La rivincita di Pierre Cardin sulla città che negò il Palais Lumière a Marghera

La nuova Casa-Museo Pierre Cardin riporta a Venezia oltre 350 opere dello stilista pioniere dell'estetica spaziale

A Venezia, la nuova Casa-Museo Pierre Cardin trasforma Palazzo Bragadin, nel sestiere di Santa Croce, in una suggestiva capsula del tempo. Non si tratta della semplice apertura di un archivio, ma del compimento di un cerchio storico e concettuale: a 75 anni dal celebre “Ballo del Secolo” del 1951 a Palazzo Labia — evento che consacrò il giovane Pietro Costante Cardin nell’alta moda — l’universo creativo dello stilista torna nella città che ha sempre considerato la sua grande musa, proprio nella casa che aveva acquistato negli anni ’80 e in cui aveva aperto la sua boutique veneziana. Il percorso espositivo accoglie oltre 350 opere tra abiti iconici, bozzetti e pezzi d’arredo selezionati dagli oltre 30.000 archivi della maison. Anziché seguire una rigida cronologia, l’allestimento ne esalta l’anima multidisciplinare, seguendone l’evoluzione dagli anni ’60 ai ’90: si passa dalle leggendarie silhouette geometriche della Space Age usate sul set di Star Trek, dai visori trasparenti e dagli abiti in vinile fino ai prototipi di robes électroniques a circuiti luminosi usati sul set, per poi evolvere verso le forme più sinuose e esplosive degli anni ’80 e i preziosi abiti da sera degli anni ’90. Pur riconoscendo l’evoluzione delle tendenza, delle silhouette, dei materiali nei diversi decenni, la firma di Cardin rimane sempre riconoscibilissima.

Oltre 350 opere per raccontare l’universo di Pierre Cardin

Gli abiti dialogano con le sue sedute organiche, le lampade e i mobili-scultura, dimostrando come per Cardin moda e architettura fossero un’unica visione integrata. Questo viscerale legame con il design architettonico e con la laguna si carica qui di un significato ancora più profondo, sanando una ferita del passato: la controversa vicenda del Palais Lumière, la “scultura abitabile” di 255 metri che avrebbe dovuto includere un’accademia di Moda, che lo stilista avrebbe voluto erigere a Porto Marghera. Un progetto avveniristico bloccato dai vincoli burocratici e dai dubbi dell’amministrazione, che si è dimostrata miope davanti a un ambizioso progetto che avrebbe bonificato un’ ex area industriale, avrebbe rinnovato un’area dismessa e un paese che guarda più al passato che al futuro.

Lo stilista voleva regalare al territorio di Marghera una nuova centralità moderna e proiettata in avanti come specchio della città storica. Chissà che dopo la Casa-Museo si possa rivalutare l’idea di realizzare il Palais Lumière.

Pierre Cardin
Pierre Cardin

Un pioniere della moda tra innovazione e visione globale

Un documentario a conclusione della mostra sintetizza le conquiste di questo maestro cosmopolita nato nel 1922 a San Biagio di Callalta (Treviso) e formatosi a Parigi con Elsa Schiaparelli e Christian Dior, per cui fu il primo sarto del rivoluzionario New Look del 1947. Fondata la propria maison nel 1950, Cardin ha intuito prima di tutti la necessità di democratizzare la moda: nel 1959 scandalizzò il settore portando l’alta moda nei grandi magazzini Printemps con la prima collezione prêt-à-porter, gesto che gli costò l’espulsione temporanea dalla Chambre Syndicale. Pioniere dell’estetica spaziale insieme ad André Courrèges, è stato anche il primo a concepire collezioni unisex e ad applicare il proprio nome su scala globale attraverso il licensing, estendendo la sua firma dagli occhiali agli interni degli aerei, dalle automobili ai profumi. Pierre Cardin è stato il primo designer transmediale della storia contemporanea: abbattendo le barriere di genere, promuovendo una moda accessibile e aprendo le sue passerelle a modelle di ogni provenienza, ci ha mostrato che lo stile non deve essere un privilegio elitario e passatista, ma una lente visionaria con cui immaginare il futuro.