La Milano Fashion Week dedicata alla stagione Autunno Inverno 2025 2026 si è confermata un palcoscenico di espressioni sartoriali che sfidano il concetto stesso di contemporaneità. Tra suggestioni materiche, reminiscenze storiche e ricerca stilistica, i grandi protagonisti del panorama fashion hanno delineato nuove prospettive, ribadendo la moda come specchio della società e veicolo di identità. Abbiamo già esplorato nel dettaglio le collezioni di Iceberg, Antonio Marras, N21, Roberto Cavalli, Blumarine, Moschino, Fiorucci. Ecco tutti i brand più interessanti della Settimana della moda milanese che hanno portato in passerella le loro interpretazioni della moda che segneranno il prossimo inverno.
Emporio Armani: Il gioco delle proporzioni
Giorgio Armani per l’Autunno Inverno 2025 2026 esplora la dimensione ludica del vestire senza rinunciare alla sua cifra stilistica fatta di rigore e morbidezza. Le carte da gioco diventano leitmotiv grafico, intarsi e stampe che si posano su silhouette nette e scultoree. La ricerca tessile si traduce in lane lavate, jacquard di lana-seta e velluti stampati, declinati in una palette pastosa che gioca tra neutri sabbiosi, blu polverosi e contrasti vivaci di rosso e verde brillante. Il dialogo tra maschile e femminile si manifesta in pantaloni morbidi con tasche profonde, giacche sagomate o fluide, cappotti avvolgenti. Le serate si vestono di dettagli sartoriali con colletti e polsini sostitutivi di gioielli. Accessori come ballerine fibbiate e borse in velluto ribadiscono la poetica del “vestirsi come un gioco”.



Ferrari: l’officina creativa tra tradizione e innovazione
Rocco Iannone riporta il processo creativo al cuore dell’universo Ferrari: l’Officina, intesa come fucina sperimentale tra savoir-faire e ingegno. La collezione Autunno Inverno 2025 2026 celebra il contrasto tra forza e sinuosità, tra materia e movimento. I tessuti subiscono metamorfosi radicali: pellami ingrassati e tinti a mano, cashmere zibellinati, velluti jacquard fil coupé che alternano trasparenze e opacità. Le silhouette si fanno affilate, enfatizzando spalle e punti vita. Gli accessori, dalla Ferrari GT Bag alla Maranello Clutch, sono veri statement pieces, mentre le calzature fluttuanti evocano un’eleganza audace e dinamica.



J. Salinas: il Perù incontra la moda milanese
Jorge Luis Salinas porta alla Fashion Week Autunno Inverno 2025 2026 l’eredità culturale peruviana con El Señor de Sipán, una collezione che trasforma la memoria artigianale in linguaggio contemporaneo. Maglioni lavorati a mano, cappotti in alpaca, abiti all’uncinetto si fanno testimoni di un savoir-faire ancestrale. La palette cromatica è un omaggio ai paesaggi andini: verdi petrolio, turchesi, ocra, rossi e neri rievocano la magnificenza della cultura Mochica. La moda diventa così un ponte tra epoche e geografie, un atto di riscoperta e valorizzazione.



Francesca Liberatore: la moda come strumento di conoscenza
Francesca Liberatore usa la passerella come spazio di riflessione sulla moda come sapere e linguaggio. Nella cornice dell’Istituto Comprensivo Milano Spiga, la stilista ridefinisce l’outfit contemporaneo per l’Autunno Inverno 2025 2026 in chiave etno-chic. La collezione si muove tra volumi loose, cappelli a tesa larga, giacchini profilati e gonne in maglia. Il mix di materiali spazia da velluti e pelli lavorate ad effetto usurato fino a tartan e hoodie in pelo, mentre la palette brumosa oscilla tra ametista, cacao, burgundy e verde oliva. La collaborazione con DHL Express apre la strada alla sostenibilità con una capsule di accessori realizzati da materiali riciclati. La moda si affranca dalle stagioni e diventa eredità dinamica, un atto di resistenza stilistica.



Hui: il filo rosso tra Oriente e Occidente
Nel cuore della Milano Fashion Week, la maison HUI ha presentato una collezione Autunno Inverno 2025 2026 che traccia un ponte tra il passato e il futuro, tra tradizione e innovazione. Il filo rosso, simbolo di connessione universale, si fa portavoce di una visione unica che intreccia la luce, la bellezza e la memoria. La performance Le Guardiane della Luce ha preso forma come un rito collettivo di arte e spiritualità, dove artigiane in abiti tradizionali ricamavano porcellane, mentre il pubblico stesso diveniva parte di un gesto che celebra la resilienza e l’unità. La collezione non è solo un omaggio al mito orientale dell’aurora, ma anche una rilettura dei motivi classici cinesi, come i ricami Qing, rinnovati in un design contemporaneo che gioca con l’organzine semi-trasparente e il tessuto di terra della minoranza Bouyei. Un’ode alla luce che si fa portatrice di speranza e rinnovamento, dalle valli del Guizhou alle passerelle milanesi.



Aniye Records: ribellione ed eleganza in un unico passo
Con un’energia travolgente, Aniye Records ha infuso la sua estetica goth-grunge con una sensualità inaspettata, attraverso una collaborazione con la fotografa Patti Wilson che ha saputo catturare l’essenza ribelle e sofisticata del brand. La collezione Autunno Inverno 2025 2026 si muove tra luci e ombre, tra la potenza di un movimento underground e la raffinatezza dell’alta moda. Gli accenti vibranti di oro e moka sono accompagnati da dettagli audaci, come stivali sensuali e un mix di materiali che avvolgono il corpo in un’armonia di eleganza e disinvoltura. In questo universo dark, la femminilità si fa seduzione e provocazione, sfidando ogni convenzione e abbracciando l’individualità di chi sa che la vera bellezza sta nell’inaspettato. Il gioco tra eleganza sartoriale e attitudine rock è il cuore pulsante di una collezione che invita a osare, a rompere le regole con classe.



