Leonardo Maltese a Cortinametraggio: per cambiare il mondo bisogna prima conoscerlo

Un'intervista che ripercorre le sue origine fino agli inizi della sua carriera nel mondo del cinema. Parallelamente, una forte passione per la musica rap, sinonimo di ribellione e di spirito critico

A Cortinametraggio 2025, in giuria Young, anche Leonardo Maltese.

Leonardo ha iniziato con Gianni Amelio, che lo ha voluto ne Il signore delle formiche nel ruolo di Ettore, al fianco di Luigi Lo Cascio. Per questo film ha vinto il Premio Guglielmo Biraghi ai Nastri d’Argento 2023. Ha preso parte a Rapito di Marco Bellocchio e L’abbaglio di Roberto Andò. Sergio Rubini lo ha scelto per il ruolo del protagonista nella serie prodotta da Rai Fiction Leopardi – Il poeta dell’Infinito

Leonardo Maltese
Leonardo Maltese, ph. Anna D’Agostino, Cortinametraggio

«Quando ti rendi conto dell’importanza che hanno certi incontri, sale anche l’ansia e la preoccupazione»

Cosa hai scoperto di Giacomo Leopardi che non sapevi? Non credo che le nuove generazioni siano molto interessate a Leopardi…

Sicuramente tutta la parte filosofica. Lo conoscevo solo come poeta. Il primo giorno del provino, Sergio Rubini mi chiese: «Ti piace Leopardi?». Dissi di sì, che amavo molto le sue poesie. Sono un grande appassionato di poesia da quando ero piccolo e Leopardi è uno di quegli autori che se ti entra nel cuore ci entra veramente. L’ho visto anche col riscontro che ho avuto con questa serie: tanti ragazzi mi hanno scritto. È una cosa che mi ha colpito. Si stenta a crederci, però Leopardi è veramente uno di quei poeti che ti fa dire: «sta veramente parlando a me». Tutta la parte più filosofica, invece, o le Operette Morali non le conoscevo.

In poco tempo hai incontrato tre grandi registi: Amelio, Bellocchio e Andò. Quando li hai incontrati, eri consapevole di chi stavi incontrando?

Quando ho fatto il provino con Gianni Amelio ero abbastanza incosciente. È la fortuna di quando inizi giovane. Sono andato a fare il provino con lui come se stessi andando a prendere un caffè. Ero emozionatissimo perché era un provino e sapevo che era un regista importante; avevo visto i suoi film: Lamerica è un film che avevo visto con papà e mamma. Però ero tranquillo, non ho subìto la soggezione che ti può dare un grande regista. Essere inconsapevole mi ha aiutato.  

Crescendo, poi, ho acquisito consapevolezza e quando sono andato a fare altri provini, con grandi registi e attori, è stato diverso. Quando ti rendi conto dell’importanza che hanno certi incontri, sale anche l’ansia e la preoccupazione. Al provino con Bellocchio ero preoccupatissimo; anche con Andò. Ma sono molto grato per le opportunità che ho avuto, perché sono registi che hanno fatto la storia del cinema italiano.

Leonardo Maltese
Leonardo Maltese, ph. Anna D’Agostino, Cortinametraggio

«Dalla cultura britannica ho ereditato il concetto di “spazio personale” […]. Tutto il resto credo sia italiano»

Metà ravennate, ma di origini siciliane, e metà inglese, dalle parti della Cornovaglia. Cos’hai Made in Italy e cos’hai Made in UK?

Per molti aspetti sono influenzato da mia madre. Dalla cultura britannica ho ereditato il concetto di “spazio personale”: sono meno espansivo degli italiani. Il contatto fisico come i baci, gli abbracci, la prossemica… Quando qualcuno mi parla troppo vicino, tendo ad allontanarmi. Tutto il resto credo sia italiano. Ho vissuto molto più tempo in Italia. Però la cultura britannica mi si addice molto: quando vivevo lì ero perfettamente integrato, mi piaceva e devo dire che mi manca molto.

Chi è Leo Fulcro?

Leo Fulcro è l’alter ego che vive dentro di me, il mio nome d’arte come rapper. Tipo Batman e Bruce Wayne. Nel mondo del rap è prassi adottare uno street name, e io, già nel 2017, insieme a un amico – che si dedicava alle belle arti mentre io facevo teatro – ci incontravamo la sera per parlare d’arte. Io recitavo i monologhi, lui mi mostrava i suoi quadri, e insieme esclamavamo: «Ascolta, questo è il Fulcro, questa è l’energia, questo è il Fulcro che stiamo creando.» Da quel momento mi è rimasto il nome di Leo Fulcro, al punto che molte persone mi conoscono anche con vari diminutivi come Fulcrino, Fulcretto e così via. È la mia passione per il rap e per la musica, coltivata fin da bambino, che esprimo con la mia parte autoriale e che mi diverte profondamente.

