Tbilisi è la capitale di un paese ricco di storia, arte e tradizioni artigianali che ha conosciuto invasioni persiane e dominazione russa: una città con strati di memoria — dalle chiese medievali all’architettura brutalista sovietica, fino a una scena underground tra le più vivaci d’Europa: tutto convive in una tensione creativa continua tra il peso del passato e l’urgenza del presente. In questo contesto non manca la moda, anche se non esistono scuole ma la formazione passa attraverso un percorso artistico. La Georgia ha prodotto negli ultimi vent’anni una concentrazione di talenti creativi che pochissime capitali al mondo, specie di dimensioni così contenute, possono eguagliare. Non è un caso: è il frutto di una tensione culturale autentica, di un contesto che — proprio per le sue contraddizioni storiche e politiche — genera creatività come meccanismo di sopravvivenza e di identità.

I big della moda georgiana: Demna Gvasalia e David Koma
Il nome più noto è quello di Demna Gvasalia, cresciuto a Tbilisi e formatosi alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa. Co-fondatore di Vetements nel 2014 — il collettivo che ha ridefinito il concetto di streetwear intellettuale — è diventato direttore creativo di Balenciaga nel 2015, trasformando in un decennio una maison storica in uno dei marchi più influenti del pianeta. Dal 2025 è alla guida creativa di Gucci. La sua cifra stilistica — quell’impasto di brutalismo, ironia, eccesso e memoria post-sovietica — è profondamente radicata nell’identità di Tbilisi: quella tensione tra bellezza e durezza che la città incarna meglio di qualunque altra. Altrettanto luminoso il percorso di David Koma, nato David Komakhidze a Tbilisi e formatosi al Central Saint Martins di Londra. Ha costruito un’estetica riconoscibilissima basata su silhouette scultoree e body-conscious di precisione quasi architettonica, ha diretto la linea donna di Thierry Mugler dal 2013, vestendo numerose celebrity internazionali come Beyoncé e Rihanna. Il suo rigore formale è, come hanno scritto i critici, «inconfondibilmente georgiano nel suo nitore».
La Mercedes-Benz Fashion Week Tbilisi
È in questo contesto che è tornata la Mercedes-Benz Fashion Week Tbilisi, guidata da Sofia Tchkonia, che sta crescendo nel suo headquarter: Factory Tbilisi, un grande complesso industriale (ex fabbrica Coca-Cola) diventato nel tempo il cuore pulsante dell’industria creativa georgiana. L’area ospita studi destinati a creativi — artisti, scultori, ceramisti — oltre a diversi spazi per mostre e show, un auditorium completamente attrezzato e un teatro. La Factory è diventata il simbolo fisico dell’identità creativa georgiana: spazi industriali grezzi, soffitti alti, pareti che portano ancora i segni del passato produttivo. Una cornice perfetta per una fashion week che ha fatto dell’autenticità la propria forza competitiva. Il programma 2026 ha intrecciato fashion show, installazioni e tavole rotonde dedicate alla sostenibilità e ai nuovi modelli di produzione. A costruire tutto questo è stata Sofia Tchkonia, fondatrice dell’evento sin dal 2014: in un decennio ha creato qualcosa che non esisteva, una piattaforma internazionale capace di connettere i designer georgiani con i professionisti di tutto il mondo.


