La Biblioteca di Fondazione Sozzani è un luogo che respira. Tra gli scaffali che custodiscono la raccolta costruita da Carla Sozzani nel corso degli anni, l’aria si muove più lenta, come se ogni volume trattenesse un frammento di tempo e lo rilasciasse a chi si ferma ad ascoltare. È qui, in questo archivio che non è mai stato un deposito passivo ma un organismo vivo di ricerca, che il progetto Quadreria Futura di Jacopo Ascari trova la sua collocazione più autentica.
Ci sono dodici libri d’artista disposti nello spazio, e ognuno è un oggetto che chiede di essere preso in mano, sfogliato, sentito nel suo peso. Non sono cataloghi, non sono monografie, non sono documenti. Sono interpretazioni visive del pensiero di altrettanti designer di nuova generazione sostenuti dalla Fondazione Sozzani, ma parlano con una voce che non è né quella del designer né quella dell’illustratore che li ha interpretati. Nasce qualcosa d’altro: un oggetto che dialoga con la moda e l’arte insieme, senza appartenere del tutto a nessuna delle due.
I designer protagonisti — Alchètipo, Cascinelli, Lessico Familiare, Domenico Orefice, Federico Cina, Giorgia Andreazza, Giuseppe Buccinnà, Lorenzo Seghezzi, Marco Rambaldi, MTL Studio, Saman Loira, Simon Cracker— compongono un insieme che non si lascia ridurre a una formula. Voci diverse, estetiche distanti, accomunate da una stessa tensione: costruire un linguaggio che sia anche un pensiero sul mondo. Ascari ha elaborato per ciascuno un universo visivo specifico, un libro che non spiega il designer ma lo abita, che ne restituisce la texture concettuale attraverso la carta e il suo spessore. Ogni scelta materiale è una scelta di significato. Il libro non parla del designer, lo contiene, lo evoca, ne porta la filosofia fino alla copertina.


La lezione del passato, lo sguardo sul presente
Per comprendere il gesto di Ascari, bisogna fare un passo indietro. Nel secondo dopoguerra, il libro e la rivista tornarono a rappresentare per gli artisti una possibilità di valicare i confini con opere agili che non avessero bisogno di gallerie o istituzioni. Quando parola e immagine si intrecciano fino a scambiarsi di ruolo, si riscopre il libro come spazio d’elezione dell’arte. Sperimentale, ma innestato su una storia più antica del quadro, quella dei codici miniati e dei papiri istoriati, il libro d’artista è un curioso miscuglio. Sospeso tra memoria e anticipazione, è stato strumento utopico e manifesto pubblico, ma anche forma di intimo colloquio tra opera e osservatore.
Quadreria Futura si inserisce in questo solco, ma lo fa con una consapevolezza che appartiene al presente. Il progetto nasce dall’incontro tra quella lezione storica e l’attenzione alle nuove generazioni che da sempre caratterizza il lavoro della Fondazione Sozzani. Attraverso Carla Sozzani e Sara Sozzani Maino, la Fondazione ha promosso negli anni progetti dedicati all’educazione, alla ricerca e al sostegno dei talenti emergenti, creando una piattaforma di visibilità e mentorshipinternazionale.
La scelta di Ascari come interprete non è casuale. Il suo tratto non illustra la moda, la interpreta. Nelle sue figure c’è una qualità enigmatica, una presenza che non si esaurisce nel riconoscimento del capo o del brand, ma apre uno spazio visivo, emotivo, narrativo che appartiene solo all’immagine. Sin dagli esordi il suo lavoro si è intrecciato a magazine tra moda, architettura e lifestyle, dando vita a uno storytelling visivo riconoscibile.




Il tempo di guardare
Federico Poletti, che ha curato il progetto con Susanna Testa, sottolinea un punto cruciale. I designer di nuova generazione non sono il futuro della moda, ma il suo presente più vitale. La sperimentazione e il coraggio di proporre nuove estetiche agiscono già oggi nel mantenere la moda un linguaggio culturale vivo. Sostenere le nuove generazioni significa preservare l’indipendenza creativa per garantire al sistema nuove visioni del mondo.
La moda, ci suggerisce Quadreria Futura, ha più che mai bisogno di nuovi media espressivi. Non di più visibilità, ma di più profondità. Il libro d’artista, nella sua natura di oggetto lento, fisico, non replicabile, restituisce alla moda il tempo di guardare e scoprire qualcosa di diverso a ogni sfoglio. La moda, come l’arte, e come ogni linguaggio, ha bisogno di corpi che la abitino, di mani che la tocchino, di occhi che si prendano il tempo di guardare. E il libro, in questa economia della lentezza, rimane uno degli strumenti più potenti che abbiamo per farlo.