Leonardo Maltese
Leonardo Maltese, ph. Anna D’Agostino, Cortinametraggio

«Forte Prenestino. È un luogo di culto che rappresenta una parte importante della città, un vero e proprio monumento»

English breakfast o cappuccino e cornetto?

English breakfast.

Afternoon tea Aperol spritz?

Senza dubbio l’Afternoon tea; adoro il tè con il latte.

Leave o remain?

Remain. Spero che Il Regno Unito possa rientrare nell’Unione Europea.

Yin o yang? – è in una tua canzone, ma non chiedermi di rapparla…

Entrambi, in una giusta proporzione.

Cinecittà o Forte Prenestino? (tempio romano della musica underground – nda)

Forte Prenestino. È un luogo di culto che rappresenta una parte importante della città, un vero e proprio monumento.

Leonardo Maltese
Leonardo Maltese, ph. Anna D’Agostino, Cortinametraggio

«È importante entrare nelle contraddizioni, interfacciarsi, conoscere il mondo, capirlo, parlare la sua lingua e poi, potenzialmente, modificarlo»

Negli anni ’90 il rap era sinonimo di ribellione. Oggi molti rapper sono vicini al mainstream commerciale. Pensi che si possa essere ribelli anche all’interno del sistema o bisognerebbe tornare all’underground?

Escludersi completamente non è produttivo. È importante entrare nelle contraddizioni, interfacciarsi, conoscere il mondo, capirlo, parlare la sua lingua e poi, potenzialmente, modificarlo. Purtroppo, molti rapper che sono entrati nell’industria non sembrano avere uno spirito critico o la volontà di apportare un nuovo significato, ma semplicemente di farne parte. Questo è un peccato, perché il rap nasce come musica di ribellione e lo sarà sempre. È la musica del Bronx, nata in quel contesto, e toglierla da lì la rende un pesce fuor d’acqua. In Italia, spesso, questo aspetto fondamentale non viene colto.

La musica ha il potere di essere trasversale. Le nuove generazioni sono in prima linea nei movimenti di resistenza. La musica è un modo per bypassare la censura e per essere parte della resistenza in questo momento?

Assolutamente sì. È un mezzo potentissimo che arriva ovunque. Ci sono casi in cui, in Italia, coloro che non avevano alcun tipo di istruzione o possibilità, come i ragazzi nelle comunità minorili o negli istituti carcerari, si avvicinano al rap. È uno strumento molto potente e ha ancora il suo valore.

Se dovessi fare ora un rap su un argomento politico, quale sceglieresti?

Probabilmente tutta questa fissazione per le armi e la guerra, che è veramente imbarazzante. Non è per questo che i nostri nonni hanno combattuto, non è per questo che hanno costruito la Costituzione, la Repubblica, con idee di democrazia e sogni. Anche l’idea di Europa non era sicuramente questa. È agghiacciante come riusciamo a ignorare completamente le morti che avvengono dall’altro lato del Mediterraneo e in Europa. Questa corsa alle armi è spaventosa, terrificante e mi disgusta.

Leonardo Maltese
Leonardo Maltese, ph. Anna D’Agostino, Cortinametraggio

«[…] sembra che si debba “guadagnare” il diritto alla vita, mentre dovrebbe essere garantito a tutti»

L’8 e il 9 giugno si terranno cinque referendum. Uno dei quesiti riguarda la riduzione da 10 a 5 anni del periodo di residenza legale richiesto per ottenere la cittadinanza italiana. Sei cresciuto con coetanei “italiani senza cittadinanza” che frequentano le tue scuole, parlano il tuo dialetto…

Non avere la cittadinanza li priva di numerose opportunità. Questa situazione è ingiusta; sembra che si debba “guadagnare” il diritto alla vita, mentre dovrebbe essere garantito a tutti. In una società moderna, dovremmo assicurare a chiunque il diritto a una casa, all’istruzione e all’assistenza sanitaria.

Hai partecipato al Festival di Cannes, alla Mostra del Cinema di Venezia e ora sei a Cortinametraggio. Cosa rende Cortinametraggio il più figo tra questi tre festival?

A Cortinametraggio puoi sciare tra le splendide montagne di Cortina d’Ampezzo e, il pomeriggio, tutti in teatro a vedere cortometraggi sul grande schermo. Amo i corti perché godono di una libertà creativa spesso assente nelle produzioni dell’industria cinematografica di alto livello. E poi sono corti realizzati da registi e registe fantastici, che sprigionano uno spirito giovanile e innovativo.

Possiamo affermare che il cortometraggio sta al cinema come il rap sta alla musica?

Assolutamente sì. Entrambi rappresentano una spinta creativa, una voglia di esprimere idee forti e messaggi potenti in un formato più concentrato. Proprio come il rap nella musica, il cortometraggio nel cinema offre una piattaforma per sperimentare e comunicare in modo diretto ed efficace.