Tra le installazioni più interessanti è stata quella di Galib Gassanoff, che ha messo in scena una collaborazione con due generazioni di maestre tessitrici di Borchalo, nel sud della Georgia, intente a lavorare in diretta su un telaio tradizionale. La tessitura di tappeti è una delle massime espressioni del patrimonio culturale caucasico, praticata esclusivamente da donne. Nato in Georgia e formatosi a Milano, Gassanoff ha presentato alcuni modelli che mostrano come l’artigianalità non sia mera decorazione, ma una struttura concettuale con forme contemporanee. On show brand che sono ormai consolidati come Matériel – azienda nata nel lontano 1949 – che vuole essere una vera piattaforma di lancio per designer georgiani, selezionando di volta in volta i giovani talenti locali e offre loro le risorse della propria storica fabbrica per creare collezioni sotto la propria label. A questa edizione la collaborazione Matériel × Gudu, brand già vincitore del Be Next Fashion Design Contest. Pezzi cardine del guardaroba — il trench, la camicia da ufficio, il tailleur — vengono reinterpretati attraverso silhouette esagerate, volumi architettonici e guanti da opera in pelle dai colori accesi. Altra presenza consolidata è Tatuna, il brand fondato da Alieta “Tatuna” Nikolaishvili, maestra indiscussa dei volumi geometrici e del pattern-cutting, mantiene una dimensione intima e controllata: ogni capo viene interamente realizzato a mano nel suo atelier di Tbilisi da un team di circa quindici sarte ultra-specializzate. E sempre nel filone del minimalismo d’avanguardia e della sartorialità decostruita è Aleksandre Akhalkatsishvili, che prende i capisaldi del guardaroba classico maschile e li smonta, sperimentando con materiali come la pelle vegana, forse il tratto più iconico del suo marchio. Tra le voci emergenti sono: Reckless e Syndrom. Nel segmento streetwear, Reckless — diretto dal trio Anka Koiava, Liza Kajrishvili e Masu Mtsariashvili — ha presentato Half Sleeper, esplorazione dello spazio instabile tra sonno e veglia come metafora di una gioventù sospesa tra escapismo e confronto con il reale. A chiudere, Syndrom di Tekla Gurgenidze con la sua femminilità imperfetta, in costante ricostruzione, che abbandona il levigato per abbracciare la trasformazione come estetica permanente.


Be Next: il contest che costruisce carriere
Uno degli appuntamenti più attesi di ogni edizione della MBFW Tbilisi è il Be Next Fashion Design Contest, la competizione internazionale che rappresenta il principale trampolino di lancio per i giovani talenti dell’area caucasica e dell’Europa orientale. I vincitori ricevono borse di studio, mentoring, supporto PR e finanziamento ai progetti. In edizioni passate sono arrivate oltre duecento candidature da Georgia, Ucraina e Kazakistan, con temi che spaziano dalla sostenibilità al recupero delle tradizioni artigianali, dall’innovazione tecnologica all’upcycling. La lista degli ex vincitori racconta da sola l’impatto del contest: Tiko Paksashvili, premiata nel 2013, guida oggi il marchio TIKO PAKSA; Lasha Mdinaradze di Gudu, a pochi anni dalla vittoria, ha già firmato la collaborazione con la storica Matériel. E sono partiti da Be Next anche Lado Bokuchava e Aleksandre Akhalkatsishvili, prima di costruire le carriere internazionali che conosciamo. Per questa edizione di Be Next 2026, il premio principale è stato assegnato alla designer Eva Gogotidze: la sua collezione Impact si è distinta come la proposta più completa, matura e strutturata dell’anno. Il concorso ha inoltre celebrato il talento di altre due giovani promesse attraverso l’assegnazione di prestigiose borse di studio: Tebrole Kemoklidze, che si è aggiudicata il premio speciale dell’Istituto Marangoni, ed Ekaterine Japaridze, vincitrice della scholarship targata IED (Istituto Europeo di Design). Be Next vuole dare visibilità a chi proviene da contesti dove le risorse scarseggiano e le reti internazionali sono difficili da costruire: è la promessa che avere talento a Tbilisi, a Kiev o ad Almaty non debba per forza significare partire per dimostrarlo. La stessa città mostra un contesto culturale genuinamente fertile, dove la pressione politica diventa materia prima creativa, dove la memoria storica non viene archiviata ma indossata, dove la gioventù ha ancora fame di dire qualcosa di necessario. Forse è proprio questa tensione — tra il già raggiunto e il non ancora conquistato — a rendere Tbilisi così unica.