Luisa Spagnoli: la sartorialità come manifesto di libertà
Nel segno di un’eleganza senza tempo, la collezione Autunno Inverno 2025 2026 di Luisa Spagnoli celebra il potere dei sogni e della libertà femminile. I capi della collezione incarnano l’equilibrio perfetto tra bon ton e modernità, rivelando la raffinatezza di una donna che non ha bisogno di gridare per farsi notare, ma che parla con la forza di un tacco 5 e un impeccabile gioco di proporzioni. I tessuti diventano protagonisti, dalla morbidezza del tweed alla leggerezza del cashmere, dalla purezza del bianco al calore del cammello, per dar vita a un guardaroba che non è solo funzionale, ma manifesto di una bellezza che non ha bisogno di ispirazioni esterne, perché la donna Luisa Spagnoli è lei stessa un’ispirazione. Il pizzo, uno dei leitmotiv del brand, si trasforma in un simbolo di femminilità che si rinnova, ricamato su abiti da sera e camicie. Una collezione che racconta la libertà di essere se stesse, al di là dei “trend”, con un’estetica che sfida la meccanicità per riscoprire l’autenticità.



Anteprima: arte da indossare
La collezione di Anteprima è un incontro sublimato tra moda e arte, frutto della collaborazione con l’artista giapponese Izumi Kato. Ogni capo è pensato come un’opera d’arte da vivere e interpretare, dove l’estetica minimalista si fonde con le enigmatiche figure di Kato. La collezione gioca con il contrasto tra il moderno e il grezzo, il pulito e il vissuto, in un equilibrio perfetto che invita a un’esperienza sensoriale. I capi oversize e unisex sono la chiave di una proposta che trascende il tempo e le stagioni, e la palette cromatica si arricchisce di tonalità autunnali che evocano mistero e riflessione. Il knitwear diventa una tela tridimensionale, e materiali come il cashmere, il mohair e il nylon contribuiscono a creare un’estetica che invita chi la indossa a personalizzare ogni pezzo come se fosse una parte di sé. Anteprima Autunno Inverno 2025 2026 è, in definitiva, un inno alla personalità e alla bellezza interpretata in modo unico, come le opere d’arte di Kato.



Vivetta: un gioco di materie e visioni
Vivetta Autunno Inverno 2025 2026 è un viaggio che sfida le convenzioni del daywear, trasformandolo in un gioco di proporzioni, illusioni ottiche e sperimentazione. Con uno sguardo rivolto al passato, la collezione rilegge i codici del brand, introducendo audaci sovrapposizioni e volumi sospesi. Il trompe-l’œil diventa il protagonista di un guardaroba che gioca con i dettagli, dove il colletto diviene sciarpa e le cravatte Regimental assumono una dimensione romantica. I tessuti, dalla delicatezza del crêpe de chine alla struttura del fresco lana, raccontano storie di eleganza e di leggerezza, con tonalità che spaziano dal nero al verde acqua, dal grigio al rosso scarlatto. Ma il vero tocco distintivo della collezione è nei dettagli: fiori che diventano pomodori, bacche che si trasformano in perle, creando un collage botanico che sfida la logica e libera l’immaginazione. Gli accessori, come le ballerine e i mocassini, completano un look che non ha bisogno di altezze per essere femminile, ma che celebra la leggerezza e la fantasia di una donna che gioca con il proprio stile.



Genny: onore al merito delle donne
Il viaggio nell’archivio Genny, che custodisce prototipi e modelli dal 1962 a oggi, rivela la creatività di Sara Cavazza Facchini, che per l’Autunno Inverno 2025 2026 inventa un nuovo vocabolario dei segni al femminile. La nappa, simbolo di risveglio spirituale nell’induismo e di dignità nell’araldica, diventa un’iconica onorificenza, presente in camicie, pullover e scarpe, ma anche trasformata in straordinarie decorazioni. La G di Genny, oltre a diventare fibbia e bottone, si unisce alla catena dorata in una nuova cintura-gioiello, mentre un ampio cappotto, tagliato come un pastrano, si trasforma in un abito da sera bianco e nero, in un gioco tra luce e ombra che richiama la filosofia taoista. I colori spaziano dal blu di mezzanotte al cammello, con tocchi di rosa su motivi maschili come spina di pesce e tartan. Una collezione che mescola con eleganza il gusto british dei capi sartoriali e la couture dei pezzi da sera, culminando in un corsetto a gabbia che celebra la forza della femminilità moderna. Un vero onore al merito della donna.



Daniela Gregis e il fluire della forma
La sfilata di Daniela Gregis si sviluppa come un fluire di elementi che si intrecciano senza costrizioni, seguendo un ritmo spontaneo e quasi istintivo. Le superfici tessili sembrano conservare tracce di gesti passati, segni di un processo che non ha un inizio né una fine definiti, ma si nutre di stratificazioni e sovrapposizioni. Il colore si muove tra le fibre come un’eco di paesaggi lontani: il blu si frantuma in mille variazioni – denso come l’inchiostro, impalpabile come il vento, profondo come il mare. Le forme non cercano una rigidità geometrica, piuttosto assecondano il corpo in una struttura aperta, modulabile, che suggerisce più che imporre. Nulla appare definitivo, tutto resta in bilico tra intenzione e caso, in un equilibrio dove il dettaglio imperfetto non è un errore, ma parte del linguaggio.


