nel lavoro di Josef da cinquantacinque anni», racconta Nicholas Fox Weber Executive Director della Josef & Anni Albers Foundation e curatore della mostra, «e per Meditations ho voluto presentare una selezione di dipinti unica per intimità […] al punto da rendere ciascuna opera indicibilmente sublime». E aggiunge: «Lavorare con Villa Panza ha offerto la rara opportunità di far ‘cantare’ l’opera di Josef grazie all’aria che la circonda».
E “cantare” è il verbo giusto. Le serie Variant/Adobe e Homage to the Square funzionano come variazioni su un tema dato: il quadrato. Una forma primaria, reiterata, che diventa campo di sperimentazione. I colori si spostano, si influenzano, si trasformano reciprocamente. Come note, creano accordi, dissonanze, risonanze.
«Portare qui le sue opere significa confrontarsi con un’arte che ha segnato le ricerche sulla luce e sul colore», sottolinea Gabriella Belli, curatrice della Programmazione Scientifica di Villa e Collezione Panza. E a Villa Panza questo confronto si amplifica: le stanze, la luce naturale, il silenzio costruiscono una vera e propria cassa di risonanza percettiva.

L’ invito di Meditations a rallentare lo sguardo
Il percorso espositivo si sviluppa così come una composizione musicale: dalle tonalità più chiare e rarefatte – quasi un’introduzione – si passa a momenti di maggiore tensione cromatica, fino a registri più profondi e assorbenti. Non è una sequenza lineare, ma una progressione sensibile, fatta di ritorni, variazioni, micro-differenze. Il visitatore è invitato a muoversi tra ambienti costruiti su assonanze e dissonanze cromatiche: dalle consonanze della prima stanza, con i bianchi e i gialli aciduli di Lone Whites (1963), Dimly Reflected (1963), Ascending (1962) e Polar (1963), in cui le tonalità di uno stesso colore si rivelano progressivamente, si passa ad ambienti di più forte tensione cromatica, dove gli aranci e i rosa agiscono da contrappunto ai toni freddi e scuri. Il percorso conduce infine alle gradazioni più dense dei grigi, dei bruni e dei neri di Night Sound (1968), Dark (1947) e Profundo (1965). Tra i prestiti d’eccezione, Orange Front dal Guggenheim di Venezia, Homage to the Square dal Musée d’Art Moderne di Parigi, insieme a lavori raramente esposti al pubblico, come Dark, proveniente dalla Josef & Anni Albers Foundation e scelto da Weber proprio per la sua intensità. Un’ultima sezione con contributi video restituisce inoltre il metodo di un artista che ha profondamente trasformato la pittura del Novecento.
La mostra in cui sono esposte 29 opere propone, inoltre, un dialogo tra le opere e gli spazi di Villa Panza dando corpo a quell’idea, dello stesso Albers, per cui opere d’arte e oggetti frutto di una ricerca originale e di un’eccellente qualità tecnica, indipendentemente dal tempo o dal luogo in cui sono stati realizzati, possono arricchirsi nel loro confronto. Ne risulta un allestimento suggestivo, capace di restituire una prospettiva rinnovata sulla ricerca di Josef Albers, e allo stesso tempo essenziale e meditativo, come lo spirito che ha sempre animato la ricerca di Giuseppe Panza di Biumo, e che tuttora caratterizza l’esperienza di visita a Villa e Collezione Panza.

«Questa mostra amplifica la vocazione di Villa Panza come laboratorio», osserva Daniela Bruno, Direttrice Culturale del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS:, «in cui si sente e si sperimenta il potere trasformativo dell’arte». E come in ogni esperienza musicale, è il visitatore a completare l’opera: con il proprio tempo, il proprio ritmo, la propria capacità di percepire.
In un presente dominato dalla velocità e dall’eccesso visivo, Meditations propone una pratica radicale: rallentare. Allenare lo sguardo come si allena l’ascolto. Scoprire che, come nelle Variazioni Goldberg, è nella ripetizione che emerge la differenza, e nella differenza una forma più profonda di comprensione. A Villa Panza, l’arte torna a essere ciò che raramente è oggi: un tempo da abitare.