La settimana della Haute Couture Autunno Inverno 2025 2026 ha ribadito con forza il potere della moda come linguaggio universale: non solo abiti da indossare, ma manifesti di idee, tecniche artigianali e riflessioni culturali. Tra allestimenti scenografici, performance site‑specific e materiali sostenibili, gli stilisti hanno messo in scena un racconto collettivo di trasformazione. Da un lato, il ritorno di maison storiche, che hanno riscoperto le proprie radici artigianali; dall’altro le voci dei giovani talenti, che hanno invece spinto i confini della couture verso nuove declinazioni, più sostenibili e teatrali.
Maison Margiela Artisanal: il teatro dell’anima di Glenn Martens
Per il suo primo debutto nelle vesti di direttore creativo di Maison Margiela, Glenn Martens ha trasformato un’ex morgue in un autentico spettacolo post‑romantico. Tra luci soffuse e architetture scarnificate, corsetteria barocca e maschere metalliche hanno definito silhouette che sono sembrate sospese in un limbo emotivo. I bustier, cesellati fino al minimo dettaglio, si sono alternati a gonne asimmetriche e inserti di rete metallica, evocando un dialogo tra vulnerabilità e forza. Ogni pezzo ha raccontato un percorso di rinascita collettiva, invitando lo spettatore a immergersi in una performance tessile dove decostruzione e anonimato si sono fusi in una nuova grammatica sensoriale.



Iris van Herpen e Sympoiesis: la sostenibilità come gesto poetico
Con Sympoiesis, Iris van Herpen ha elevato il concetto di sostenibilità a gesto poetico. Microalghe bioluminescenti hanno reagito a luce e temperatura, trasformando ogni abito in un organismo pulsante. Le pieghe a fisarmonica hanno invece ricordato delle branchie, mentre le trasparenze iridescenti delle meduse sospese in profondità marine. Dietro la poetica, si è celato un lavoro di ricerca su materiali biodegradabili, filati rigenerati e stampa 3D ispirata a strutture coralline. Il risultato è stato un’esperienza multisensoriale, in cui il confine tra moda e vita si è dissolto, sollevando interrogativi sul nostro rapporto con il Pianeta.



Schiaparelli: il potere della sobrietà come gesto essenziale
Daniel Roseberry reinventa il codice Schiaparelli con un sobrio rigore geometrico. Infatti, i corsetti si trasformano in strutture architettoniche, marcate da cuciture a vista che scolpiscono il corpo, mentre i cappotti si aprono in linee pulite e nette. Dettagli ispirati al mondo equestre – selle, staffe, morso – tradotti in elementi simbolo di controllo e resilienza. «Ho smesso di voler essere Icaro. Forse è il momento di costruire ali migliori», ha dichiarato Roseberry. Il risultato è una couture intenzionalmente misurata, dove l’assenza di fronzoli diventa un atto di potere silenzioso.



Germanier: la sostenibilità tra gioco e rivoluzione
Con Les Joueuses, Kevin Germanier ha presentato una sfilata all’insegna del pop‑queer e dell’irriverenza, con abiti realizzati con palloncini rosa shocking, plastiche riciclate e dettagli volutamente grotteschi. Dietro il divertissement, però, l’impiego di tecniche di produzione etiche e sostenibili. «If it pops, it pops» ha dichiarato Germanier, dimostrando come la sostenibilità possa essere un atto ludico e al tempo stesso rivoluzionario, capace di scuotere lo sguardo e riscrivere il concetto di lusso.



Jordan Roth: il corpo come installazione fluida
Jordan Roth ha presentato nella Cour Marly del Louvre una performance visiva site‑specific articolata in tre atti: Red, Wings e Pyramid. In ognuno di essi, il suo corpo si è trasformato in un’installazione fluida, avvolto da proiezioni dinamiche e da giochi di luce che hanno donato movimento ai costumi-scultura. «The clothes wouldn’t be worn for the performance – the clothes would be the performance” ha spiegato Roth. Infatti, gli abiti sono stati concepiti come estensioni architettoniche in dialogo con l’ambiente circostante, dando vita a un racconto autentico e contemporaneo.
CHOCHENGCO: purezza e tatralità a confronto
A Parigi, Cho Cho Cheng ha vestito l’inverno di un contrasto potente tra purezza e teatralità. Ogni linea è stata infatti realizzata a mano con le tecniche di Savile Row, senza ricorrere a finiture meccaniche, per esaltare il tocco naturale di lane vegetali, velluti di cotone e bouclé ricavati da filati rigenerati. Dettagli come i ricami tridimensionali e le spalline imbottite, modellati artigianalmente, hanno assunto la forma di vere e proprie sculture tessili; i pannelli in organza strutturata, invece, hanno messo in dialogo rigore militare e suggestioni romantiche. Una collezione che non si è limitata a celebrare l’artigianalità, ma ha ridefinito la couture come un processo alchemico.



L’appuntamento con la Haute Couture parigina Autunno Inverno 2025 2026 ha dimostrato come la moda sia un laboratorio in continua trasformazione. Infatti, ogni collezione è un manifesto di innovazione che intreccia artigianalità, tecnologia e impegno sociale. Non si tratta più solo di vestire dei corpi, ma di raccontare idee, suscitare emozioni ed immaginare nuove traiettorie per il lusso contemporaneo.