LAUD END PRAUD 2025, tra attivismo estetico e coscienza queer

Un evento che ha trasformato la creatività in gesto politico, tra passerelle, talk e performance, dando voce a storie autentiche troppo spesso ignorate

In una Milano animata dal Pride e dalle prime vibrazioni della Fashion Week, il 20 giugno si è svolta l’edizione 2025 di LAUD END PRAUD, il progetto ideato da Andrea Semeghini che da anni intreccia militanza e sperimentazione attraverso moda, parola e performance. Entrato ufficialmente nel calendario della collezione Uomo Primavera Estate 2026 – con il riconoscimento della Camera Nazionale della Moda Italiana – l’evento si è confermato uno spazio creativo necessario per dare una voce alla comunità queer.

Quest’anno il tema cardine è stato Queer Nature, una narrazione che ha intrecciato natura, affettività e trasformazione per smontare il luogo comune secondo il quale l’identità queer sarebbe “contro natura”. A partire da questa visione si è quindi deciso di sviluppare un’intera giornata di incontri e riflessioni, dove la moda ha assunto un ruolo nuovo: quello di linguaggio universale capace di raccontare la metamorfosi non solo come cifra estetica, ma anche come esperienza viva e politica.

Identità queer tra natura, storia e resistenza

Nel cuore di Milano, LAUD END PRAUD ha scelto di inaugurare l’edizione 2025 con un dialogo aperto, capace di intrecciare visioni, lotte e prospettive. Andrea Semeghini – fondatore di VANADIO23 e ideatore del progetto – ha raccontato la nascita dell’evento come un gesto necessario per la comunità queer. Al suo fianco, Lorenzo Seghezzi, designer e artista, e Antonia Monopoli, attivista e voce storica della comunità trans milanese. La narrazione del progetto si è intrecciata a quella delle battaglie quotidiane, ribadendo quanto, ancora oggi, prendersi spazio sia un gesto profondamente politico.

A seguire è stato affrontato il tema del linguaggio. L’incontro, curato da Elianna Gatti, Stefano Rossini e Giorgio Bozzo, ha infatti indagato la genealogia degli insulti rivolti alla comunità LGBTQIA+, mostrando come la violenza spesso passi dalla lingua prima ancora che dai gesti. Le parole sono state ripensate, e con esse, le logiche di potere che veicolano. A chiudere il ciclo di incontri è stato il talk dedicato alla natura, non intesa come rifugio estetico, ma come spazio simbolico e politico. Michele Pozzi e Francesco Ferreri hanno guidato il pubblico in un racconto che ha intrecciato scienza e immaginario, rivelando come il mondo animale e vegetale sia da sempre attraversato da forme di vita non binarie.

Vivere il cambiamento attraverso la moda: il racconto del Fashion Show

La sfilata Queer Nature ha trasformato il cortile del DOPO?Space in un ecosistema vivo e mutevole. Ogni designer si è infatti ispirato a un elemento del mondo naturale, sia animale che vegetale, per restituire un immaginario fluido attraverso tessuti, forme e silhouette. In passerella, la metamorfosi è diventata quindi espressione identitaria. A curare lo styling della sfilata è stato Simone Furlan, che ha saputo costruire una narrazione coerente preservando l’identità di ciascun progetto. Infatti, come ha sottolineato: “Il tema della metamorfosi ha generato ancora più diversità, ma anche una forza comune. Cercare continuità da un look all’altro è stata la sfida più grande».

Be Nina ha scelto il cactus come tema centrale della propria collezione, richiamandone la forza e la resistenza.. Attraverso una riflessione sull’omosessualità e sull’identità queer, la giovane stilista ha infatti rielaborato i codici dell’infanzia — da sempre al centro della sua ricerca — combinandoli con tessuti recuperati e lavorazioni artigianali. Giorgia Andreazza si è invece ispirata al coleottero, trasformandone la corazza in metafora visiva di protezione e mutazione. «Ho realizzato un cappotto in pelle con la spina dorsale evidenziata e un bomber con un effetto cangiante tipico dei coleotterini» – ha spiegato – Sono dettagli che richiamano direttamente le forme della corazza».

Domenico Orefice ha portato in passerella una rivisitazione del pesce pagliaccio. Le sue silhouette, asciutte e strutturate, sono state pensate e costruite per mettere in tensione corpo e abito. «Ho rielaborato il concetto del pesce pagliaccio con una linea più skinny e sfidando chi indossa i miei capi mentre cammina», ha dichiarato. Florania ha invece dedicato la propria collezione alle farfalle, lavorando su materiali naturali e tinture artigianali come barbabietola, indaco e curcuma. I suoi capi, dipinti a mano, sono stati capaci di esprimere una femminilità aperta, mutevole e non binaria.

Il giovane designer Lorenzo Seghezzi si è lasciato ispirare dall’orchidea, simbolo di leggerezza. Le sue creazioni hanno giocato con il bianco, un colore insolito per lo stilista. «Ho cercato di uscire dalla mia comfort zone con una palette che non avevo mai usato – ha affermato – Mi sono lasciato andare al bianco perché questi capi non devono restare in archivio, ma essere venduti subito».

Simon Cracker ha lavorato invece sul tema del pinguino, animale monogamo e queer per definizione. I capi sono stati ideati e confezionati per essere indossati in coppia, come dichiarazione affettiva e politica. «Abbiamo realizzato tre capi pensati per due persone vicine […] I pinguini sono fedeli, stanno insieme tutta la vita… è stata una scelta di cuore». Tra le collezioni in passerella, anche la capsule firmata dagli alumnə IED Lorenzo Caola, Letizia Lucchini e Francesco Gregorace. I tre giovani designer hanno scelto il pomodoro – pianta ermafrodita, resistente e adattiva – per dare forma a un racconto visivo fluido e creativo.

La moda come scelta responsabile e politica

LAUD END PRAUD si è confermato un evento non solo estetico, ma anche profondamente politico. La partecipazione di designer, stylist e performer ha infatti testimoniato il forte impegno a sostegno della comunità, che per l’occasione ha saputo raccontarsi senza filtri. «Essere parte di questo evento è importante perché la comunità LGBTQIA+ ha ancora tantissime questioni da affrontare – ha dichiarato Simon Cracker – La moda è politica, perché il corpo è politico. E anche la sessualità lo è».

Anche Simone Furlan ha parlato di scelta necessaria: «In un momento storico come questo – ha osservato – dove tutto ciò che è diverso viene visto come un problema, questa è la realtà che dovrebbe essere». Un’urgenza condivisa anche da Lorenzo Seghezzi: «Il progetto sostiene lo Sportello Trans ALA Milano, un presidio fondamentale per la cultura queer a Milano. Per me, che faccio parte della community in prima persona, esserci è un modo per supportarla davvero».

LAUD END PRAUD 2025
LAUD END PRAUD 2025