Presentato alla 82ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica nella sezione Orizzonti, il nuovo film di Laura Samani rivela la capacità da parte della regista di raccontare il mondo adolescenziale. Infatti, Un anno di scuola è ambientato all’interno delle mura scolastiche di un istituto tecnico, teatro in cui si riflettono le incertezze del diventare adulti. Dopo Piccolo corpo, opera che le aveva già conferito un riconoscimento a livello internazionale, la regista continua ad esplorare il fragile confine tra libertà individuale e regole sociali, con uno stile che unisce rigore e sensibilità.

Un anno di scuola di Laura Samani: il sottile confine tra inclusione ed esclusione
La trama del film è ambientata a Trieste, settembre 2007. La protagonista è Fred, diciottenne svedese che arriva in città per frequentare l’ultimo anno di scuola di un Istituto Tecnico. La ragazza si ritrova ben presto in una condizione molto particolare: essere l’unica ragazza in una classe interamente composta da maschi. La sua presenza cattura fin subito l’attenzione, soprattutto di tre amici inseparabili: Antero, il più affascinante e carismatico, Pasini, esuberante e sicuro di sé, e infine Mitis, il più protettivo.
La forte attrazione dei giovani nei confronti di Fred porterà il loro rapporto ad incrinarsi, mentre il bisogno di essere accettata nel gruppo accenderà delle dinamiche di alleanze, gelosie e rinunce. Infatti, entrare a far parte del cerchio maschile significa cedere a poco a poco qualcosa di sé, fino a scoprire che il riconoscimento può arrivare solo a un prezzo. La scuola diventa così il teatro di una prova in cui ogni gesto e ogni parola contribuiscono a definire il sottile confine tra inclusione ed esclusione. Il cast, giovane e compatto – guidato da Stella Wendick insieme a Giacomo Covi, Pietro Giustolisi e Samuel Volturno – restituisce con autenticità le tensioni di un’età di passaggio.

Un film che esplora i codici invisibili del vivere insieme
Laura Samani affida ai corpi e ai gesti la forza del suo racconto. Infatti, mentre ai ragazzi viene concessa la libertà di muoversi e di sbagliare, per Fred la possibilità di appartenere al gruppo è invece legata a una serie di limiti e di concessioni. È un’asimmetria che non riguarda solo la scuola, ma rispecchia un ordine sociale più ampio. Come spiegato dalla regista, da un lato ritroviamo la possibilità di agire, dall’altro l’obbligo di apparire in un certo modo. Fred si trova così a dover scegliere se esprimere se stessa, rischiando di essere esclusa, o adattarsi per essere accettata.
Ed è in questo dilemma che si concentra la parte più forte e politica del film. Infatti, l’inclusione non è mai gratuita, e spesso è proprio il corpo femminile a pagare il prezzo più alto. Samani osserva queste dinamiche senza semplificarle, mostrando come i codici non scritti del gruppo agiscano in modo sotterraneo fino a plasmare comportamenti e desideri. Trieste, città di confine, non è un semplice sfondo, ma diventa un luogo che amplifica la percezione di precarietà e transizione. Il film racconta di come la consapevolezza di sé passi attraverso il giudizio degli altri e le prove quotidiane. Ed è nella precisione con cui la regista restituisce queste esperienze che si rivela la forza del film.

A Venezia 82, Laura Samani firma un’opera che descrive la delicata soglia tra adolescenza e vita adulta. Il film non si limita a raccontare la vicenda di una ragazza in una classe di soli maschi, ma scava nel profondo per mettere in luce i rapporti di potere e le aspettative. Ciò che resta è la consapevolezza che la scuola non è soltanto il luogo dell’apprendimento, ma un laboratorio in cui ciascuno impara il prezzo della propria autenticità. E in questa tensione, la regista trova la materia per un cinema che vuole interrogare, portando alla luce le regole invisibili del vivere insieme.