Un sistema solare tutto queer: a Milano torna LAUD END PRAUD

Otto pianeti diventano otto collezioni, l'astrologia si libera dai binari del binarismo e una sfilata si trasforma in un gesto concreto per la comunità. In questo cosmo ogni identità segue la propria orbita e nessun centro comanda

Nulla è più fertile di un progetto nato per essere indipendente, continua a crescere senza perdere la sua anima radicale. Quando una sfilata non è solo una sfilata ma il pretesto per immaginare altre possibilità. Il 20 giugno, a BASE Milano, succederà qualcosa del genere.

Si chiama LAUD END PRAUD, è alla sua sesta edizione, e il titolo Queer Cosmo dice già molto di ciò che accadrà. L’astrologia, intesa non come oroscopo da rotocalco ma come linguaggio simbolico capace di raccontare l’esperienza umana, viene qui svuotata dei suoi steccati tradizionali per diventare qualcos’altro. Si fa metafora di un universo in cui identità, corpi e relazioni si muovono liberamente, senza un centro che li governi.

L’idea è di Andrea Semeghini, che dietro VANADIO23 immagina questo spazio da anni. Le sue parole suonano come una dichiarazione di intenti: “Decostruiamo l’idea che esista un solo centro, un solo modo corretto di essere, amare o appartenere. Nel nostro universo nulla è fisso: i corpi si trasformano, si attraggono, si allontanano, cambiano traiettoria, proprio come i corpi celesti. Ogni identità segue il proprio movimento, all’interno di un sistema fatto di connessioni, relazioni e possibilità.”

LAUD END PRAUD 2025

Filosofia, astri e manifestazioni

Il pomeriggio del 20 giugno si apre con un dialogo che promette di guardare al cielo con occhi diversi. Le Cosmiche, divulgatrici che usano astrologia e tarologia come strumenti di consapevolezza, incontrano il filosofo e performer Lorenzo Cattel e la ricercatrice Arianna Jakubowski. Insieme esplorano i segni zodiacali, gli archetipi, la possibilità di immaginare nuove narrazioni dell’identità. Non è casuale che l’evento scelga di partire da qui.

A seguire, un cambio di registro. Con Chora Media e Francesco Zaffarano si porta Ossigeno, la rubrica del weekend di Sei e 30, un podcast di informazione che prova a raccontare il mondo attraverso le notizie positive. Un modo per respirare, guardare al futuro con speranza e immaginare scenari di cambiamento.

Otto designer, otto pianeti

Il momento più atteso arriva alle 18:30. Otto designer, ognuno associato a un pianeta del Sistema Solare, portano in passerella collezioni che nascono dall’immaginario astronomico—superfici, atmosfere, colori, texture. Ma anche qualcosa di più.

C’è Mercurio, il “pianeta nudo” senza atmosfera, affidato a quattro neodiplomati IEDFilippo SansaloneTeresaGiannattasioLuca TogniAurora Perinelli. La loro riflessione parte dall’assenza di atmosfera e dalla fortissima escursione termica tra giorno e notte, traducendo in trasparenze e sovrapposizioni l’idea di esposizione e vulnerabilità. Il viaggio, di Mercurio come divinità, ma anche come esperienza umana, diventa il filo conduttore di una collezione che guarda alla comunità LGBTQ+ come spazio di incontro e trasformazione. Poi Venere con Pecora Nera, il collettivo di designer milanesi che dal Politecnico ha portato avanti la sfida di reinventare la maglieria tra artigianato e tecnologia. 

La Terra, interpretata da Venerdì Pomeriggio: il nuovo progetto di Vivetta Ponti. Il brand si presenta come “uno spazio da abitare più che vestiti da indossare”, senza target di genere o età. E ancora, Marte nelle mani di BERGIE, fondato nel 2023 da Giorgia Andreazza. Un brand che unisce sartorialità e avanguardia, con sperimentazioni che includono capi che suonano attraverso il movimento del corpo e borse stampate in 3D con plastica riciclata, già presentate alla Biennale di Venezia. Giove va a Be Nina di Sabrina Bonatesta, designer pugliese che unisce heritage italiano, upcycling e un’estetica onirica. Finalista del CNMI Fashion Trust nel 2023, vincitrice del premio MANIBUS nel 2025, ha già portato le sue creazioni a Dubai.

Saturno è di MOJA ROWA, nato da Yelena Mojarova e Benedikt Sitter durante un isolamento forzato nella giungla messicana, all’inizio della pandemia. Ex collaboratori di Vivienne Westwood, oggi producono in piccole serie sulla costa adriatica, tra deadstock e manualità. Anche loro hanno vinto il CNMI Fashion Trust Grant nel 2025. Urano viene interpretato da VIENMNSUONNO1926, progetto di Massimo Parisi e Annalia De Falco, che lavorano in un ex Monopolio di Stato dei Sali e Tabacchi in provincia di Napoli. Le loro creazioni sono una dichiarazione d’amore per Napoli, tra ricerca d’archivio e tecniche tessili tradizionali. Nettuno chiude il sistema con Simon Cracker, il brand di Simone Botte che dal 2010 trasforma capi dimenticati e tessuti scartati in pezzi unici. Il “crack” è il principio creativo: rompere per reinventare, ricucire per dare nuova vita.

A guidare l’insieme, la direzione styling di Roberta Astarita e il casting di PWC Milano, con la colonna sonora curata da Plastikdoll e Manuela Bagnato. Il make-up è firmato da MAC Cosmetics, che per la prima volta affianca l’evento. Una scelta ideale, vista la comune convinzione che la creatività possa essere strumento di impatto sociale. E dopo la sfilata: Gran Varietà con Elisa Marinoni, musica e il cerchio che si chiude.

Un’asta per trasformare la passerella in sostegno concreto

LAUD END PRAUD non è mai stato solo un evento di moda. Quest’anno il gesto più concreto arriva dopo la sfilata: i look in passerella saranno messi all’asta presso Fondazione Sozzani. L’intero ricavato andrà allo Sportello Trans di ALA Milano Onlus, un presidio per la comunità transgender.

È il segno che questo progetto—che ha scelto di chiamarsi LAUD END PRAUD forse anche per quel gioco di parole che mescola elogio e audacia—non perde di vista la sua ragione d’essere. Ogni partecipante contribuisce attraverso la propria ricerca estetica e identitaria, costruendo insieme un’esperienza dove modaattivismo e spettacolo convivono.