Il nodo dell’eleganza contemporanea, il ritorno della cravatta

Dopo stagioni dominate dalla disinvoltura sartoriale e da un guardaroba sempre più fluido, la cravatta torna prepotentemente sulle passerelle uomo, riconquistando il suo posto al centro del look maschile

Un accessorio che torna nel guardaroba maschile, sinonimo di gusto per la gestualità del vestir bene, ma anche pensato come atto di ribellione. E le nuove generazioni scoprono la cravatta!

Dopo stagioni dominate dalla disinvoltura sartoriale e da un guardaroba sempre più fluido, la cravatta torna prepotentemente sulle passerelle uomo, riconquistando il suo posto al centro del look maschile. Da Parigi a Milano, i designer l’hanno rilanciata con nuova vitalità, segno di una riscoperta del gusto per i dettagli e di un’eleganza più consapevole e intenzionale.

Non si tratta, però, di un ritorno nostalgico al formale tout court. La cravatta si libera oggi dai codici rigidi del business style per assumere un ruolo espressivo, ironico, persino ribelle

Sulla passerella uomo di Dior, Jonathan Anderson firma una collezione che mescola codici contrastanti con sorprendente coerenza: da un lato l’eleganza del gentleman tradizionale, dettagli quasi Ottocento, dall’altro la nonchalance vissuta del grunge anni ’90. Il risultato è un guardaroba in equilibrio tra disciplina e disordine, tra sartorialità e spontaneità. Ma a spiccare, tra le stratificazioni e le texture sovrapposte, è un dettaglio preciso e carico di significato: la cravatta. In stile regimental, ton sur ton nello stesso tessuto della camicia, infine anche una tipologia un po’ fuori dal comune, quella con il nodo Eldredge, retrò e super chic. Anderson utilizza la cravatta non solo come accessorio, ma come chiave narrativa: simbolo di un’eleganza che non ha bisogno di essere rigida per essere credibile. La cravatta qui diventa un ponte tra due mondi — l’ordine borghese e il caos giovanile — indossata con camicie oversize, mantelle come capospalla, pantaloni morbidi o jeans slavati. 

Contrasti anche sulla passerella di Dries Van Noten, dove la formalità della cravatta è smorzata dalla eccentricità di un pareo annodato in vita sul pantalone. Per Louis Gabriel Nouchi cravatta e camicia immacolate si indossano su mini shorts supersexy. Righe, righe e ancora righe per quelle mandate in passerella da Pharrell per la collezione maschile di Louis Vuitton.

Anthony Vaccarello nella sua collezione per Saint Laurent, invece, gioca con i colori, e gioca anche a nasconderle, le cravatte ben annodate al collo poi entrano nella camicia, in modo anticonformista, come facevano negli anni Ottanta certi divi della new wave musicale. Il gesto di annodare la cravatta richiama una gestualità d’altri tempi, ma il modo in cui viene indossata — spesso in contrasto con il resto del look o a spiccare su di esso — la proietta nel presente, con chiaro però un percorso iconico che viene dal passato. 

Decostruita, vissuta, annodata alla perfezione o con gesto ribelle, come se ogni nodo raccontasse una storia personale, un’identità in divenire.

In un momento storico in cui l’abbigliamento maschile sta rinegoziando i propri codici, la cravatta assume un valore quasi simbolico. Per le nuove generazioni, è un modo di appropriarsi di un accessorio tradizionalmente formale per reinventarlo con un’attitudine fresca, quasi punk. Un gesto elegante, sì, ma anche leggermente anarchico.

Per un uomo che sa essere impeccabile senza mai essere prevedibile, capace di attraversare epoche, stili e stati d’animo — con al collo un accessorio che può parlare di passato, ma guarda decisamente al futuro. E la cravatta, oggi, parla a chi cerca un equilibrio tra forma e libertà. Un nodo da sciogliere e rifare, ogni volta, a modo proprio.